Abbiamo intervistato la storica archivista della Pixar: storia e segreti della mitica casa di produzione 

Christine Freeman è Senior Historian della casa di produzione fondata da Steve Jobs e John Lasseter. Ci ha raccontato come funziona il loro archivio e in cosa consiste il suo lavoro

Pixar Animation Studios è stato lo studio pioniere dell’animazione tridimensionale al computer, creando il primo lungometraggio d’animazione completamente in CGIToy Story, nel 1995. La sua storia, come molte storie americane, nasce per caso e però da due grandi: Steve Jobs e John Lasseter, il primo già famoso nella storia del personal computer e l’altro già animatore in Disney. Attraverso i racconti di Christine Freeman, Senior Historian alla Pixar, si ha la possibilità di immergersi nell’immenso archivio della società californiana, prima di Toy Story e fino ai film di oggi (ElioJumpers).

Il Pixar Image Computer Courtesy of Pixar Animation Studios
Il Pixar Image Computer Courtesy of Pixar Animation Studios

Pixar tra cambiamenti e fedeltà alle origini 

Da allora ad oggi molte cose sono cambiate, come ad esempio la cultura legata a software proprietari e segreti produttivi, che ora invece Pixar diffonde senza limiti. È il caso del software di animazione proprietario RenderMan, che oggi ha anche una versione per Blender (software open source con il quale è stato prodotto Flow, Premio Oscar nel 2025). Pixar ha, però, mantenuto alcune caratteristiche peculiari, facendo sempre i conti coni contenuti e le storie prima della tecnica. Questo ha portato lo studio a sviluppare storie originali, personaggi e dettagli unici, a volte iconici. Un approccio allo stile e al contenuto del cinema d’animazione che ha fatto storia e continua a creare interesse, oltre al mero prodotto finito. 

Chi è Christine Freeman 

Christine Freeman è la Senior Archivist di Pixar. Arrivò in Pixar nell’ultimo periodo in cui la società era al Point Richmond Campus, quando i materiali dei film Toy StoryA Bug’s Life e Toy Story 2 formavano lo zoccolo duro della collezione. L’interesse di Freeman verso la storia di Pixar iniziò durante la preparazione del trasloco dello studio verso i nuovi spazi di Emeryville, quando tantissimi bidoni venivano riempiti con materiali storici. È stata particolarmente fortunata a sentire direttamente dai protagonisti molte storie legate alle prime produzioni, e ora ha in gestione l’intero archivio assieme al suo team. 

La visita all'archivio del team di The Incredibles - Courtesy of Pixar Animation Studios
La visita all’archivio del team di The Incredibles – Courtesy of Pixar Animation Studios

Intervista a Christine Freeman 

Come è iniziata la storia della Pixar Animation Studios dal punto di vista archivistico?  
La storia della Pixar inizia oltre quarant’anni fa. Ed Catmull, un dottore di ricerca della Utah University, stava frequentando all’epoca The Institute of Technology’s Computer Graphics Lab a New York. George Lucas stava cercando una persona che sviluppasse dei tool per modernizzare i procedimenti di ripresa nei film, e arruolò Ed per fare questo. La Computer Division della Lucasfilm, diretta da Ed, inventò molti processi innovativi che ora sono diventati uno standard. La cosa più importante per George Lucas era avere dei procedimenti (hardware e software) che rimpiazzassero il compositing analogico. Questo dipartimento si chiamò Pixar Image Computer. Abbiamo attualmente in archivio alcuni Pixar Image Computer originali. Il gruppo di geni della computer grafica che lavorava all’interno del dipartimento aveva un sogno: creare un interno lungometraggio creato con la computer grafica, anche se ciò non faceva parte del loro lavoro quotidiano. 

Ci dica di più… 
Quando Ed e i suoi colleghi incontrarono il giovane animatore John Lasseter, furono in grado di assumerlo come primo artista ad utilizzare alcuni dei tool creati da loro per l’animazione al computer. E così provarono a creare alcune brevi animazioni per il Siggraph, l’evento statunitense più importante per la computer graphics: Lasseter lavorò con loro al corto The Adventures of André & Wally B., che per gli storici è il primo caso di animazione realizzata al computer, ovvero la CGI (Computer Generated-Imaginery). Quando la Lucasfilm affrontò un periodo di riorganizzazione finanziaria, Catmull e il suo collega Alvy Ray Smith svilupparono un piano per creare uno spin off dentro la stessa compagnia, per mantenere il team unito con tanta meticolosità. L’idea era di promuovere le tecnologie innovative sviluppate per la sezione Pixar Image Computer e nel frattempo continuare a sviluppare il team interno di animatori. Nel febbraio del 1986, Steve Jobs, l’allora capo della Apple Computer, acquisì la Lucasfilm Computer Division per 10 milioni di dollari: 5 milioni andarono alla Lucasfilm e 5 milioni in fondi di garanzia per il team di quaranta persone che fu rinominato Pixar. Questo fu il momento in cui Pixar nacque formalmente come società. 

Quanto è grande l’archivio ora e dov’è? 
L’archivio è situato vicino al campus, ed è di circa 1600 metri quadri. Ha un ambiente con temperatura e umidità stabile perché non si rovinino tutte le cose all’interno. 

