Le vendite e i commenti delle gallerie d’arte italiane alla fiera ARCO di Madrid per questo 2026

Resta un appuntamento centrale nei calendari globali dell’arte la grande fiera di Madrid, che è tornata a marzo 2026 all’IFEMA con i suoi oltre 200 espositori e i collezionisti privati e istituzionali spagnoli, ma anche latino-americani

Ci è parsa una fiera che parlava di Novecento e al Novecento, Arco Madrid, in questo marzo 2026 attraversato da conflitti e tensioni geopolitiche, che, come spesso accade nel mondo dell’arte, sembrano restare sempre fuori dalla porta, anche dei padiglioni di IFEMA a Madrid. La quarantacinquesima edizione di Arco Madrid, in chiusura domenica 8 marzo 2026, si è mostrata in buona salute, al netto delle rivendicazioni delle gallerie nazionali che lavorano con una delle aliquote IVA più alta in assoluto e nonostante le turbolenze mondiali. Di certo, però, forse anche in considerazione degli scenari geopolitici e le loro incertezze, sono state molte le gallerie spagnole e internazionali a scommettere su proposte cautamente classiche, nel solco del moderno e delle avanguardie storiche. A dar rifugio a portafogli e animi in subbuglio.

Come è andata la fiera Arco Madrid 2026

Pittura, tessili, scultura e ceramica, molta ceramica, e poi disegni, e, lo dicevamo, tanta neoavanguardia, sia storica che degli Anni Sessanta e Settanta, questo il nucleo fondante, in termini di tecniche artistiche, ad Arco Madrid 2026. Mentre pochissimo o nullo era, come spesso succede alle fiere, il contributo dei nuovi media dell’arte contemporanea. E il politico e l’impegno, in un Paese che alle battaglie non si sottrae, apparivano sempre e solo offuscati dal filtro della distanza e del tempo, sia in termini di forma che di contenuto. I bollini rossi sono comunque comparsi dalle prime ore, in fiera, con i galleristi che spuntavano dalle checklist le opere già opzionate e quelle già comprate dai collezionisti che sono entrati nelle giornate di preview. Le grandi gallerie internazionali e anche quelle italiane hanno fatto la loro parte con convinzione e proposte di peso, per una manifestazione che resta centrale nel contesto iberico e latino-americano, a volte tirando fuori dal cilindro artisti spagnoli o opere ispirate all’immaginario spagnolo, come se aderire al già noto facilitasse l’affezione dei collezionisti. Abbiamo raggiunto alcune delle gallerie italiane in fiera ad Arco Madrid, per capire con le dirette interessate l’efficacia della rassegna e le evoluzioni del mercato dell’arte spagnolo e più ampiamente latino, e fare un punto su vendite, collezionisti, presenza istituzionale.

I riscontri delle gallerie italiane in fiera a Madrid

Tra le presenze italiane più consolidate di Arco Madrid c’è senza alcun dubbio la galleria Studio Trisorio di Napoli, che partecipa alla fiera spagnola da 27 anni e a che al riguardo ci racconta: “Nel tempo abbiamo consolidato relazioni importanti con collezionisti non solo spagnoli ma anche internazionali, molti dei quali tornano a trovarci anno dopo anno. Per questa ragione Arco rimane per noi una fiera molto importante e un appuntamento strategico all’interno del nostro calendario fieristico”. In fiera con un progetto dedicato alle opere di Francesco Arena, Fabrizio Corneli, Elisabetta Di Maggio, Jenny Holzer, Rebecca Horn, Christiane Löhr, Umberto Manzo, Martin Parr, la galleria napoletana ha anche espresso il desiderio che possa, in futuro, essere dedicato “ancora più spazio ai collezionisti invitati dalla fiera, rendendo il tempo a loro disposizione un momento davvero esclusivo di visita. Arco è una fiera che richiede tempo: il lavoro non si esaurisce nella sola preview, ma prosegue anche nei giorni successivi”. Mentre, come geografia dei collezionisti tipo che si incontrano ad Arco, Trisorio ci ha evidenziato una forte presenza di collezionisti privati “provenienti non solo dalla Spagna ma anche dal Sud America e dal Portogallo”.

