La notizia è di quelle che si fanno notare per l’enorme risonanza del brand: in sé e per sé costituirebbe solo un normale avvicendamento aziendale. Lo scorso 20 aprile al mondo intero (non è un’iperbole) è stato comunicato che Tim Cook (65 anni), il prossimo settembre, dopo 15 anni di regno, lascerà il ruolo di CEO di Apple a favore di John Ternus (51 anni), l’ingegnere informatico che ha progettato l’iPad. Utilizzerò questa notizia pretesto per ragionare tanto sulla trasmissione quanto sulla trasformazione dei valori simbolici legati all’abbigliamento dei multimiliardari della Silicon Valley. È anche questo un modo per riflettere sulla riprogettazione che il tessile abbigliamento europeo dovrà affrontare per continuare a contare in un contesto in rapidissima evoluzione, per molti versi guidata da “figure” come quelle che sto per prendere in esame. Personalità pubbliche apicali, figure di potere che comunicano anche attraverso i panni che indossano.
Cosa comunicano i look di casa Apple
All’inizio di tutto c’è stata la divisa del messia: Steve Jobs, il visionario fondatore di Apple. Con i suoi dolcevita Issey Miyake, jeans Levi’s 501, sneaker New Balance e occhiali futuristici, Jobs è divenuto il volto sacro non solo dell’azienda che ha fondato, ma dell’intero settore tech americano. Tim Cook è stato più un facilitatore che un visionario, eppure ha contribuito a trasformare Apple da una società da 350 miliardi di dollari a un colosso da 4 trilioni. Con le sue polo blu e i jeans scuri (cravatta solo per occasioni speciali) è stato un esecutore implacabile, capace di chiudere accordi tanto con concorrenti cinesi quanto con Donald Trump. Ha sviluppato Apple Music, ha acquisito Beats di Dr. Dre e ha lanciato una divisione cinematografica capace di assicurarsi tre Oscar nel 2022 grazie a CODA. Cook ha fatto coming out nel 2014, uno dei pochi momenti pubblici della sua vita privata; per il resto si è proposto come figura riconoscibile ma sobria. Unico vezzo: le sneaker della Nike, azienda di cui è anche membro del consiglio di amministrazione dal 2015. Cook è stato fotografato con modelli i più svariati, tra cui una versione personalizzata molto apprezzata dagli esperti di streetwear. Anche John Ternus sembra destinato a seguire lo stile minimale tech dei predecessori.

Lo stile agli antipodi: Zuckerberg e Bezos
Quanto a minimalismo, ma sarebbe più esatto parlare di grado zero della comunicazione, un campione è senz’altro il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg (41 anni) fedele a un abbigliamento tanto ripetitivo quanto noioso: la sua “uniforme” comprende t-shirt di colore neutro (blu, grigio o nero), felpa con cappuccio, jeans semplici e sneakers quasi irriconoscibili: un distillato dello stile “zero decision fatigue” tipico della Silicon Valley: ridurre le decisioni inutili per concentrarsi su cose più importanti. Per occasioni speciali nell’ultimo decennio gli è capitato di indossare abiti scuri dal taglio pulito, camicia e cravatta: nell’insieme qualcosa che sembra “in prestito”. Al suo opposto si posiziona Jeff Bezos (62 anni) che da una prima immagine di CEO discreto si è inopinatamente avvicinato all’icona del maschio alpha. Nella prima fase di CEO di Amazon i suoi completi semplici (blu, grigio), accompagnati da camicia e cravatte anonime, erano conformi allo stile corporate tradizionale. Dopo aver lasciato il ruolo operativo ha cominciato ad indossare abiti dal fit perfetto, camicie aperte o polo di qualità, ha inforcato occhiali da sole tipo aviator, avvicendando sneaker a mocassini premium. Nell’insieme è transitato dall’invisibilità a una visibilità costosa e curata. Il matrimonio del 2025 a Venezia con la seconda moglie Lauren Sánchez ha fatto il resto. Sono stati loro i principali donatori del Met Gala 2026, ma non basta: il Bezos Earth Fund ha appena assegnato 34 milioni di dollari in sovvenzioni a istituzioni impegnate nello sviluppo di fibre tessili biodegradabili e a una seta sintetica priva di plastica. L’immagine attuale di Bezos si apparenta con quella di un imprenditore di successo planetario piuttosto che a quella tipica di un innovatore tecnologico.