Il primo team leader della Lucasfilm Computer Division Courtesy of Pixar Animation Studios
Il primo team leader della Lucasfilm Computer Division Courtesy of Pixar Animation Studios

Come funziona il procedimento di archivio in Pixar? 
Collezioniamo l’arte dei film dalle prime fasi del design. La nostra attenzione va ai dipartimenti Arte, Editoriale, Storia e Animazione. Se veniamo a conoscenza dell’utilizzo di materiali interessanti o utili fuori da questi dipartimenti, collezioniamo anche quelli. Abbiamo un archivista che incontra lo staff dei vari dipartimenti all’inizio, e li segue attraverso tutto il processo di produzione, per aiutarli a comprendere di quali materiali ha bisogno l’Archivio, e allo stesso modo l’archivista capisce come funzionano i singoli dipartimenti. I coordinatori della produzione spesso sono edotti su quale sia il metodo migliore per organizzare e conservare i loro materiali durante la produzione, in questo modo è un duplice scambio. Se ci sono dei cambiamenti nello staff, il processo “educativo” ricomincia. Alla fine di ogni produzione, ci sono meeting per il passaggio di consegne, dove ogni dipartimento ci consegna ciò che può essere archiviato. E così come c’è un archivio “fisico” per le cose materiali che collezioniamo, ci sono anche enormi archivi digitali dove teniamo artwork e documenti. 

Ci spieghi meglio… 
Se, ad esempio, un dipinto nasce digitale, questo per noi ha molto più valore se conservato in digitale piuttosto che stampato. Così il passaggio di materiale è sia fisico che digitale. Da un punto di vista storico, un tempo questo processo era meno formalizzato. Ora collezioniamo materiali dallo studio in modo regolare. Personalmente faccio un sacco di foto ogni giorno delle attività quotidiane e credo questo aiuti a tenere a mente le storie dietro ad ogni produzione dello studio. Raccogliamo anche interviste ad una parte dello staff, ma non a tutti: cerchiamo di monitorare le pietre miliari dello studio. In questo senso manteniamo relazioni anche con persone che hanno lasciato lo studio, e loro stessi hanno spesso bisogno di rivedere qualcosa negli archivi Pixar. Più volte a settimana ricevo email di un collega che mi chiede di rivedere alcune cose d’archivio di un altro collega che magari ha lasciato lo studio. 

Qual è la cosa più incredibile conservata nell’archivio Pixar? 
Se ora fossimo fisicamente insieme, all’interno degli archivi Pixar, ci sarebbero così tante cose che vorrei mostrare! Ad esempio, il colorscript originale di Ralph Eggleston che ha guidato le scelte cromatiche e di mood per il film Toy Story. O un calendario appartenente a Ed Catmull, che documenta il giorno in cui chiese a John Lasseter di andare a provare il loro software. Si può dire che in quel giorno la storia della Pixar cambiò, e quel calendario lo documenta perfettamente.  

Che tipo di materiali sono più conservati nell’archivio? Storyboard, sculture, materiale pubblicitario, layout, character design? 
Abbiamo una stanza solo per le sculture. Sono quelle che richiedono il maggiore spazio espositivo e di archivio. Ma probabilmente la concept art e i disegni preparatori costituiscono la maggior parte dei materiali d’archivio fisici presenti. 

Visite all'archivio Courtesy of Pixar Animation Studios
Visite all’archivio Courtesy of Pixar Animation Studios

Le nuove generazioni di artisti e animatori visitano gli archivi solitamente? Per quali necessità? 
Gli artisti sono ispirati da altri artisti. Amano vedere di persona i pezzi d’archivio e ci comunicano spesso quanto sia importante questa esperienza per loro. Visto che lo sappiamo, cerchiamo di fare progetti per rendere più accessibile l’archivio agli artisti che vogliono visitarlo. L’archivista responsabile ha assunto una persona per curare una selezione di artwork e portarla dove ora sono gli art department, così da rendere più facile la consultazione dei materiali. Anche le produzioni possono richiedere di accedere all’archivio per accedere a documentazione precedente. Ma ci sono anche richieste per sculture da inserire in documentari o interviste. Facciamo anche molte iniziative per sensibilizzare le persone che lavorano in Pixar che l’archivio è aperto e accessibile. I coordinatori di dipartimento portano spesso gli artisti in visita per ispirarli: ad esempio, il team di Toy Story 5 (ora in produzione, n.d.r.) ci ha chiesto di vedere tutti gli artwork creati per Brave – Ribelle. Abbiamo anche una newsletter settimanale che mandiamo ai dipendenti con un approfondimento su un singolo pezzo d’archivio. Per il pubblico, su LinkedIn facciamo una selezione mensile degli artwork. 

Qual è l’aspetto che ti piace di più del tuo lavoro? 
In 25 anni il mio lavoro qui è cambiato molto. Amo i giorni in cui posso organizzare il mio materiale e sistemarlo sugli scaffali. O mettere in ordine un sacco di file digitali per renderli più comprensibili a chi dovrà studiarli per lavoro. Amo davvero il fatto che grazie al mio ordine molte persone possano usufruire tutti i giorni del materiale d’archivio. Ho apprezzato molto il fatto di conoscere di più la storia della Pixar grazie al mio lavoro. Ma forse è questa la cosa più bella del mio lavoro: veder vibrare nei pezzi d’archivio l’emozione dell’artista che li ha creati, o un file digitale che ci fa comprendere di più il mondo Pixar. Ieri ero molto eccitata perchè ho trovato un negativo dell’Image Computer che non avevo mai visto prima. Ora posso scansionarla e condividerla. Infine, mi piace lavorare con un team in grado di creare collezioni che possono essere consultate da tutte le persone, regolarmente, all’interno dello studio.    

L’archivio organizza qualche volta mostre pubbliche? 
Anche se siamo un piccolo team, abbiamo attualmente due mostre in giro, “Emotions at Play” a New York  e “Science behind Pixar” a Columbus, in Ohio, e a Siviglia, in Spagna.  

Giulietta Fara 

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