A Lecce la pittura è meccanica con la mostra di uno dei protagonisti della Mec-Art
Fino al 13 settembre 2026, la Fondazione Biscozzi-Rimbaud dedica un’esposizione a Gianni Bertini. Pioniere della Pop Art e del New Dada in Italia, la mostra ripercorre le fasi della sua ricerca, approdata alla “meccanizzazione della pittura”
La ribellione all’omologazione che domina il sistema capitalista, il distacco dal sapere accademico, lo sradicamento dalle certezze acquisite nella società dei consumi, l’incessante sperimentazione artistica, la ricerca del confronto con l’alterità attraverso lo scontro. Sono queste alcune caratteristiche dell’articolata ricerca di Gianni Bertini (Pisa, 1922 – Caen, 2010), tra i protagonisti del panorama culturale europeo del Dopoguerra, al quale la Fondazione Biscozzi-Rimbaud dedica la retrospettiva Gianni Bertini. Storia di un uomo senza storia.
La mostra su Gianni Bertini alla Fondazione Biscozzi-Rimbaud di Lecce
La mostra, a cura di Thierry Bertini, figlio dell’artista, e di Roberto Lacarbonara si snoda attraverso la complessità della poiesis di Gianni Bertini, caratterizzata da un notevole vigore espressivo che – attraverso i linguaggi della pittura, della grafica e della poesia visuale – richiama l’esuberanza comunicativa delle Avanguardie storiche, dal Futurismo al Dadaismo. Pioniere del New Dada e della Pop Art, Bertini interpreta le contraddizioni del sistema capitalista attraversando l’Informale ed approdando alla Mec-Art (Mechanical Art), il movimento sostenuto dal critico Pierre Restany.

Ripercorrere la carriera di Bertini con la mostra di Lecce
Il percorso espositivo è caratterizzato da oltre 40 dipinti, accompagnati da una selezione di libri d’artista e dal romanzo inedito del 1953 dal quale è tratto il titolo dell’esposizione. Le opere sono tutte risalenti al periodo che intercorre tra il 1946 e gli Anni Settanta e che ha come fulcro tre nuclei tematici fondamentali della ricerca di Bertini. Il primo corrisponde al ciclo dei Gridi, dipinti degli Anni Quaranta realizzati con cifre e lettere stampigliate, caratteri alfanumerici e forme geometriche. Segue la lunga fase Informale degli Anni Cinquanta, avviata anche grazie all’influenza di Gillo Dorfles e degli artisti del M.A.C., il Movimento d’Arte Concreta, fino ad arrivare, con il trasferimento a Parigi nel 1951 e la frequentazione di Pierre Restany, alla “svolta meccanica”, che Bertini rappresenta con simboli artificiali “elettrici e macchinici” della tecnologia contemporanea.
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Gianni Bertini e la Mec-Art
Non mancano riferimenti alla sfera mitologica né l’ironia dei processi di “bertinizzazione”, ovvero di “appropriazione” del reale avviati dall’artista. Bertini, infine, arriva alla “meccanizzazione del gesto pittorico” e, nel 1965, aderisce al manifesto della Mec-Art di Restany. L’artista utilizzerà, dunque, le nuove tecniche di riproduzione meccanica e seriale, adottando l’immagine fotografica come base dell’opera pittorica per rielaborare segni e simboli dell’immaginario mediatico collettivo.
Cecilia Pavone
Lecce // fino al 13 settembre 2026
Gianni Bertini. Storia di un uomo senza storia
FONDAZIONE BISCOZZI-RIMBAUD – Piazzetta Baglivi, 4
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