A Roma c’è la mostra su Diego Rivera per scoprire l’evoluzione dell’arte moderna messicana
Fino al 13 dicembre 2026 si visita presso Villa Caffarelli, ai Musei Capitolini, la prima mostra italiana dedicata interamente all’artista messicano più celebre del Novecento. Un’occasione per raccontare come l’arte abbia costruito l’identità culturale del Messico indipendente
Andrà avanti per tutto l’autunno, protraendosi fino al 13 dicembre 2026, la mostra su Diego Rivera (Guanajuato, 1886 – Città del Messico, 1957) in corso a Villa Caffarelli, spazio espositivo ricavato nell’edificio cinquecentesco continuo all’esedra del Marco Aurelio, sul Campidoglio, parte del circuito dei Musei Capitolini.
La mostra su Diego Rivera ai Musei Capitolini di Roma
Un buono spunto per chi visita Roma durante il mese di agosto, in cerca di un po’ di refrigerio e di una proposta insolita che conduce al Messico del Novecento e al processo di costruzione dell’arte moderna nel Paese propiziato dal pittore e muralista messicano più famoso al mondo. La mostra Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo è prodotta in collaborazione con MetaMorfosi Eventi e con il Museo Kaluz di Città del Messico, con il supporto di Zètema Progetto Cultura e con il patrocinio dell’INBAL, Instituto Nacional de Bellas Artes y Literatura del Messico e dell’Ambasciata del Messico in Italia. E curata da Miguel Fernández Félix, direttore del Museo Kaluz, e Alberto González Torres, direttore del Museo Robert Brady.
L’evoluzione dell’arte moderna messicana nel Novecento
Si tratta di un’ampia retrospettiva dedicata all’artista messicano – la più grande mostra dedicata all’arte messicana realizzata in Europa negli ultimi decenni e la prima esposizione italiana interamente dedicata a Diego Rivera – che però comprende anche opere di Frida Kahlo, José María Velasco, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, María Izquierdo. E di tanti altri maestri messicani come Tamayo, Lozano, Montenegro, Ruiz, Dr Atl, Saturnino Herrán, per restituire un panorama completo dell’evoluzione della cultura artistica messicana nel secolo scorso. Ad arricchire il percorso – in quattro sezioni: Accademia e tradizione; Il contributo di Diego Rivera e del Messico alle avanguardie europee; Il Rinascimento culturale messicano; Oltre il realismo sociale – anche video e fotografie, tra cui gli scatti di Diego Rivera immortalato da Tina Modotti.
Cultura popolare, lotte civili, avanguardie e muralismo
Il percorso espositivo conta oltre 140 opere, di cui una trentina di Rivera, ed evidenzia la fusione di diversi stimoli e suggestioni che hanno caratterizzato gli esiti moderni dell’arte messicana, dalla tradizione precolombiana alla cultura popolare, dall’influenza delle avanguardie internazionali e impegno sociale. Nell’arte di Rivera tutto questo ha restituito esiti celebrati in ambito internazionale: l’artista – formatosi presso l’Academia de San Carlos di Città del Messico, come racconta la prima parte della mostra – si è nutrito delle tradizioni popolari, dialogando al contempo con le avanguardia europee, particolarmente affascinato dal Cubismo. E dell’impegno civile ha fatto una bandiera, soprattutto attraverso i grandi murales che raccontano la storia messicana. La narrazione delle mostra prende le mosse, non a caso, dall’Indipendenza messicana ottenuta nel 1821, seguendo l’utilizzo dell’arte – non solo pittura, ma anche architettura, arti decorative, fotografia – come strumento fondamentale per la costruzione di un’identità visiva collettiva. Dopo la Rivoluzione messicana combattuta tra il 1910 e il 1920, guidata da figure come Francisco Madero, Emiliano Zapata e Pancho Villa per rovesciare la dittatura di Porfirio Díaz, la ricerca artistica locale subì un’ulteriore evoluzione, sempre più vicina al recupero delle radici precolombiane del Messico. E proprio nel 1921 ebbe inizio la fase del Muralismo (fase che la mostra identifica come Rinascimento culturale messicano), nato come progetto culturale promosso da José Vasconcelos per portare l’arte negli spazi pubblici e renderla accessibile a tutti; parlando un linguaggio comprensibile, quindi illustrando le lotte sociali, il lavoro degli operai e quello nei campi, le trasformazioni politiche del Paese. Principali fautori furono, insieme a Rivera, José Clemente Orozco e David Alfaro Siqueiros. All’ultima sezione della mostra romana è affidata il compito di mostrare tutto ciò (molto) che c’è stato dopo il muralismo. Il catalogo è edito da Gangemi.
Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo // fino al 13 dicembre 2026
Villa Caffarelli – Musei Capitolini, Roma
Biglietto 15 euro
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