L’abito-aragosta: quando Schiaparelli e Dalí inventarono la moda surrealista

La storia della collaborazione che ha trasformato un capo di abbigliamento in un'opera d'arte, rendendo la moda una vera e propria forma espressiva che va avanti ancora oggi: il connubio arte-moda

La relazione tra moda e arte attraversa tutto il Novecento in una lunga serie di sconfinamenti: dalle geometrie di Piet Mondrian tradotte in tessuto da Yves Saint Laurent alle collaborazioni con pittori, fotografi e performer. Ma se oggi le collaborazioni tra le due forme espressive sembrano quasi scontate e pratica ormai diffusa bisogna sapere che viene tutto dalla stilista Elsa Schiaparelli (Roma 1890 – Parigi 1973) e il celebre Salvador Dalí (Figueres, 1904 – 1989).

Chi era Elsa Schiaparelli

Negli Anni Trenta, mentre gran parte della moda femminile oscillava ancora tra decorativismo e funzionalità, Schiaparelli andava rivoluzionando il settore. Romana, aristocratica solo per nascita e radicalmente autodidatta nel mestiere della moda, arrivò a Parigi senza seguire i percorsi tradizionali della couture e trasformò la sua mancanza di formazione in libertà creativa, per sorprendere, disturbare e, infine, raccontare. Fu in questo clima che incontrò il surrealismo grazie al dialogo con Salvador Dalí, uno scambio continuo tra immagine e oggetto, sogno e sartoria. Il loro primo grande terreno di sperimentazione nacque attorno all’idea di trasferire nell’alta moda oggetti, visioni e associazioni mentali che normalmente appartenevano al linguaggio pittorico. Ne sono testimonianza alcune creazioni che sembrano provenire più da una scena onirica, tra dettagli anatomici, illusioni ottiche e riferimenti all’inconscio.

La storia dell’abito aragosta che Dalí realizzò per la stilista Schiaparelli

Ma è nel 1937 che questa alleanza raggiunge il suo punto più alto con il celebre abito aragosta, diventato una delle immagini fondative della moda contemporanea. Realizzato per la collezione di Schiaparelli e destinato a Wallis Simpson, il capo presentava una grande aragosta rossa dipinta sul tessuto bianco dell’abito da sera. L’animale, simbolo ambivalente di desiderio, vulnerabilità e carica erotica, compariva sulla gonna con una presenza quasi teatrale, poiché Dalí aveva lavorato sull’immagine con la stessa libertà con cui avrebbe affrontato una tela. Il risultato era volutamente ambiguo: elegante e insieme perturbante, raffinato e ironico. Infatti, la provocazione non stava nel soggetto, ma nella capacità di insinuare che la moda potesse essere qualcosa di più instabile, meno prevedibile e profondamente visiva. E la stessa libertà espressiva anima altri oggetti entrati nella storia della moda come il cappello-scarpa, l’abito scheletro e il celebre profumo Shocking con il flacone ispirato alle forme di Mae West.

La mostra a Parigi dedicata alla moda di Elsa Schiaparelli

Nel 2022 il Musée des Arts Décoratifs di Parigi ha dedicato alla stilista una grande retrospettiva dal titolo Shocking! The Surreal World of Elsa Schiaparelli. La mostra ha ricostruito il suo universo attraverso abiti originali, disegni, materiali d’archivio e un dialogo con gli artisti che ne avevano alimentato la visione. Tra le sale emergeva bene l’idea che Schiaparelli non è stata una stilista che guardava all’arte dall’esterno, ma una figura che ha abitato entrambi i territori fino a renderli indistinguibili.

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Redazione

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