Arte contemporanea alla Casa della Memoria di Milano per celebrare il primo voto a suffragio universale

Evitando una semplicistica retorica celebrativa, per la mostra (in programma dal 28 maggio al 13 settembre 2026) l’artista Gaia De Megni sceglie di soffermarsi sulle donne che parteciparono alla lotta antifascista, che sostennero reti clandestine o attraversarono deportazioni senza che la loro militanza trovasse un posto nella memoria pubblica

Interroga e fa affiorare una storia rimasta ai margini del racconto ufficiale l’intervento dell’artista Gaia De Megni (Santa Margherita, 1993) presentato alla Casa della Memoria di Milano in occasione dell’ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana e del primo voto a suffragio universale. Infatti, la mostra Per un’antologia delle ombre, in programma dal 28 maggio al 13 settembre 2026 e a cura di Salvatore Cristofaro (e promossa da Careof), riporta alla luce figure femminili rimaste in ombra nella narrazione della Resistenza e della nascita della Repubblica. Evitando una semplicistica retorica celebrativa, De Megni sceglie di soffermarsi sulle donne che parteciparono alla lotta antifascista, che sostennero reti clandestine o attraversarono deportazioni senza che la loro militanza trovasse un posto nella memoria pubblica.

La mostra di Gaia De Megni alla Casa della Memoria di Milano

Il progetto nasce da una lunga ricerca che De Megni ha condotto negli archivi di ANED e dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, custoditi proprio negli spazi della Casa della Memoria. Così, fotografie, lettere, ritagli di giornale, annotazioni manoscritte e documenti amministrativi fanno emergere presenze intermittenti: donne ritratte ai bordi delle immagini, nominate appena, talvolta prive di identità. Ed è proprio questa dimensione di apparizione incompleta a interessare l’artista che traduce l’archivio in un organismo fragile, attraversato da omissioni, gerarchie e vuoti. De Megni lavora su quei vuoti, cercando connessioni tra frammenti dispersi e restituendo, quando possibile, un nome e una storia a quelle che lo storico Lucio Ceva definiva “sconosciute protagoniste”.

La mostra “Per un’antologia delle ombre” nelle parole dell’artista Gaia De Megni

Medagliere alle Amanti è l’opera centrale e unica di questa mostra. Si tratta di un grande medagliere al valore composto da otto fiori di carta, tratti da ‘Appunti per un dizionario delle amanti’ di Monique Wittig. Il concetto di valore si costruisce attraverso un sistema complesso di simboli e significati: nell’oggetto si deposita una responsabilità. Lavorare con fiori accennati, sagome di carta, un giardino inventato per un’utopica società di donne che collaborano, amano e combattono per gli stessi ideali, mi è sembrato il modo più adatto per rappresentare tutte coloro che sono state cancellate dagli archivi del mondo”, racconta ad Artribune De Megni. “Penso, per esempio, ad Anna Magni, rappresentante dell’UDI, che affiancò Togliatti in una piazza gremita di persone per parlare della necessità del voto alle donne. Fu l’unica donna invitata sul palco, eppure venne dimenticata dagli stessi giornali che pubblicarono una sola fotografia senza nome, indicandola semplicemente come ‘la rappresentante dell’UDI’”.

La mostra “Per un’antologia delle ombre” e il riferimento a Monique Wittig

Così, al posto delle tradizionali medaglie compaiono sagome floreali, diverse tra loro, fragili e leggere, tratte da “Appunti per un dizionario delle amanti” di Monique Wittig. L’opera mantiene la struttura del medagliere ufficiale svuotandolo dalla retorica eroica, che, attraverso la carta, diventa così metafora di una memoria che non è stata monumentalizzata. “La cancellazione di una minoranza rappresenta il primo passo verso la cancellazione di una storia: azioni apparentemente irrilevanti che però raccontano un aspetto fondamentale del fare archivio, ovvero chi decide che cosa meriti di essere conservato. Ed è proprio in risposta a questa ostinata esigenza di catalogazione, inevitabilmente gerarchica, che Monique Wittig riscrive la mitologia, sottraendosi alle richieste editoriali che le domandavano un dizionario femminista. La storia allora diventa un canovaccio bianco, una sagoma di carta, un’ombra per il teatro delle ombre”, conclude De Megni.

Caterina Angelucci

Gaia De Megni. Per un’antologia delle ombre // dal 28 maggio al 13 settembre 2026
Casa della Memoria
Via Federico Confalonieri, 14
– Milano

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Caterina Angelucci

Caterina Angelucci

Caterina Angelucci (Urbino, 1995) vive e lavora a Milano. È laureata in Lettere Moderne con specializzazione magistrale in Archeologia e Storia dell’arte. Oltre a svolgere attività di curatela indipendente in Italia e all'estero, dal 2018 lavora come giornalista per testate…

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