Una delle opere più importante esposte alla Galleria Nazionale di Roma sta ammuffendo

La celebre opera degli Anni Sessanta chiamata 32 mq di mare di Pino Pascali custodita nel museo romano risulta in questi giorni esposta con una gran quantità di muffa nelle vasche. Le immagini 

Esiste un limite oltre il quale la trascuratezza si fa delitto ontologico. Quel limite pare essere stato varcato nella Sala Pascali della GNAMC di Roma. Un allestimento che pare un magazzino d’occasione, un ipertrofico deposito, specchio di una visita concepita come “grande abbuffata”.

Ma l’inaudito risiede nel dettaglio. Il celebre 32 mq di mare circa di Pino Pascali (Bari, 1935 – Roma, 1968) è proprio invaso da muffa, polvere e insetti che galleggiano davanti agli occhi, spesso inconsapevoli, dei visitatori. È fondamentale sottolineare che, nel caso di questo capolavoro assoluto del contemporaneo, la totale assenza di manutenzione non causa solo il deterioramento ingiustificabile della materia ma anche ovviamente un’alterazione del significato dell’opera stessa.

La muffa nel "mare" di Pino Pascali alla GNAMC di Roma. Foto di Laura Carlotta Cortoni
La muffa nel “mare” di Pino Pascali alla GNAMC di Roma. Foto di Laura Carlotta Cortoni

La muffa nell’opera “Mare” di Pino Pascali alla GNAMC di Roma 

32 mq di blu assoluto, artificio poetico della finzione pascaliana, vengono brutalmente annichiliti dall’invasione di una natura parassitaria in putrefazione. È una trasandatezza mai verificatosi prima per quest’opera, un’offesa ad un artista importante che necessita di un intervento urgente.  

Una chiave di lettura (errata) dell’opera di Pascali 

In questo scenario di abbandono, si insinua – ironia della sorte – una “plausibilità involontaria”, una sorta di aggiornamento accidentale dell’opera che rende questa sciatteria ancora più paradossale. I visitatori che non conoscono il lavoro, infatti, non mostrano stupore di fronte al degrado. Abituati all’estetica della catastrofe ambientale, scambiano l’incuria per una scelta deliberata, leggendo in quella sporcizia una denuncia dell’inquinamento dei mari. È un ribaltamento concettuale che confonde la negligenza istituzionale con l’intenzione dell’artista.

Il cortocircuito critico raggiunge il suo apice se si rammenta che il corpus pascaliano annovera la serie omonima delle Muffe. In quelle sperimentazioni di tela centinata e bitume, l’artista investigava proprio la germinazione della materia e l’ambiguità del reperto. Probabilmente, se l’artista potesse vedere il suo “mare” oggi, con una delle sue risate dissacranti, lo lascerebbe così, vedendovi un’unione imprevista tra la purezza del blu e la materia organica delle sue vecchie sperimentazioni.

Pino Pascali, 32 metri quadrati di mare circa, 1967, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Pino Pascali, 32 metri quadrati di mare circa, 1967, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

Un rigore istituzionale che manca e compromette il patrimonio storico artistico 

Tuttavia, se all’artista è concessa l’ironia della metamorfosi, all’istituzione compete il rigore della conservazione. E non è il caso di tollerare che una corruzione biologica infici l’integrità di un’opera così identitaria. Ci auguriamo di poter tornare a vedere presto il Mare di Pino Pascali come un mare appunto, non come una pozzanghera ammuffita.

Laura Carlotta Cortoni

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Laura Carlotta Cortoni

Laura Carlotta Cortoni

Laura Carlotta Cortoni (Orvieto, 1982) è storico dell’arte. Si è formata presso l’Ateneo di Perugia conseguendo la laurea specialistica in Storia dell’Arte con una tesi dal titolo “Profili di donne incisi nel marmo: ritratti muliebri e teste ideali in alcuni…

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