Alla Festa della Rivoluzione. Un film per raccontare l’impresa a Fiume di Gabriele D’Annunzio

Il film con protagonisti Valentina Romani, Nicolas Maupas, Maurizio Lombardi, Darko Peric e Riccardo Scamarcio, racconta un momento sospeso in cui la storia sembrava poter cambiare direzione. Qui una clip in esclusiva

Fiume, 1919, è meno una città che uno stato d’animo: un luogo febbrile, attraversato da tensioni inconciliabili, sospeso tra la fine traumatica della Prima Guerra Mondiale e l’inizio di qualcosa che ancora non ha nome. In questo spazio instabile si inserisce Alla Festa della Rivoluzione, il film di Arnaldo Catinari – dal 16 aprile al cinema con 01 Distribution – che prova a restituire la vertigine di un momento storico in cui tutto sembrava davvero possibile, prima che la storia imponesse il suo prezzo.

L’impresa di D’Annunzio e della sua città-stato

Al centro c’è l’impresa di Gabriele D’Annunzio, poeta e soldato, figura magnetica e contraddittoria, capace di trasformare un gesto politico in un atto estetico. Fiume diventa così un laboratorio visionario, una città-stato in cui l’arte non è ornamento ma struttura portante, e dove le regole della convivenza vengono riscritte con un entusiasmo che sfiora l’incoscienza. È un mondo capovolto, in cui le gerarchie tradizionali vacillano: uomini e donne si muovono su un piano di apparente parità, i corpi si liberano da vincoli morali, l’identità stessa diventa fluida. Ma sotto questa superficie luminosa si avverte già una tensione, una crepa sottile.

Chi sono i personaggi di “Alla Festa della Rivoluzione”

È dentro questa crepa che si muovono Beatrice, Pietro e Giulio. Tre traiettorie diverse che finiscono per intrecciarsi in modo inevitabile. Beatrice è una spia, e quindi per definizione vive nell’ambiguità: osserva, manipola, ma è anche costretta a fare i conti con ciò che prova. Pietro, uomo delle istituzioni, si trova diviso tra il dovere e un’attrazione sempre più forte verso quell’esperimento di libertà che dovrebbe controllare. Giulio, disertore e medico, porta con sé il rifiuto della violenza e la ricerca ostinata di un’alternativa. Insieme, incarnano le contraddizioni di un’epoca che non sa ancora in che direzione andare.

“Alla Festa della Rivoluzione”: tra thriller politico e storia d’amore

Il film costruisce così un racconto stratificato, che tiene insieme il ritmo del thriller politico, la tensione emotiva della storia d’amore e una riflessione più ampia su un passaggio storico spesso semplificato. Perché Fiume non è facilmente classificabile: non è ancora il fascismo, ma ne contiene alcune premesse; non è solo un’utopia libertaria, ma ne porta già i limiti. È un territorio ambiguo, e proprio per questo profondamente umano. Quello che colpisce è la sensazione di precarietà che attraversa ogni scena, come se tutto fosse sul punto di crollare da un momento all’altro. La festa, evocata già nel titolo, ha qualcosa di euforico ma anche di disperato: è la celebrazione di un presente intensissimo, vissuto come se non ci fosse un domani. E forse è proprio questo il punto: Fiume è un sogno collettivo che si consuma rapidamente, lasciando dietro di sé domande irrisolte. D’Annunzio emerge allora non solo come protagonista storico, ma come simbolo di una tensione più ampia: quella tra visione e realtà, tra desiderio di cambiamento e necessità di controllo. È un personaggio che sfugge alle definizioni, capace di accendere immaginari ma anche di aprire la strada a derive più oscure. In lui convivono luce e ombra, intuizione e ambiguità.

Alla Festa della Rivoluzione si muove proprio in questo spazio intermedio, senza cercare risposte definitive. Racconta un momento in cui le categorie si sfaldano, in cui il passato non basta più e il futuro è ancora informe. E nel farlo restituisce il senso di un’attesa, di una possibilità che per un attimo sembra concreta, prima di dissolversi sotto il peso della storia.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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