È morto Bruno Bischofberger, il gallerista e collezionista svizzero che fece lavorare assieme Warhol e Basquiat

Il suo nome resta indissolubilmente legato a Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat, due artisti che contribuì non solo a promuovere, ma anche a mettere in relazione in uno dei sodalizi più celebri della storia dell’arte contemporanea

Tra i galleristi che hanno ridefinito il mercato dell’arte contemporanea nel secondo Novecento, pochi hanno avuto l’influenza e la capacità visionaria di Bruno Bischofberger, morto all’età di 86 anni. Figura centrale nel dialogo tra Europa e Stati Uniti, Bischofberger non è stato soltanto un mercante d’arte: è stato un mediatore culturale, un talent scout e soprattutto uno dei grandi costruttori dell’immaginario artistico americano dagli Anni Sessanta in poi. Il suo nome resta indissolubilmente legato a Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat, due artisti che contribuì non solo a promuovere, ma anche a mettere in relazione in uno dei sodalizi più celebri della storia dell’arte contemporanea.

Chi era il celebre gallerista e collezionista Bruno Bischofberger

Nato a Zurigo nel 1940, Bischofberger studiò storia dell’arte, archeologia ed etnografia tra Zurigo, Bonn e Monaco, sviluppando presto uno sguardo aperto alle avanguardie internazionali. Aveva appena ventitré anni quando inaugurò nel 1963 la sua prima galleria in Pelikanstrasse, nel centro di Zurigo, allora chiamata City-Galerie. Due anni dopo organizzò quella che oggi viene ricordata come una delle prime grandi introduzioni della Pop Art americana in Europa: in mostra comparivano opere di Warhol, Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg, Claes Oldenburg, Tom Wesselmann e Jasper Johns.

È morto il celebre gallerista e collezionista che fece conoscere Warhol e Basquiat

Negli Anni Settanta la galleria si aprì al Minimalismo, alla Land Art e all’arte Arte Concettuale, accogliendo artisti come Sol LeWitt, Donald Judd, Dan Flavin, Bruce Nauman e Joseph Kosuth, senza dimenticare il Nouveau Réalisme francese di Yves Klein, Daniel Spoerri e Jean Tinguely. Ma fu negli Anni Ottanta che Bischofberger consolidò definitivamente il proprio mito, sostenendo il neoespressionismo internazionale e artisti destinati a dominare il decennio: Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Julian Schnabel, David Salle, George Condo, Peter Halley e soprattutto Basquiat. Il rapporto con Warhol rappresenta però il vero asse portante della sua storia professionale. I due si incontrarono per la prima volta a New York nel 1966. Poco dopo, Warhol mostrò al gallerista svizzero una serie di opere giovanili mai esposte prima. Bischofberger selezionò undici lavori cruciali, tra cui alcuni dipinti della serie Disaster, i primi ritratti e immagini iconiche come Superman, Batman e le Coca-Cola dipinte a mano. Da quel momento Warhol gli concesse un diritto di prelazione sulle opere future, un accordo che sarebbe durato fino alla morte dell’artista nel 1987.

Il loro rapporto andava ben oltre il mercato. Nel 1970 Warhol realizzò un ritratto di Bischofberger e fu proprio il gallerista svizzero a intuire il potenziale economico dei portrait commissions, suggerendo all’artista un sistema di ritratti su commissione con formati standardizzati e prezzi definiti. Quella formula sarebbe diventata negli anni la principale fonte di reddito di Warhol, contribuendo a trasformarlo in un marchio globale oltre che in un artista. La vicinanza tra i due si tradusse anche in un’avventura editoriale: nel 1969 Bischofberger partecipò alla fondazione di Interview, la rivista che avrebbe incarnato la cultura pop e mondana newyorkese per decenni.

L’importanza di Bruno Bischofberger per la storia dell’arte del secondo Novecento 

Fu ancora una volta il suo intuito a cambiare la storia dell’arte quando, nel 1981, scoprì Basquiat. Un anno dopo ne divenne il principale mercante internazionale, accompagnandolo fino alla morte prematura dell’artista nel 1988. Ma soprattutto fu Bischofberger a presentare Basquiat a Warhol, intuendo la forza simbolica e visiva che poteva nascere dall’incontro tra il padre della Pop Art e il giovane protagonista della scena downtown newyorkese. La celebre collaborazione tra Warhol, Basquiat e Francesco Clemente nacque proprio da un’idea del gallerista svizzero. Secondo il racconto divenuto ormai leggendario, Bischofberger immaginò lavori a più mani dopo aver visto Basquiat disegnare insieme alla figlia Cora, allora bambina, durante un soggiorno in Svizzera. Da quell’intuizione nacque una stagione di opere collaborative che avrebbe ridefinito l’ultima fase della carriera di Warhol. Fu Basquiat, incoraggiato da Bischofberger, a convincere Warhol a tornare alla pittura manuale dopo oltre vent’anni di lavoro quasi esclusivamente basato sulla serigrafia.

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