Una mostra a Roma restituisce il lato più umano del leggendario stilista Karl Lagerfeld 

Fino al 30 luglio 2026 da Spazio Opis a Roma emerge un ritratto inedito dello stilista attraverso la lunga corrispondenza con Armelle de Bascher, madre del suo amato Jacques

Entrare in C’était bien significa attraversare l’intimità di una figura pubblica nella sua dimensione più umana e vulnerabile: quella della sofferenza e della perdita. È la forza della vita che continua nonostante il dolore. Non il Karl Lagerfeld (Amburgo, 1933 – Parigi, 2019) delle sfilate, delle campagne e delle fotografie, ma una figura privata che prova a sopravvivere all’assenza attraverso la scrittura e il continuo scambio con chi come lui, lo aveva amato sopra ogni cosa.

Una mostra a Roma restituisce il lato più umano del leggendario stilista Karl Lagerfeld 
Le lettere personali dello stilista Karl Lagerfeld a Roma, Courtesy Emilie Grangié e Spazio Opis. Photo Emilie Grangié

Le lettere di Karl Lagerfeld

La mostra ospitata da Spazio Opis a Roma, curata da Clara Tosi Pamphili, racconta infatti la lunga corrispondenza tra Karl Lagerfeld e Armelle de Bascher, madre del compagno Jacques de Bascher, scomparso nel 1989 per colpa dell’AIDS. Oltre seicento lettere e fax inviati nell’arco di più di venticinque anni, insieme a libri, inviti, appunti, fotografie e disegni, restituiscono un ritratto inedito dello stilista: non il personaggio, ma l’uomo.

Oltre al contenuto emotivo della corrispondenza, colpisce la straordinaria dimensione visiva dei materiali esposti: la calligrafia elegante di Lagerfeld, gli schizzi e i piccoli disegni che accompagnano molte lettere, le fotografie private dei due innamorati, gli appunti e le immagini quotidiane restituiscono tutta la raffinatezza estetica con cui lo stilista costruiva il proprio universo personale anche nel dolore.

Il lato umano di Karl Lagerfeld

La chiave più interessante del progetto non è però l’aspetto biografico o archivistico, quanto il modo in cui la mostra trasforma la scrittura in spazio emotivo. “Un numero infinito di lettere posate come pietre per costruire un rifugio”, scrive Tosi Pamphili. Ed è forse proprio questa l’immagine che meglio sintetizza l’intero percorso espositivo: le lettere come architettura sentimentale, come tentativo ostinato di mantenere viva una presenza.

Il dolore qui non viene spettacolarizzato. Al contrario, si deposita lentamente nella ripetizione quotidiana del gesto: scrivere, inviare, continuare a coltivare un rapporto intimo con chi come lui soffriva dello stesso grande dolore. Colpisce anche la forma del rapporto tra Lagerfeld e Armelle de Bascher, che nonostante l’intimità e la durata della corrispondenza continua a essere attraversato da una distanza quasi rituale. Lagerfeld le darà sempre del “lei”, mantenendo una forma di eleganza e pudore che sembra appartenere a un’altra epoca.

Lagerfeld Jacques de Bascher e Armelle de Bascher a Le Mèe, primi anni 80, Courtesy Emilie Grangié e Spazio Opis. Photo Emilie Grangié
Jacques de Bascher e Armelle de Bascher a Le Mèe, primi anni 80, Courtesy Emilie Grangié e Spazio Opis. Photo Emilie Grangié

La mostra da Spazio Opis a Roma

L’allestimento insiste su questo doppio binario tra intimità e costruzione estetica. Nella sala principale una grande lettera diventa installazione immersiva, superficie su cui scorrono immagini di fax, fotografie e documenti in un loop che dissolve lentamente i confini tra memoria e presente. Altrove, teche e materiali accumulati evocano quasi il tavolo mentale di lavoro dello stilista: frammenti, annotazioni, immagini e tracce di vita che ricordano più un moodboard emotivo che un archivio tradizionale.

“C’était bien” sembra parlare della necessità di costruire rifugi. Attraverso la carta, la scrittura e l’accumulo, Lagerfeld trasforma il lutto in una forma di permanenza, cercando — come suggerisce Clara Tosi Pamphili — “una cura per un dolore che svanisce ma non scompare mai” e che forse lui stesso non vuole abbandonare mai per rimanere così per sempre legato al suo amore.

Jacques de Bascher e Karl Lagerfeld, Courtesy Emilie Grangié e Spazio Opis. Photo Emilie Grangié
Jacques de Bascher e Karl Lagerfeld, Courtesy Emilie Grangié e Spazio Opis. Photo Emilie Grangié

Il testamento di Karl Lagerfeld

“C’était bien” non è una mostra solo per gli amanti della moda o per chi desidera scoprire il lato più intimo di uno dei suoi protagonisti assoluti. È una mostra per chi conosce l’amore, la sofferenza dell’assenza e il timore di perdere ciò che di più caro esiste nella vita.
In una delle lettere esposte, Karl Lagerfeld — uomo da sempre associato agli oggetti, alle case, alla bellezza e al lusso — scrive: “Lascio il 51 dopo ventotto anni allo stesso indirizzo… seleziono, metto in ordine e butto via… bisogna liberarsi delle cose, l’essenziale resta nella testa”.

Ed è forse proprio qui che la mostra trova la sua verità più profonda. Nel racconto commovente di un uomo che ha continuato a vivere attraverso il lavoro, la moda e la costruzione incessante di immagini, mentre il suo cuore rimaneva per sempre accanto a Jacquot — come amava chiamare il suo amato — che dopo diciannove anni insieme lo lascia solo, pieno di ricordi, per altri ventisei anni.

Margherita Cuccia

Roma//fino al 30 luglio 2026
Karl Lagerfeld. C’était bien
SPAZIO OPIS, Via Ferdinando di Savoia, 2
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Margherita Cuccia

Margherita Cuccia

Margherita cura per Artribune, TAILOR, la nostra newsletter verticale dedicata al mondo della moda nelle sue intersezioni con l'arte e la cultura. Sul fronte offline cura Artribune Moda, il magazine semestrale dedicato all'arte del vestire e ai suoi linguaggi. È inoltre responsabile dei Progetti Speciali…

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