È a cura di Fabiana Giacomotti la mostra Moda in luce 1955-75. Roma fra glamour e innovazione industriale (catalogo Silvana Editoriale) aperta al pubblico dal 26 giugno al 15 novembre, a Roma, presso la Centrale Montemartini.
Si tratta del “secondo capitolo” di un percorso espositivo concepito su più città da Giacomotti con l’Archivio Luce Cinecittà ed il Ministero della Cultura. La prima mostra era stata ospitata da Firenze con il titolo Moda in Luce 1925-1955. Alle origini del Made in Italy, presso il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti (dal 18 giugno al 2 novembre 2025).

La mostra a Firenze
Non è un caso che questo “viaggio” nella moda attraverso la sartoria e le città sia partito da Firenze, polo a cui si deve convenzionalmente la consacrazione della moda italiana, per merito di un privato, Giovanni Battista Giorgini, che nel 1951 ha ideato e realizzato la prima sfilata di moda esclusivamente italiana, all’attenzione di giornalisti e buyers americani (presente anche una giovanissima Oriana Fallaci). Del 1952 la prima sfilata, organizzata ancora da Giorgini, ma questa volta a Palazzo Pitti, nella Sala Bianca, la prima di una lunghissima serie.
La seconda tappa della mostra, Moda in luce 1955-75. Roma fra glamour e innovazione industriale cala il visitatore nel Secondo dopoguerra quando Roma, ed in particolare via Veneto, diventa meta di nuovi turisti, attori internazionali, politici, che si incontrano – e si mettono in mostra- tra alberghi, caffè e locali notturni.
La mostra “Moda in luce 1955-1975” a Roma
Anche l’eccellenza della sartoria italiana era confluita a Roma, dal Nord e dal Centro Italia (Fernanda Gattinoni era lombarda, Renato Balestra triestino, Clara Centinaro e Le Sorelle Fontana erano originarie di Parma, Tommaso Caraceni e Nazareno Fonticoli, fondatore di Brioni con Gaetano Savini, hanno origini abruzzesi) e Sud Italia (Emilio Schubert era napoletano, Angelo Litrico era siciliano) e qui si era mescolata a quella locale come Capucci, Carosa, Cucci, Datti e Franzoni, andando a ridefinire i codici stilistici italiani.
Attratte dalla clientela legata allo star system del cinema americano che aveva trovato a Roma un’industria cinematografica più a buon mercato rispetto a quella di Hollywood, ma di alta qualità, le maestranze erano diventate delle vere e proprie istituzioni ed avevano contribuito alla creazione di quell’immaginario italiano il cui cuore pulsante batteva tra le strade di Via Veneto. Lì si trovavano anche le maggiori sartorie romane.
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Lo star system nella Capitale
La sartoria femminile, ma anche quella maschile, stavano affermando la voce nazionale a livello internazionale rispettivamente sulla sartoria francese e inglese che fino ad allora avevano dettato il linguaggio. L’Italia aveva finalmente ottenuto la sua indipendenza, e l’attenzione del nuovo mercato americano, ma anche l’attenzione – e la preoccupazione – delle stesse Francia e Inghilterra.
L’Italia aveva finalmente un proprio linguaggio, propri tessuti, proprie sfilate e riviste, una propria industria di confezione pronta a dialogare con la sartoria e a portare la moda accessibile a tutti attraverso le strategie pubblicitarie sulla stampa e poi in tv, col Carosello.
A Roma, dal 1953 era nato il SIAM (Sindacato italiano alta moda) dichiarando l’indipendenza dei (sarti) “romani” da Firenze, e nonostante con la nascita della Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI) le due città abbiano messo fine alla diatriba, Firenze ancora si identifica con la moda boutique, mentre Roma con l’Alta moda.
La mostra alla Centrale Montemartini
Co-protagonista di questa mostra alla Centrale Montemartini insieme alla sartoria, è proprio l’industria italiana, che viene introdotta come presenza fondamentale già nel titolo. Si trova in mostra un particolare focus sulla storia della Snia-Viscosa, azienda romana icona dei tessuti sintetici, una tra le principali voci che hanno scritto la storia dell’industrializzazione italiana in campo tessile.
Tra i nomi che spiccano c’è senza dubbio quello del sarto Angelo Litrico, passato alla storia come il sarto di Kruscev, di cui in mostra sono esposti un abito del 1958 senza spalline e senza revers (presentata al tempo con l’audace versione del pantalone corto al ginocchio) di cui si può apprezzare l’assoluta lungimiranza, un video da cui si evincono altre sperimentazioni stilistiche modernissime, due taccuini privati con disegni di Valentino e Renato Balestra ed una fotografia ritratto nel suo atelier di via Sicilia 51 (una traversa di via Veneto) mentre lavora su alcuni manichini agli abiti per Kruscev, Eisenhower, De Gaulle e Macmillian.
La storia del sarto Angelo Litrico
Litrico non è stato solo innovatore di stile, ma anche anticipatore di quel fenomeno che è stato definito “stilismo” per indicare il ruolo del creativo nella collaborazione progettuale con l’industria di confezione, a partire dalla fine degli Anni ‘60. Nel 1960 (prestissimo!) Litrico ha infatti firmato con l’azienda Lebole sancendo la nascita della “Doppia L” e della moda d’autore confezionata. Pur continuando a partecipare alle principali sfilate di Alta Moda a Firenze, Roma e Sanremo, Litrico creava per l’azienda aretina Lebole linee più accessibili nel prezzo perché prodotte in serie, ma innovative, come i progetti Termosoprabito (1961) e “Frigor” (1962).
La mostra a Milano
La mostra di Roma è sicuramente più contenuta rispetto a quella di Firenze, ma mette in mostra un periodo importantissimo per il nostro Paese, che ha bisogno di essere approfondito, soprattutto sul tema del rapporto tra sartoria e industria. I nomi non mancano e i prestiti sono molteplici, anche se il nucleo più consistente proviene dalla celebre collezione del costumista Massimo Cantini Parrini. L’allestimento, che è a cura dell’architetto Dario Dalla Lana, mette in dialogo video e fotografie d’archivio, riviste dell’epoca, capi e documenti aziendali.
La prossima puntata? Ovviamente a Milano, cui sarà dedicato il periodo storico successivo al ’75, città dove esplose il Prêt-à-Porter. Se Firenze è moda boutique, Roma è Alta Moda, Milano è sicuramente la capitale della nascita dello stilismo e la città dove si compie il sodalizio tra creatività ed imprenditorialità. In attesa dell’apertura, magari, un giorno, del mai nato “Museo della Moda” tanto discusso, ci auguriamo che questo ciclo espositivo sia seminale per la nascita di un percorso permanente ed approfondito che racconti una volta per tutte la grandezza e l’importanza della sartoria e della moda italiana nel Mondo.
Federica Forti
Roma // fino al 15 novembre 2026
Moda in luce 1955-75. Roma fra glamour e innovazione industriale
CENTRALE MONTEMARTINI – Via Ostiense, 106
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