Sorpresa: “Pecore Sotto Copertura” è un buon film

La produzione con Hugh Jackman è un giallo alla “Knives Out” ma pensato per le famiglie. Oltre alla trama un po’ semplice, offre riflessioni importanti sul tema del lutto, dall’inclusione, della memoria e del ritorno

“Non mi sarei mai aspettato di piangere, ridere e sperare insieme a delle pecore in computer grafica”: quello che emerge dai video di decine di influencer e critici cinematografici che hanno visto Pecore sotto Copertura è una generale sorpresa. Il film per famiglie, ora nelle sale con la regia di Kyle Balda (Lorax, Minions) e scritto da Craig Mazin (Chernobyl, The Last of Us), è tecnicamente un giallo: un pastore viene assassinato in una piccola città dell’entroterra inglese e i sospetti sono un po’ degli stereotipi in stile Agatha Christie. Le vere protagoniste del film, però, sono le pecore del pastore (doppiate da un cast d’autore) che aiutano la polizia locale nelle indagini e di cui noi, gli spettatori, ascoltiamo i dialoghi tra battute, analisi della scena del crimine e riflessioni sul senso della vita.

“Pecore Sotto Copertura”. Una storia classica che sa di esserlo

Il pastore George Hardy (Hugh Jackman) ama la vita di campagna: ha trovato lo scopo della sua vita nell’allevamento delle pecore e prima di dormire legge al suo gregge gialli di ogni tipo, dai più classici fino ai manuali investigativi. Ognuna delle sue pecore, per suo volere, ha un nome: a dare voce ai personaggi principali c’è un cast stellare che va dalla comica Julia Louis-Dreyfus all’attore di Breaking Bad Bryan Cranston passando per il co-protagonista della sitcom The IT Crowd Chris O’Dowd, il grande Patrick Stewart e Bella Ramsey, Ellie in The Last of Us.

Il gregge, fatta eccezione per il co-protagonista Mopple, può scegliere di dimenticare gli eventi traumatici: prima di poterlo fare per superare la morte del pastore, però, viene fermato da Sebastian il montone solitario protettore del gregge. Così inizia l’avventura della nostra protagonista, Lily, la pecora più legata al defunto e considerata da quest’ultimo e da tutto il gregge la più intelligente perché sempre in grado di capire il colpevole dei gialli prima della grande rivelazione. È lei a fare la lista dei sospettati: la proprietaria dell’albergo, il prete, il macelllaio e un pastore rivale, cui si aggiungono la misteriosa figlia, il poliziotto incompetente e un’avvocata d’assalto. La trama è semplice nella sua struttura e segue archetipi consolidati per un motivo ben preciso: le pecore sono in grado di fare le proprie deduzioni, e “comunicarle”, proprio grazie a tutti i gialli stereotipati che gli ha letto il loro pastore. Il colpo di scena finale non delude, e che rimane sulla scia traccia da Netflix sulla scia dei film della serie Knives out con Daniel Craig.

Temi importanti per grandi e piccoli in “Pecore Sotto Copertura”

Le lacrime, le risate e le grandi speranze che questo film riesce a suscitare in chi lo guarda non vengono dalla componente giallistica del film, ma dalle dinamiche che vengono a crearsi tra le pecore. Alcuni pilastri tematici vengono eretti nei primi minuti del film quasi come manifesto programmatico degli scossoni successivi. I primi temi sono quelli del lutto e del ricordo: non appena avviene qualcosa di sgradevole, il gregge decide di dimenticare per continuare a vivere serenamente. “Le pecore non muoiono” dice Lily, “diventano nuvole nel cielo e ci guardano da lassù e facendo piovere quando il prato si sta per seccare”. Il tema di maggiore impatto è quello dell’esclusione: il gregge rifiuta di includere un agnello nato in inverno. Nessuno si chiede il perché: si è sempre fatto così e così sempre si farà. Il film, nella sua leggerezza, non si tira mai indietro quando si tratta di lanciare un messaggio, cosa che porta a momenti di grande gioia e tristezza.

“Pecore Sotto Copertura” è tecnicamente notevole

Un aspetto fondamentale per il successo del film è la computer grafica con cui hanno preso vita le pecore. Lo studio londinese Framestore, in collaborazione con Clear Angle Studios, è riuscito non solo a dare espressività agli animali, ma a restituire la presenza “scenica” delle varie razze di pecore protagoniste del film. Il gregge di Pecore Sotto Copertura non è composto da una singola varietà perché alla personalità di ogni personaggio è stata abbinata una razza: Lily, sveglia e avventurosa, è una pecora delle Shetland di colore rosso; Mopple, che si ricorda tutto, è una Merino; Sebastian, stoico e rigoroso, è una Icelandic Leadersheep (come “leadership” perché è la guida morale del gregge) e Sir Richfield, il personaggio di Patrick Stewart, è una Boreray, una varietà selvatica delle Highland scozzesi. In nessuna circostanza si palesa l’effetto “uncanny valley” , il senso di straniamento che si ha quando il tentativo di realismo prende una piega sbagliata, e i momenti più emozionanti del film sono quasi tutti con in scena solo le pecore.

Ricordare e ritornare: la forza di “Pecore Sotto Copertura”

Pecore Sotto Copertura resta un film per famiglie, nonostante abbia come fondamento un omicidio: le famiglie che ha nel mirino sono quelle composte da genitori della generazione Millennial e figli Alpha/Beta. Il film parla di un tema caro al pubblico adulto – il ritorno alla terra e il senso di appartenenza – senza paura di sfociare nel romanticismo per offrire una visione idilliaca della “slow Life” di provincia. E poi parla ai bambini, guidandoli tra lutto e ricordi. Dal cinema si esce commossi e con un certo grado di speranza, anche nei confronti delle produzioni cinematografiche per famiglie. In un panorama fatto di live action, remake e film che sono una compilation di clip più che una storia vera e propria, Pecore Sotto Copertura si dimostra un’opera per grandi e piccoli insieme leggera e di spessore, di qualità e con qualcosa da dire.

Riccardo Lichene

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Riccardo Lichene

Riccardo Lichene

Giornalista e critico videoludico, Riccardo Lichene è storico medievale, divulgatore e un videogiocatore appassionato. Scrive di esports, serie tv, cinema ed è un appassionato viaggiatore. La sua missione è raccontare i videogiochi come fenomeno sociale, sport e forma d'arte.

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