Come si vestono Musk, Thiel e Karp
Una categoria montante sono i techno profeti. Provenienti dal medesimo brodo di cultura di quelli sin qui esaminati, si tanno rivelando temibili freak: parlo di Elon Musk, Peter Thiel e Alex Karp. Musk (54 anni) ha uno stile decisamente “narrativo” rispetto ad altri imprenditori tech: ma mantiene sempre un’aria funzionale e un po’ non convenzionale. Può essere formale e infilarsi dentro smoking o abiti scuri ben tagliati, accompagnati da dettagli inconsueti. Ma non esclude giacche tecniche, bomber in pelle, t-shirt con logo Tesla o SpaceX: in questo caso interpreta a suo modo lo stile CEO ”ingegnere”: pratico, diretto, senza formalismi. Non mostra particolari ossessioni né minimal né premium, piuttosto apprezza l’auto-mitologia dell’imprenditore-visionario. Più rigoroso Peter Thiel (68 anni), il genio estremista creatore di Palantir Technology Thiel rispetta i codici tradizionali della Silicon Valley: il suo profilo è minimale, l’obiettivo è la funzionalità. Può adattarsi a completi classici (blu scuro, grigio, nero), camicie bianche o azzurre, accompagnate da sneaker pulite o scarpe classiche per eventi e conferenze. Di default veste blazer con camicia o t-shirt neutra, jeans o pantaloni semplici, scarpe irriconoscibili. A discostarsi da tutti gli altri è il co-fondatore, ora CEO Alex Karp (58 anni), probabilmente il più anticonvenzionale tra le potentissime nuove divinità cresciute nella Silicon Valley. I capelli sale-pepe sempre spettinati sono la sua “firma visiva”, sempre più spesso sfoggia capi coloratissimi, meglio se tecnici, in particolare provenienti dallo sci di fondo e lo fa anche in occasioni formali. L’insieme respinge l’immagine tradizionale del CEO e abbraccia quella del “pensatore eccentrico”, del filosofo ribelle, del dandy sempre contro. Non so se Karp conosca Baudelaire. In ogni caso siamo ormai in molti ad avere la sfortuna di conoscere il suo manifesto super MAGA intitolato La Repubblica tecnologica.
La moda di Palantir
Fondata nel 2003, Palantir Technologies nasce con l’ambizione di portare nel settore pubblico le capacità antifrode sviluppate da PayPal, adattandole all’intelligence governativa. Finanziata inizialmente da In-Q-Tel, il fondo di venture capital della CIA, l’azienda si è affermata come partner strategico di agenzie militari e di sicurezza, offrendo software capaci di analizzare enormi volumi di dati per scopi investigativi e operativi. Nel 2020 ha spostato la sua sede da Palo Alto a Denver, segnando un distacco simbolico dalla Silicon Valley. Oggi si propone come infrastruttura tecnologica con applicazioni che spaziano dalla difesa alla sanità, e una strategia comunicativa che vuole trasformare l’azienda in un brand identitario. Nel 2025 Palantir ha inaugurato Palantir store, dove propone t-shirt, felpe, borse in nylon, cappellini da baseball. la vicenda è emblematica di una tendenza emergente: la trasformazione delle aziende tech in entità culturali. Non tanto prodotti, ma visioni del mondo dove la comunicazione diventa un messaggio anche politico. In questo scenario Palantir non cerca solo clienti, ma fedelissimi. Lo shop online è il suo nuovo vessillo.
Aldo Premoli
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