Ad Altamura il museo etnografico diventa comunità: partecipazione, arte e welfare culturale

L’iniziativa, conclusasi a marzo 2026 con una serie di restituzioni pubbliche e performance artistiche, ha trasformato il MEAM – Museo Etnografico dell’Alta Murgia in un cantiere di idee aperto alla cittadinanza

Che cosa accade quando un museo diventa il luogo in cui una comunità immagina il proprio futuro? È la domanda che ha attraversato e mosso i sei mesi di Future MEAMories, il percorso partecipativo promosso dal Comune di Altamura con il sostegno della Regione Puglia nell’ambito del programma Puglia Partecipa, e sviluppato insieme a Esperimenti Architettonici APS ETS e all’Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bari. L’iniziativa, conclusasi nelle giornate del 20 e 21 marzo 2026 con una serie di restituzioni pubbliche e performance artistiche, ha trasformato il MEAM – Museo Etnografico dell’Alta Murgia in un cantiere di idee aperto alla cittadinanza. Un processo che ha coinvolto abitanti, professionisti, operatori culturali, associazioni e giovani generazioni nella definizione di una nuova visione per l’istituzione museale, chiamata oggi a confrontarsi con le sfide dell’accessibilità, della sostenibilità e della partecipazione.

Il progetto “Future MEAMories” al Museo Etnografico di Altamura

Ospitato in un ex convento seicentesco successivamente adibito a carcere, il MEAM custodisce una vasta collezione etnografica che racconta il lavoro, i mestieri e la cultura materiale dell’Alta Murgia. Eppure proprio questa ricchezza, emersa durante il percorso di ascolto e analisi, è stata individuata come uno dei nodi da affrontare. Dai tavoli di confronto è infatti emersa una percezione condivisa: quella di un museo il cui patrimonio, pur straordinario, fatica oggi a comunicare una narrazione chiara e riconoscibile: da qui la necessità di ripensarne ruolo, linguaggi e modalità di relazione con il pubblico. In che modo, dunque, un museo etnografico può dialogare con le trasformazioni sociali contemporanee? Come può diventare uno spazio capace di produrre cultura anziché limitarsi a custodirla?

Ad Altamura il museo etnografico diventa comunità con il progetto “Future MEAMories”

Per rispondere a queste domande il percorso ha adottato gli strumenti del Design Thinking, metodologia che mette al centro l’ascolto e la costruzione condivisa delle soluzioni. Attraverso workshop, focus group, seminari e momenti pubblici di confronto, i partecipanti hanno lavorato alla definizione di scenari concreti per il futuro del MEAM. Tra le proposte emerse vi sono nuove modalità di valorizzazione delle collezioni pensate, per esempio, per comprendere il lavoro e le professioni contemporanee. Grande attenzione è stata inoltre riservata all’innovazione digitale e all’accessibilità dei servizi, con l’obiettivo di rendere il museo più inclusivo e in sintonia con le pratiche culturali delle nuove generazioni. Parallelamente, si è consolidata una visione del MEAM come luogo di relazione, benessere e cura, in cui la cultura possa assumere una funzione sociale, contribuendo alla costruzione di nuove forme di welfare territoriale.

Il progetto “Future MEAMories” al Museo Etnografico di Altamura
Il progetto “Future MEAMories” al Museo Etnografico di Altamura

L’open call per artisti nell’ambito del “Future MEAMories”

Ma uno degli aspetti più significativi di Future MEAMories è stata la cosiddetta “Chiamata alle Arti”, una open call che ha coinvolto artisti e creativi del territorio murgiano, invitandoli a dialogare con il museo e con le comunità che lo abitano. Da questo percorso sono nati due interventi site-specific che hanno trasformato il MEAM in un ambiente immersivo, attraversato da suoni, corpi e narrazioni. Con Sismografo emotivo, Stefania Piccolo ha sviluppato un progetto di teatro sociale insieme ai pazienti della Cooperativa Auxilium di Altamura, mentre Voci di Pietra, ideato da Michele Ciccimarra e Paolo Clemente raccoglie registrazioni ambientali, testimonianze e suoni provenienti dal museo e dal paesaggio della Murgia, successivamente rielaborati in una composizione immersiva diffusa negli spazi espositivi.

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Redazione

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