L’immaginario sonoro di Brian Eno riattiva due importanti complessi di Parma con una mostra diffusa
A quattro anni dal suo ultimo progetto in Italia, il grande musicista inglese torna con un programma diffuso che dialoga con gli spazi del Complesso Monumentale di San Paolo e l'Ospedale Vecchio, che torneranno nuovamente fruibili
Annoverato tra i più importanti musicisti contemporanei e Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia nel 2023, Brian Eno (Woodbridge, 1948) torna in Italia con un progetto diffuso a Parma, attivando le sedi storiche del Complesso Monumentale di San Paolo (oggetto di un recente restauro che ha interessato la torre Campanaria, il Chiostro della Fontana e degli ambienti che lo circondano) e l‘Ospedale Vecchio, restituendoli alla città a partire dal 30 aprile.
Il progetto d’arte diffusa di Brian Eno a Parma
I due progetti, visibili fino al 2 agosto, sono distinti ma complementari. Nel primo prenderà forma Seed, che si compone di due fasi: la prima prevede la presentazione al pubblico (per circa tre mesi) dell’installazione audio site specific Installation for Giardini di San Paolo, realizzata in collaborazione con la giornalista e scrittrice Ece Temelkuran. A seguito di questa prima fase (impressa su vinile), l’opera troverà posto nella Casa del Suono nella collezione permanente.

La collezione delle installazioni completa di Brian Eno in mostra a Parma
Gli ampi spazi della Crociera dell’Ospedale Vecchio ospiteranno My Light Years, la collezione più completa mai realizzata delle installazioni e opere audiovisive di Brian Eno, esposte in un unico spazio. Il progetto intende restituire una panoramica ampia e precisa del percorso artistico tra luce, suono e sistemi generativi, passando da lavori cardine come 77 Million Paintings (2006) e Face to Face (2002), esempi di quell’arte generativa che contraddistingue il lavoro dell’artista inglese.

Arte come processo generativo secondo Brian Eno
“La mia sensazione è che fare arte possa essere più utilmente pensato come il giardinaggio: pianti alcuni semi e poi inizi a osservare cosa succede tra loro, come prendono vita e come interagiscono. Questo approccio è talvolta chiamato ‘procedurale’. Io lo chiamo ‘generativo‘”, spiega Brian Eno. “Proprio come un giardino è diverso ogni anno, anche un’opera d’arte generativa potrebbe essere diversa ogni volta che la vedi o la senti. L’implicazione è che un’opera del genere non è mai veramente finita. Ai Giardini di San Paolo realizzerò una nuova opera pensata specificamente per questo luogo. Riempirà l’intero spazio, che è molto suggestivo e che rappresenta una sorta di posto segreto, chiuso per molti anni e oggi finalmente svelato”. Sulla collezione che sarà esposta all’Ospedale Vecchio l’artista aggiunge: “Mi ha davvero entusiasmato. È un edificio immenso ed è stata una vera e propria sfida capire come distribuire le opere in uno spazio così grande. Alcune sono contemporanee, ma la maggior parte sono più datate e includono alcune delle primissime installazioni luminose che ho realizzato negli Anni ’70. Sarà uno spettacolo piuttosto vario e richiederà al pubblico lunghe camminate”.
Dal 30 aprile al 2 agosto
Bian Eno
Complesso Monumentale di San Paolo
Via Macedonio Melloni, Parma
Ospedale Vecchio
Stada Massimo D’Azeglio 45, Parma
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati