A Madrid ha aperto ARCO: ecco cosa sta succedendo nella più importante fiera d’arte contemporanea in Spagna
Tra i galleristi, molti si auspicano che la crisi internazionale possa indurre all’acquisto di opere d’arte come beni rifugio, non soggetti alle fluttuazioni dei mercati. Forse per questo gli stand più affollati sono proprio quelli più “classici”, specializzati in arte moderna e avanguardie
La quarantacinquesima edizione di ArcoMadrid si è aperta ieri (e al pubblico fino a domenica 8 marzo) in un clima di cauto ottimismo, nonostante le forti tensioni in Medio Oriente. Nei padiglioni 7 e 9 di Ifema sono presenti quasi tutti i 211 espositori provenienti da 30 paesi, eccetto i titolari della galleria Green Art, che da Dubai, per ovvie ragioni, non hanno potuto viaggiare a Madrid. Affollata come sempre la prima giornata in fiera, riservata a collezionisti e professionisti del settore. La prima impressione è di una fiera in buona salute, che conferma la vocazione “regionalistica” ibero latino-americana e particolarmente attenta ad appoggiare la creatività spagnola.
La protesta per le differenze fiscali ad ArcoMadrid 2026
In generale, l’ambiente sembra però più fiducioso e disteso negli stand stranieri che nelle 74 gallerie spagnole, dove si percepisce un certo nervosismo dovuto alla forte diseguaglianza sull’aliquota Iva (in Spagna ancora purtroppo al 21%) che potrebbe forse pregiudicare gli affari. Nella giornata di ieri, infatti, un nutrito gruppo di artisti presenti in Fiera si è riunito a sostegno delle gallerie spagnole per protestare contro il silenzio forzato dei ministeri di Cultura e Finanze dinnanzi alla richiesta ormai estenuante di un’Iva culturale adeguata e al passo con il resto d’Europa. Il Consorzio nazionale delle Gallerie d’arte Contemporanea ha distribuito adesivi fra la gente e intende realizzare altre azioni di protesta in fiera.
Avanguardie e grandi nomi proposti come beni rifugio ad ArcoMadrid 2026
Tra i galleristi, molti si auspicano che la crisi internazionale possa indurre all’acquisto di opere d’arte come beni rifugio, non soggetti alle fluttuazioni dei mercati. Forse per questo gli stand più affollati sono proprio quelli più “classici”, specializzati in arte moderna e avanguardie. La madrilena Leandro Navarro espone un meraviglioso Juan Gris dai toni verdi e uno splendido Morandi; Mayoral di Barcellona si presenta al pubblico con una bella tela di Picasso, montata sul wall paper di una foto d’epoca di Barcellona, alla parete esterna dello stand. Puntano su grandi nomi anche Taddeus Ropac, che espone un’enorme tela di Baselitz del 2025 e la bellissima serie Goya di Arnulf Rainer, datata 1983; le francesi Lelong, Perrotin e Chantal Crousel, e le tedesche Esther Schipper e Krinzinger hanno opere di artisti affermati sul mercato, “accessibili” solo ai collezionisti più facoltosi. Peccato però, che tra tante proposte con quotazioni alte o altissime, negli ultimi tempi ad ArcoMadrid si sia perso un po’ il gusto per la scoperta dell’arte emergente, ad eccezione forse delle sezioni Opening (gallerie under 8) e Perfiles (arte latino-americana).
Scompaiono le gallerie storiche di ArcoMadrid
Si fa notare la scomparsa ormai definitiva delle gallerie storiche di ArcoMadrid, gestite da una generazione di tenaci signore dell’arte contemporanea spagnola come Helga de Alvear e Juana de Aizpuro, Soledad Lorenzo e Oliva Arauna. Un’eredità solo parzialmente raccolta da Elba Benitez o Nieves Fernández, dalle sorelle Mignoni (figlie della gallerista Elvira González e dell’artista italiano Fernando Mignoni) e da pochi altri stand madrileni come Max Estrella, Casado Santapau e Espacio Minimo. Si fanno strada sul mercato spagnolo invece i galleristi portoghesi (come Vera Cortés, Pedro Cera o Balcony), forti del recente abbassamento dell’Iva al 6% e della rappresentazione di artisti affermati come Pedro Cabrita Reis e Juliao Sarmento, Joana Vasconcelos, Carlos Bunga o l’emergente Vihls. Tra le gallerie straniere, non passa inosservato il ritorno a Madrid, dopo tantissimi anni, della signora dell’arte napoletana Lia Rumma, con uno stand elegante, ricco di opere di richiamo come la bellissima mappa di Spagna tessuta di William Kentridge, le fotografie di Vanessa Beecroft o i quadri astratti di Gian Maria Tosatti. Non manca mai a Madrid invece Ida Pisani, di Prometeo Gallery, che presenta una serie di nuovi raffinati disegni di Giuseppe Stampone, ispirati all’arte italiana, una anticipazione della personale dell’artista a Milano.
Tessuto, ceramica e presenze femminili ad ArcoMadrid 2026
Tra gli stand, quest’anno, c’è davvero un po’ di tutto, ma si nota l’abbondanza di installazioni e sculture, così come di opere realizzate con tessuto, ceramica e materiali poveri, con una fattura che richiama la tradizione artigianale. La tridimensionalità dell’oggetto artistico sembra attrarre molto sul mercato, in qualunque forma o materiale si presenti. La pittura non manca, ma spesso vira al pop, soprattutto nelle tinte accese, e a un neo-figurativismo a tratti eccessivo. Molte le presenze femminili tra gli stand. Esther Ferrer, l’artista spagnola più quotata oggi, presenta da Mira Madrid l’opera Piano Alado, con concerto dal vivo circondato dalla serie dei suoi 81 autoritratti fotografici nel tempo. Belén Rodriguez, altro nome in ascesa in Spagna, da Alarcón Criado espone i suoi ultimi delicatissimi lavori ispirati all’estetica giapponese. Tra le spagnole, si fanno notare i lavori di June Crespo (anche nello stand della bolognese P420), di Eva Frabregas, Lucía Pino, Diana Policarpio e Glenda León. Tra le italiane, troviamo opere di Monica Bonvicini (da Krinzinger), Ludovica Carbotta (da Bonbon) e nello stand della galleria romana Gilda Lavia le inusuali proposte fotografiche di Marina Paris e Pamela Diamante dialogano con le opere a matita di Marc Bauer. Interessante anche il dialogo intergenerazionale fra le portoghesi Maya Escher (classe 1990) e Helana Lapas (di 85 anni) proposto da Monitor, artiste che si esprimono entrambe con il tessuto.
Le sezioni tematiche ad ArcoMadrid 2026
Meriterebbero una visita più approfondita le tre sezioni tematiche della fiera, affidate ad altrettanti curator internazionali: ma una fiera, si sa, è uno spazio commerciale e non una biennale d’arte. Lo dimostra il fatto che non convince quasi mai la sezione principale – che ha sostituito ormai da tempo il Paese invitato. Quest’anno si intitola ARCO2045: il futuro è ora e – forse perché distribuita in due spazi, tra padiglione 7 e 9, con separé fatti di tende bianche da ospedale – mostra un panorama artistico un po’ confuso, che non riflette in maniera chiara l’idea dei curatori. Non entusiasma quest’anno neppure Perfiles, la sezione dedicata all’arte emergente del Sudamerica, dove non si capisce perché debba essere incluso un nome storico come l’argentino Roberto Jacobi (Isla Flotante). All’interno di Opening (sezione riservata alle gallerie di meno di otto anni, 12 delle quali esordiscono a Madrid) le proposte sono invece più fresche e stimolanti. Come quelle della galleria romana Ada, che presenta le delicate sculture florali della spagnola Blanca Gracia in dialogo con la pittura astratta, altrettanto delicata, di Marco Eusepi; o di Kali, giovane galleria di Lucerna, che dedica un solo show all’artista italiano Michele Gabriele. Suggestiva e stimolante anche l’installazione di Victor Jaenada nello spazio Spiritvessel di Espinavessa, in Catalogna: una riflessione su flamenco, acqua, ceramica e echi del passato andalusí, in chiave molto poetica.
Progetti speciali e stand come opere d’arte ad ArcoMadrid 2026
Tra i 38 progetti speciali – tante piccole personali tra gli stand – c’è un bell’omaggio alla fotografa della movida madrilena Ouka Lele (scomparsa qualche anno fa) nello stand di RocioSantaCruz dipinte di rosso. Interessanti i lavori di Olafur Eliasson, la serie sugli incroci di razze di Sandra Gamarra; Jaume Plensa con le sue recenti sculture che emergono dall’alabastro grezzo; Ugo Rondinone, che sfida la gravità con i suoi puzzle verticali di pietre colorate; e infine le delicate composizioni su carta e tela di Aurelia Muñoz, artista dell’arte povera catalana, rivalutata di recente anche grazie a Manifesta 15. Da non perdere, infine, la composizione architettonica dello stand di Parra & Romero, affermata galleria madrilena che ha scelto di riprodurre gli spazi e le prospettive visive del Memoriale Brion di Carlo Scarpa, tra i quali espone opere degli italiani Ornaghi & Prestinari, Turi Simeti e Claudio Parmiggiani. Ha un aspetto più angosciante, infine, l’allestimento della galleria tedesca Jahn und Jahn, ingabbiata tra la rete metallica dell’iraniano Navid Nuur e la parete in cartone del tedesco Stefan Vogel, autore anche del pavimento.
Federica Lonati
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