Gli effetti percettivi dei dipinti di Alessandro Gioiello sono in mostra a Roma
La Galleria Richter di Roma presenta la mostra “Pensieri sparsi” in cui le soluzioni formali adottate nelle opere dall’artista piemontese acquistano una funzione rigenerante che genera degli effetti percettivi inattesi sui visitatori
Guardando i lavori di Alessandro Gioiello (Savigliano, Cuneo, 1982) in mostra alla Galleria Richter Fine Art, sembra davvero di trovarsi davanti ad un flusso di coscienza, a una molteplicità di Pensieri Sparsi.
A supporto del metodo pittorico di Gioiello v’è un lungo processo di selezione e trasformazione. Ogni scelta, dal colore alla composizione degli elementi, è preceduta da un confronto con un piano di riflessione ulteriore, tanto che, per giungere a una piena comprensione, è necessario distribuire lo sguardo sull’insieme della tela, e ricostruire così un percorso non necessariamente narrativo bensì collegato al gesto creativo.

La pittura di Alessandro Gioiello alla Galleria Richter di Roma
Tutta la serie (in olio su tela) lascia spazio a una non-definizione. L’esigenza connessa alla necessità di sottrazione introduce un legame profondo col segno pittorico, la cui forma e i cui confini non risultano totalmente distinguibili, così come non esiste una separazione definitiva nella consequenzialità tra un pensiero e l’altro.
Lo stile di Gioiello, perciò, si aggancia a una dimensione sfuggente, slegata da una certa iper-definizione, ragion per cui lo spettatore è portato a domandarsi con quale modalità si stia rapportando all’opera e quali siano gli effetti della propria capacità interpretativa sul suo significato originario.
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Le opere di Gioiello a Roma
Nella maggior parte dei lavori esposti, come Broken Flowers (2026), Quarantatreesimo (2025), e Tiscert (2026), ad esempio, è abbastanza intuibile quali siano gli oggetti raffigurati. Tuttavia, un punto di forza evidente è proprio la costruzione di scenari introspettivi attraverso cui l’elaborazione soggettiva non subisce limiti e diviene coefficiente unitario e centrale.
In questa prospettiva l’opera non è più un oggetto concluso, ma è interpretabile nei termini di un vero e proprio processo che agisce in sottrazione. Eppure essa conserva, d’altra parte, l’appiglio ad un’immagine reale, ed è proprio in questa soglia che si genera una tensione percettiva, uno slittamento alla fase successiva, spesso rinegoziabile.
Come per Meriggio (2025), Domenica mattina (2026), Luna e le altre opere, alcune soluzioni formali si ripetono, parti di una costruzione di spazi visivi apparentemente secondari.
Come fruitori di un prodotto di natura spesso mediatica, siamo propensi ad accettare la comprensione istantanea e sovente passiva di un’immagine, senza avvertire la necessità di elaborarla. A partire da questo concetto è invece interessante notare come, nella pittura di Gioiello, gli elementi disseminati compongano una sorta di traccia, un percorso figurativo che compie volutamente salti a volte istantanei, veloci, altre volte più lenti, riflessivi, estemporanei o introspettivi. Non è, in fondo, più liberatorio, accettare un’ambiguità, una “non definizione” piuttosto che forzare l’immagine entro una griglia interpretativa rigida e rassicurante?
La funzione rigenerante delle soluzioni formali nella ricerca di Alessandro Gioiello a Roma
Pensieri Sparsi, dunque, assume una prospettiva in cui le soluzioni formali non sono scollegate le une dalle altre, ma sono anzi orientate ad una funzione di rigenerazione. Una volta lasciata la mostra, ci si accorge di non aver concluso affatto l’esperienza visiva all’interno dello spazio espositivo. Le immagini ritornano, in modo latente, sotto forma di frammenti, di associazioni inattese, come una finestra aperta dalla quale poter continuare a sbirciare gli effetti percettivi dell’agire dell’opera sul visitatore.
Ciò che resta non sono figure definite, ma un campo di possibilità, un insieme di relazioni visive e mentali che continuano a mutare. La memoria stessa, rielabora, distorce e ricompone le traiettorie. Ed è proprio in questa disgregazione che risiede l’aspetto più interessante del lavoro di Alessandro Gioiello: attraverso immagini non risolte avviene la restituzione della complessità che sfugge a ogni tentativo di sintesi lineare.
Beatrice Andreani
Roma // Fino a 17 maggio 2026
Pensieri Sparsi. Alessandro Gioiello
GALLERIA RICHTER, vicolo del Curato, 3
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