Arco Madrid, una fiera che richiede tempo

Torna sulla qualità del collezionismo che si intercetta ad Arco Madrid anche Francesca Minini“La fiera si è confermata un terreno fertile per la qualità delle relazioni. Abbiamo incontrato collezionisti di grande profilo da Germania, Belgio e Portogallo, oltre a confermare lo storico legame con la Spagna. È stato particolarmente stimolante intercettare una nuova generazione di collezionisti sudamericani che, avendo stabilito la propria residenza in Spagna, hanno scelto Madrid come centro nevralgico per i loro interessi”. Sul fronte delle vendite, poi, Arco è partita all’insegna della prudenza, “la fiera ha assunto una dinamica più riflessiva: il ritmo delle transazioni ha richiesto una maggiore pazienza, trasformando il tempo dell’evento in un’occasione preziosa per coltivare dialoghi profondi che, come auspichiamo, porteranno a chiusure nelle prossime settimane. Una fiera non si valuta solo nei giorni in cui si svolge, ma anche nelle settimane successive in cui le trattative si concretizzano”, conferma la gallerista, ad Arco con Massimo Minini, in un dialogo internazionale tra gli artisti rappresentati. “Per la Galleria Massimo Minini, il fulcro è stato un grande dipinto di Peter Halley, affiancato da un nuovo lavoro di Sheila Hicks – in coincidenza con la sua mostra personale attualmente in corso a Brescia – in dialogo con le recenti produzioni di Paul P. e Landon Metz”, continua la gallerista che dalla sua scuderia milanese presentava, invece, le opere di Elena Damiani, Armando Andrade Tudela, Flavio Favelli e Roberto de Pinto (di cui si inaugura il prossimo 18 marzo la mostra personale in galleria a Lambrate), insieme alle nuove serie fotografiche di Jacopo Benassi e Simon Dybbroe Møller e, a completare il percorso, i nuovi lavori di Armin Boehm e Matthias Bitzer. Alla fine delle giornate di lavoro, tra le vendite condivise quelle per un grande dittico di Flavio Favelli, un nuovo dipinto di Roberto de Pinto, un’opera di Jacopo Benassi e una di Armando Andrade Tudela, insieme “a una trattativa avanzata per il lavoro di Peter Halley con un’importante collezione spagnola oltre ad altri forti interessi”.

L’importanza del collezionismo dei musei per Arco Madrid

Ritornava quest’anno ad Arco anche la galleria P420, con in stand le opere di Irma Blank, Adelaide Cioni, Merlin James – presentati ad Arco con dei solo show nelle scorse edizioni della fiera – con June Crespo (esposta anche nella mostra ARCO2045: The Future, for Now, curata da Magali Arriola e José Luis Blondet), Francis Offman, Victor Fotso Nyie e Alessandra Spranzi, “che giovedì ha presentato la sua monografia pubblicata col supporto dell’Italian Council al Museo Reina Sofia”. Sul fronte concreto delle vendite, la fiera spagnola non concentra tutto solo nelle prime ore della preview, ma, con un ritmo più dilatato, vede tornare più volte a IFEMA il pubblico locale, che “raramente prende decisioni al momento”, ci segnala la galleria di Bologna, che aggiunge: “ad Arco, a differenza di tante fiere, si lavora tutti i giorni e anche nel weekend non è raro concludere delle vendite”, continuano da P420, che sottolinea anche il buon livello qualitativo di collezionisti presenti nei primi giorni, di cui molti anche internazionali, che ci tengono a essere presenti alla rassegna di Madrid, e l’ottimo programma VIP che contribuisce a creare una buona platea per le gallerie. Alla fine della settimana madrilena, P420 aveva venduto opere per quasi tutti gli artisti esposti, con una particolare attenzione per le opere di June Crespo, Adelaide Cioni e Alessandra Spranzi “entrate in ottime e importanti collezioni”.

“Arco è una fiera internazionale con presenze importanti, sia di gallerie che di collezionismo. Una fiera dove le istituzioni sono molto attive, e la prova ne è l’acquisizione del Museo Reina Sofia di una storica opera di Elisa Montessori, avvenuta due anni fa, e oggi esposta nel nuovo riallestimento della collezione”, commenta con noi la gallerista fondatrice di Monitor, Paola Capata, con spazi a Roma, a Pereto e a Lisbona. “Per Monitor è una fiera importante, anche per il fatto di conseguire ormai da nove anni un solido impegno in Portogallo”, segnala infatti Capata, che continua: “Le nostre presentazioni ad Arco Madrid hanno sempre una portata curatoriale, e quest’anno infatti abbiamo mostrato due artiste portoghesi appartenenti a due generazioni diverse in dialogo: Maja Escher (1990) e Helena Lapas (1940). La fiera è servita molto per introdurre il lavoro di Lapas, pioniera della fiber art in Portogallo ad un’audience internazionale e siamo soddisfatti della risposta”.

Con le opere in mostra di Marc Bauer, Pamela Diamante e Marina Paris, era quest’anno alla sua quarta partecipazione, la seconda nella Main Section, la galleria Gilda Lavia, per la quale Arco è “una delle fiere internazionali europee più interessanti e proficue. La fiera ha un’ottima selezione di espositori ed essere presenti è importante, per il nostro percorso della galleria”. E che ci racconta di aver raccolto contatti nuovi e interessanti durante la preview, portando a termine anche vendite. “Lavoriamo sempre molto bene con i collezionisti italiani. La speranza è quella di avere la possibilità di conoscere sempre più collezionisti stranieri”, ci spiega la galleria romana, “probabilmente la situazione geopolitica di questo anno ha un po’ compromesso l’affluenza da alcuni paesi”, con a compensare un maggiore passaggio di istituzioni e fondazioni private. In una fiera, Arco Madrid, che, lontana dalla spettacolarizzazione, resta un solido appuntamento per il mercato dell’arte internazionale e anche per le gallerie italiane.

Cristina Masturzo

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Cristina Masturzo

Cristina Masturzo

Cristina Masturzo è storica e critica d’arte, esperta di mercato dell’arte contemporanea, art writer e docente. Dal 2017 insegna "Economia e Mercato dell'Arte" e "Comunicazione e Valorizzazione delle Collezioni" al Master Accademico in Contemporary Art Markets di NABA, Nuova Accademia…

Scopri di più