Fragilità. Visioni di una forza formativa

Informazioni Evento

Luogo
A ARTE INVERNIZZI
Via Domenico Scarlatti 12, Milano, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

DA LUNEDÌ A VENERDÌ 10-13 14.30-18.30, SABATO SU APPUNTAMENTO

Vernissage
12/03/2026

ore 18

Curatori
Davide Mogetta
Generi
arte contemporanea, collettiva

Il progetto nasce da un dialogo fra Günter Umberg e Davide Mogetta a proposito della persistenza nella sua
arte, a partire dagli anni Settanta, di un motivo insieme strettamente individuale e universale: l’incontro con la
vulnerabilità.

Comunicato stampa

Fragilità. Visioni di una forza formativa
Dadamaino François Morellet Arcangelo Sassolino Günter Umberg Grazia Varisco
inaugurazione giovEDì 12 marzo 2026 ORE 18
La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 12 marzo 2026 alle ore 18 la mostra Fragilità. Visioni di una
forza formativa, a cura di Davide Mogetta. L’esposizione intende indagare la tensione formativa della fragilità
in alcune opere di Dadamaino, François Morellet, Arcangelo Sassolino, Günter Umberg e Grazia Varisco. Il
progetto nasce da un dialogo fra Günter Umberg e Davide Mogetta a proposito della persistenza nella sua
arte, a partire dagli anni Settanta, di un motivo insieme strettamente individuale e universale: l’incontro con la
vulnerabilità.
Negli ultimi anni il tema della fragilità ha attraversato in vari modi le riflessioni sull’arte ed è soprattutto tornata
in primo piano l’esperienza della fragilità del vivente, e più in particolare dell’umano: non solo come
conseguenza di grandi crisi naturali, ma anche a seguito degli sconvolgimenti politici e sociali che ci
circondano. Della fragilità ci si vuole certo prendere cura per salvaguardare ciò che è fragile; ma si vuole
anche, talvolta, cambiarla di segno per trarne nuove energie. In un caso come nell’altro, sembra però che
fragilità e resistenza debbano in fondo restare separate. Salvaguardare il fragile, insomma, o trasformarlo in
forte. Eppure almeno in alcune ricerche artistiche sembra possibile riconoscere un altro percorso. È il
tentativo di cogliere la fragilità all’interno della stessa tensione formativa. Non affinché quella forza la salvi, o
la faccia reagire e la trasformi, ma perché la fragilità possa farsi forma di opere in sé potenti: tanto più potenti
quanto più manifesta è la loro fragilità. Questa non diventa allora una forza formativa, lo è; e intesse
concretamente le opere formandole. Lo fa a partire dal loro materiale, attraverso il modo in cui esso viene
manipolato, e fino al modo in cui esse possono essere esposte e osservate.
Questa ipotesi è esplorata attraverso i lavori di cinque protagonisti appartenenti a diverse generazioni dell’arte
internazionale. Le loro opere sono state presentate insieme in alcune occasioni, ma gli accostamenti proposti
in questo progetto sono inediti. Essi invitano a interrogare il senso assunto dalla fragilità nei loro percorsi
creativi, per affinità o contrasto. Può essere un tratto dell’esperienza interiore, che possiamo cogliere; può
essere l’esito di una riflessione, ora sulla condizione umana, ora sui limiti della ragione, che sempre deborda
nel sentire e nel fare artistico. In tutti i casi la fragilità caratterizza, in modi singolari, la fattura stessa delle loro
opere. Ma questo non coincide in nessuna delle loro ricerche con una presa di posizione debole o
rinunciataria, né con il lasciarsi indietro la fragilità da cui muovono. Essa, piuttosto, fa corpo unico con la
tensione immaginativa, generatrice di forme allo stesso tempo precarie e solide, stabili e inquiete. Ecco allora
che l’esposizione propone cinque visioni di una forza formativa che non è altro che fragilità. Invita a osservarla
nelle opere medesime, nella misura in cui il loro farsi forma rende possibile cogliere dei rimandi a dimensioni
ulteriori dell’esperienza.
Apre la mostra l’opera di François Morellet

piquant neonly n°10, 1=10° (2008) in dialogo con
piquant
neonly n°9, 1=6° (2007) presentata nella sala al piano superiore. Le due opere declinano il rapporto fra rigore
geometrico-sistematico e sorpresa del caso, attraverso l’utilizzo di un materiale fragile e di accesa luminosità
quale i tubi al neon. Nello stesso spazio sono esposte opere recenti di Arcangelo Sassolino: due in cemento e
acciaio e due in vetro, acciaio e poliestere, le quali tradiscono l’attesa solidità del materiale che le costituisce
con il loro aspetto vulnerabile.
Nella sala attigua Günter Umberg presenta opere in cera e pigmento su carta, risalenti ai primi anni Settanta,
momento germinale del suo fare. In questi lavori egli trasforma la propria esperienza personale, irripetibile,
imprimendo una forma artistica che apre a nuove immagini inattese.
Al piano inferiore della galleria vi è l’installazione Reticenze di Grazia Varisco realizzata per l’occasione, in cui
l’artista deforma e riforma delle strutture reticolari in metallo, sospendendo l’istante di un movimento, che
dialoga con quattro opere di Dadamaino, dai cicli “Il movimento delle cose” e “Sein und Zeit”, realizzati negli
anni Novanta, i cui tratti che s’inseguono su fogli di poliestere, sembrano rendere visibile il paradosso di un
gesto che è tanto più compiuto quanto più accetta di non potersi compiere una volta per tutte.
Il percorso espositivo si conclude con la recente installazione di Günter Umberg, in cui la relazione ritmica tra i
sei lavori singoli che la compongono genera una forza attrattiva, il desiderio di avvicinarsi quanto più possibile

all’opera, persino di toccarla, e che deve però rimanere interdetto per non distruggerla. Forza di attrazione e
distanza si trovano in un conflitto costruttivo.
In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue contenente un saggio di Davide Mogetta, la
riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato biografico degli artisti esposti.