Il mondo sta riscoprendo il talento della designer olandese Hella Jongerius

La designer olandese ha da poco affidato il suo archivio al Vitra Design Museum di Weil am Rhein, in Germania. E proprio lì ha inaugurato la sua prima retrospettiva, che parte dagli inizi con Droog Design e arriva alle ricerche sul colore e sui materiali alle quali si dedica adesso

Nel 1993, quando Hella Jongerius (Utrecht, 1963) si laurea alla Design Academy di Eindhoven presentando alla commissione, tra gli altri, un progetto sui “tessuti gonfiabili” (pezzi autoprodotti con elementi tessili e in materiali plastici in modo da poter diventare tridimensionali), il panorama del design internazionale è dominato da due categorie di progettisti: gli istrioni alla Philippe Starck e i minimalisti come Jasper Morrison, concentrati sull’essenza dell’oggetto. La giovane olandese si piazza fin da subito su una traiettoria personale, tangente in diversi punti a quella del collettivo più irriverente del periodo, Droog Design, nato proprio nello stesso anno per opera di Gijs Bakker e Renny Ramakers.

A lei, che non ha un ego ipertrofico da nutrire ma è guidata da un genuino interesse per la materia, preme soprattutto indagare il rapporto tra il fatto a mano e il fatto in serie e non ha paura di sporcarsi le mani sperimentando col colore o con pratiche artigianali come la tessitura e la ceramica in un momento storico in cui queste vengono per lo più snobbate o liquidate come un retaggio del passato. Con Droog produce, per esempio, i vasi Soft Urn, urne morbide che riprendono una forma ancestrale usando una moderna gomma poliuretanica fino ad allora usata principalmente per gli stampi e lasciano a vista le tracce del processo di produzione. Un materassino da doccia in poliuretano nato anch’esso come graduation project in cui il pattern a pallini cresce fino a diventare ipertrofico. O, ancora, la Knitted Lamp in cui la fonte di luce, una comune lampadina, è ricoperta da un tessuto elastico in fibra di vetro che resiste al calore.

La mostra al Vitra Design Museum: gli oggetti di una vita e le ricerche di Hella Jongerius

Ritroviamo queste prima creazioni, insieme a tante altre, circa 300 in totale, in Hella Jongerius: Whispering Things, la prima grande retrospettiva sul suo lavoro allestita al Vitra Design Museum di Weil am Rhein, nel campus dell’azienda con cui collabora da molti anni come direttrice artistica per i colori e i materiali e alla quale ha affidato di recente la custodia del proprio archivio. “Il titolo parla di oggetti che sussurrano, ma se guardo indietro al mio percorso queste cose le sento piuttosto parlare a voce alta”, spiega la designer. “Con ognuna di loro ho un rapporto molto forte e ricco di sfaccettature, sono depositarie di ricordi e di una parte della mia identità. L’archivio, però, pesava sulle mie spalle più di quanto pensassi e me ne sono resa conto soltanto adesso. Per me questo passaggio di consegne non rappresenta una fine, semmai un nuovo inizio”.

Hella Jongerius  le grandi aziende: oltre la perfezione “fredda” del fatto in serie

Tra i progetti in mostra, raccolti in una sezione che si intitola Business Class, un’allusione ironica alla sua collaborazione con la compagnia aerea KLM e al mondo corporate con le sue rigidità e le sue regole non scritte, ci sono anche i più famosi, realizzati per aziende importanti come Artek, Camper, IKEA, Maharam e la stessa Vitra. Anche in questi casi appare evidente come Jongerius non si sia limitata a rispondere a dei brief calati dall’alto, ma abbia preso per mano i suoi committenti e li abbia portati nel suo mondo, cercando di inserire delle variazioni  sapientemente dosate nel regno del “fatto in serie” oppure spingendo i suoi interlocutori a rivedere determinati processi in modo da renderli più sostenibili. Nei piatti in porcellana disegnati per Nymphenburg a partire dal 2004, per esempio, spuntano dei cerbiatti o degli ippopotami in rilievo, una rielaborazione giocosa di motivi già usati dalla storica manifattura tedesca in un periodo che va dal Rococò all’Art Nouveau e reperiti negli archivi. I tappeti progettati per l’azienda danese Kvadrat e per l’americana Maharam utilizzano sofisticate tecniche di tessitura per generare movimenti e interruzioni di ritmo. “Se ben disegnata, anche un’irregolarità può diventare una caratteristica positiva”, spiega la designer esplicitando un passaggio chiave del suo metodo. “In questo modo si introduce energia nel progetto, lo si infonde di vita e lo si solleva a un livello più alto dell’insipida perfezione industriale”.

Hella Jongerius: Whispering Things, Vitra Design Museum, Weil am Rhein, 2026
Hella Jongerius: Whispering Things, Vitra Design Museum, Weil am Rhein, 2026

Hella Jongerius oggi: le ricerche su colori e materiali

L’ultima parte del percorso, al primo piano del museo, ci mostra il presente di Hella Jongerius, “una designer che non ha più voglia di disegnare prodotti” prendendo in prestito le parole usate dal presidente emerito di Vitra Rolf Fehlbaum in un testo affettuoso pubblicato sul catalogo della mostra. A occupare il suo quotidiano, oggi, è un lavoro autonomo e quasi ossessivo di scavo nelle potenzialità del colore e dei materiali. In quest’ultima parte della sua produzione il confine tra arte e design si fa sempre più labile. Lo vediamo bene nei tanti studi sulla giustapposizione cromatica raccolti nella sezione intitolata Feeling Eye, l’occhio senziente, che possono per certi versi ricordare le sperimentazioni del Bauhaus. Tra tutti spicca la grande installazione fatta con 300 vasi della serie Coloured Vases: identici nella forma, vengono usati come tele su cui disporre, accostandoli tra loro in modi sempre diversi, pigmenti e smalti autoprodotti. Oppure in alcuni esemplari degli Angry Animals, sculture in ceramica modellate a mano, “arrabbiate” e perturbanti, che Jongerius ha esposto per la prima volta nel 2024 nella galleria Salon 94 di New York e che ritroveremo a giugno a infestare il nuovo stagno progettato da Bas Smets accanto al museo.

Giulia Marani

Hella Jongerius: Whispering Things
a cura di Glenn Adamson con Marcella Hanika
Vitra Design Museum, Weil am Rhein (Germania)
Fino al 6 settembre 2026

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Giulia Marani

Giulia Marani

Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per…

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