L’arte vibra come un’onda. 7 artisti nell’elegante mostra a Casa Sanlorenzo a Venezia 

Sette artisti da Lucio Fontana a Christine Safa attraversano le epoche, lo spazio e il suono nel raccontare nella mostra Waves il concetto di onda, in una metafora poetica dell’oggi e delle sue complicate implicazioni

Una mostra fatta di onde, come quelle che accarezzano gli yacht prodotti da maison Sanlorenzo, apre i nuovi spazi di Casa Sanlorenzo (divisione artistica del brand specializzato in nautica) naturalmente in concomitanza con la Biennale Arte di Venezia. Sviluppata su due piani espositivi per un totale di 1000mq, più un giardino di 600 mq affacciato sulle cupole progettate da Baldassarre Longhena per la Basilica di Santa Maria della Salute, la mostra Waves curata da Sergio Risaliti e Cristiano Seganfreddo fluttua nella storia dell’arte, ripercorrendola dal Novecento ad oggi.

Waves, Casa Sanlorenzo, Venezia, ph © Ugo Carmeni Studio 2026
Waves, Casa Sanlorenzo, Venezia, ph © Ugo Carmeni Studio 2026

La mostra Waves a Venezia

Non è quindi né un caso, né sconveniente che insieme si ritrovino artisti quali Alexander Calder, Lucio Fontana e Fausto Melotti, Tony Cragg, Marcello Maloberti, Christine Safa e Friedrich Andreoni, in un incrocio tra generazioni e progettualità differenti che pure si confrontano in un’armonia che è quasi musicale. Il concetto di onda è infatti inteso in senso largo, avvolgendo con la sua immaterialità soprattutto la scultura: è una marea che si infrange, è una scossa di terremoto, è sonora e si scompone, è una corrente di pensiero, scuote un abito leggero o un panneggio, è la vibrazione di una frana, è il lancio di un missile, è sinusoidale, è barcollante e incerta come dopo una sbronza. Mai dritta. Mai univoca. Mai rigida. Come l’arte. E la scelta degli artisti, ragionando in questo senso non appare per nulla occasionale.

Le onde in musica a Casa Sanlorenzo

La musica, il suono, sono fonte inesauribile di ispirazione nell’opera di Fausto Melotti (Rovereto, 1901 – Milano, 1986), qui bel celebrato a quarant’anni dalla morte. Si stagliano come diapason poetici, la scultura si fa partitura, con pezzi di sapore unico quali Clair de lune del 1973, in cui subentra un uso meno conosciuto del colore. È naturalmente sonoro il lavoro di Friedrich Andreoni (1995) nato ben novantacinque anni più tardi: il suo Giardino dell’Eden realizza un “dipinto sonoro-immersivo” per dirla con le parole dell’artista che fa parlare, attraverso i versi degli animali, terra, aria e acqua con il mondo delle macchine creato dall’uomo. Questa polifonia di suoni dialoga e si confonde, tra realtà e fantasia, tra naturale e artificiale. Un montaggio che l’artista definisce “una sorta di Arca di Noè sonora”. Nel lasciarci avviluppare c’è però da capire da quale diluvio universale stiamo fuggendo. Meno esplicito e più allusivo, visivo, è il suono nel neon Echo di Marcello Maloberti (Codogno, 1966) che accoglie il visitatore dalla facciata esterna del Palazzo, detournandola al contrario, raccontando così non l’atto che genera il suono, ma il rimbalzo di ritorno nelle sue variabili infinite

Waves, Casa Sanlorenzo, Venezia, ph © Ugo Carmeni Studio 2026
Waves, Casa Sanlorenzo, Venezia, ph © Ugo Carmeni Studio 2026

Calder, Fontana, Cragg e Safa a Casa Sanlorenzo

Tocca la sfera del movimento Tony Cragg (Liverpool, 1949) avvolte come sono le sue sculture in vortici tarantolati, dialogando con le macchine impossibili e fiammanti di Alexander Calder (Pennsylvania, 1898 -New York, 1976). Anche qui ricorre un anniversario, nei 50 anni dalla morte dell’artista. Al di là dei (bellissimi) Concetti spaziali su tela è sugli analoghi su carta che meglio si identifica per Lucio Fontana (Rosario, 1899 – Comabbio, 1968) il concept della mostra: vibranti, moderni, diagrammi che registrano tensioni turbolente ed emotive. Unica signora in mostra è la pittrice franco-libanese Christine Safa (Le Chesnay, 1994), la cui pittura è un gesto performativo pur rimandando a immagini che sono frammenti di una memoria collettiva e che conservano un qualche rapporto con la figurazione. Paesaggi, tramonti, visi appena allusi. Istantanee che si perdono nel passato di chi le ha create, ma poi nel loro comune senso di fascinazione nella vita di tutti noi. È la luce che le attraversa come un’onda, in un lampo e riaccende un senso di déjà-vu. È un ricordo. Qualcosa che abbiamo perso. Qualcosa da riconquistare. Qualcosa che era e forse non sarà.

Santa Nastro

Venezia//fino al 28 giugno 2026
Waves
CASA SANLORENZO, Basilica di Santa Maria della Salute, Dorsoduro
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Santa Nastro

Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. Dal 2015 è Responsabile della Comunicazione di…

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