Barefooting. C’è un turismo che si può fare senza scarpe: scalzi per ascoltare il paesaggio

Tra barefooting, paesaggio e ascolto del corpo, prende forma un turismo diverso: più attento, più profondo, capace di trasformare la natura in esperienza culturale. E in Italia c’è una scuola che insegna come fare

C’è un momento, camminando scalzi su un prato d’alta quota, in cui il pensiero si interrompe. Non per stanchezza, ma per saturazione sensoriale: l’erba fredda, la roccia scaldata dal sole, la terra che cede sotto il peso del corpo.
Il piede, con le sue 7200 terminazioni nervose, 26 ossa, 33 articolazioni, smette di essere un mezzo di trasporto e diventa uno strumento di ascolto. È in quel momento che il paesaggio smette di essere sfondo. Camminare senza scarpe nella natura non è un’invenzione contemporanea. Da millenni, in culture diverse, togliersi le calzature è stato un gesto di connessione profonda con il mondo naturale, non solo una necessità, ma un atto simbolico: entrare in uno spazio sacro, riconoscere la forza di un luogo, dichiarare rispetto.

Cos’è il barefooting: a piedi scalzi per ascoltare il paesaggio

Oggi questo gesto ritorna come linguaggio universale di ascolto e presenza. Negli ultimi decenni questa pratica è stata recuperata in diverse parti del mondo. La Society for Barefoot Living è la principale organizzazione internazionale dedicata al barefooting, con oltre 1100 membri. In Italia c’è Il Silenzio dei Passi, la prima scuola di barefoot hiking, fondata da Andrea Bianchi, insegnante e pioniere del cammino a piedi nudi in natura (ha realizzato il record della fila indiana più lunga al mondo di persone scalze in montagna, ai piedi delle Dolomiti) e autore di diversi libri sull’argomento, tra cui Cold Therapy, dedicato alla terapia del freddo.

Il silenzio dei passi a piedi nudi nella natura. Crediti Il Silenzio dei passi
Il silenzio dei passi a piedi nudi nella natura. Crediti Il Silenzio dei passi

Sentire la terra sotto i piedi

Camminare scalzi obbliga a rallentare, a prestare attenzione a ogni variazione del terreno. In questa attenzione forzata nasce qualcosa di simile alla meditazione: si è completamente presenti“, spiega Bianchi. “Il paesaggio smette di essere sfondo e diventa protagonista, testo da decifrare. Una roccia scaldata dal sole, l’acqua gelida di un torrente, l’erba umida di rugiada: ogni superficie racconta una storia diversa, ogni passo è una scoperta”. Il corpo intero non è più un semplice mezzo di spostamento ma partecipa all’esperienza. Anche la ricerca scientifica lo conferma. Il contatto diretto con superfici naturali stimola il sistema nervoso parasimpatico, legato al rilassamento e alla rigenerazione. Oltre all’escursionismo scalzo, Andrea Bianchi ha sviluppato il Metodo HOT mind, ovvero Higher Order Thinking, che integra il barefooting con il respiro consapevole e l’esposizione controllata agli elementi naturali: caldo, freddo, acqua. L’idea di fondo è risvegliare le capacità di adattamento che abbiamo progressivamente dimenticato vivendo al chiuso, protetti da ogni variazione climatica. “Ormai usciamo sempre meno dai nostri gusci: case, uffici, auto. Perfino indumenti e calzature diventano sempre più impermeabili, antivento, termici. Ma è la natura il luogo da cui proveniamo: noi facciamo parte di lei e lei di noi. Ecco perché toglierci le scarpe e camminare su un prato, immergerci in un torrente, asciugarci al sole e al vento, distenderci sull’erba morbida ci fa stare bene. Risveglia in noi una memoria antica, fissata nel profondo, che racconta di quando avevamo con la natura una relazione vitale, di contatto totale”.

Barefoot tra i boschi. Crediti Matteo Gasparin
Barefoot tra i boschi. Crediti Matteo Gasparin

Itinerari per viaggiatori lenti

Il Trentino offre forse il contesto più articolato per avvicinarsi a questa pratica: una rete di sentieri tra prati d’alta quota, acque di torrente e rocce dolomitiche che cambiano colore con la luce. Il Barefoot Park della Val Concei, nel Garda Trentino, guida il camminatore in una progressione sensoriale su materiali di varia consistenza, sabbia, ghiaia, ciottoli, fondo di ruscello. Nella Vallarsa Kneipp Valley, a pochi chilometri da Rovereto, il percorso s’intreccia con la tradizione idroterapica europea, quella di camminare in mezzo ai torrenti e cascate, come quella delle Serre (dalla segnaletica, attraverso un Qr code si possono anche scaricare degli esercizi per godere al meglio l’esperienza). I percorsi di Dolomiti Natural Wellness, nel Parco Naturale Adamello Brenta, portano invece il barefooting dentro uno degli ecosistemi più integri delle Alpi. Molto suggestivo il percorso Castagneto, ricco di alberi di questa specie, storicamente considerati simbolo di generosità e abbondanza. Il Barefoot del Primiero si snoda al cospetto delle Pale di San Martino, mentre in Val di Fassa, tra Moena e Soraga, si trovano tre percorsi sensoriali che combinano barefooting, forest bathing e Kneipp. Esperienze simili si trovano in molte altre regioni: dal Percorso di Barefooting di Morgex in Valle d’Aosta al Parco dei Cinque Sensi in provincia di Viterbo, adatto alle famiglie, fino al Comune di Forni di Sopra, in Friuli, che sta sviluppando sentieri barefoot integrati con le pratiche Kneipp e di respiro. Sviluppare queste sensibilità può poi aprire le porte per affrontare cammini simili in altre destinazioni, dal Marocco al Nepal, fino alla foresta amazzonica.

Luisa Taliento

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Luisa Taliento

Luisa Taliento

Primo viaggio: Milano-Istanbul, in pullman. Da allora ha sempre amato girare il mondo. Dopo la laurea in Lettere moderne, conseguita presso l’Università degli Studi di Milano, con una tesi dal titolo: “La stampa socialista negli Stati Uniti” si è diplomata…

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