Cati Bestard Rotger – To Avoid an Infinite Loop. Act II: Recurrences

Informazioni Evento

Luogo
RECEPTION ROME
Via Cosseria, 3, 00192 Roma, RM, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
27/02/2026

ore 18

Artisti
Cati Bestard Rotger
Generi
arte contemporanea, personale

Reception Rome è lieta di presentare To Avoid an Infinite Loop – Act II: Recurrences, secondo capitolo della mostra personale di Cati Bestard Rotger.

Comunicato stampa

Reception Rome è lieta di presentare To Avoid an Infinite Loop – Act II: Recurrences, secondo capitolo della mostra personale di Cati Bestard Rotger.

Act II: Recurrences è il secondo capitolo della mostra personale di Cati Bestard Rotger. Se Act I: Shifted introduceva una riflessione sullo spazio, sul corpo e sulla fotografia come processo, Act II: Recurrences affronta in modo più diretto il tema dell’impermanenza, mettendo in crisi l’idea dell’immagine fotografica come istante fissato e immutabile.

Contro una concezione comune della fotografia come mezzo capace di arrestare il flusso del tempo, i lavori presentati in questo secondo atto sono immagini in continua trasformazione, destinate a mutare, moltiplicarsi o scomparire. La mostra si sviluppa attorno a una tensione fondamentale: da un lato la fragilità dell’immagine analogica, dall’altro la proliferazione potenzialmente infinita dell’immagine generata artificialmente.

Lo spazio espositivo conserva le tracce della struttura in legno di Act I: Shifted, ora smontata e ricomposta. Al centro della galleria, un tavolo realizzato con lo stesso legno ospita una scatola (fabbricata dall’artista) che contiene un nuovo ciclo di lumen prints della serie fragments (2020-26) realizzate senza l’uso della macchina fotografica né fissaggio chimico. La carta fotosensibile — in parte scaduta — viene lasciata all’aperto per ore o giorni, esposta alla luce, all’umidità, agli agenti atmosferici e agli organismi presenti nell’ambiente. Le immagini risultanti non rappresentano il paesaggio, ma emergono dall’interazione tra materiali, luce e tempo, mettendo in discussione le convenzioni della rappresentazione fotografica e le assunzioni culturali che essa storicamente ha contribuito a consolidare. Le stampe vengono conservate, non fissate, all’interno della scatola. Ogni apertura comporta una perdita: l’esposizione alla luce fa sì che l’immagine svanisca progressivamente. In fragments, l’esperienza di visione coincide con la trasformazione e con la scomparsa dell’opera stessa.

In dialogo con questa fragilità, la mostra presenta una serie di immagini, intitolata recurrence (2026), generate tramite intelligenza artificiale a partire dalle scansioni delle lumen prints. Attraverso un processo di programmazione sviluppato tramite Gemini API e script personalizzati, le immagini sorgente vengono combinate e rielaborate secondo parametri variabili, generando centinaia di iterazioni a partire da un numero limitato di scansioni. Tuttavia, anche questa proliferazione è sottoposta a condizioni tecniche e algoritmiche che ne orientano forma e ricorrenza: la ripetizione di pattern, la tendenza alla saturazione, la reiterazione di soluzioni visive ricorrenti rivelano come l’idea di infinita libertà generativa sia sempre mediata da strutture predefinite.
Queste immagini mantengono un alto grado di astrazione, ma evocano al tempo stesso vedute satellitari o paesaggi dall’alto, spingendo ulteriormente la riflessione sui limiti della rappresentazione. Se in fragments l’immagine è unica, instabile e destinata a dissolversi, nelle opere generate dall’AI essa diventa replicabile, sostituibile, potenzialmente infinita. In questa sovrapproduzione, il concetto di unicità dell’opera si dissolve, così come ogni gerarchia tra originale e copia. Le immagini si equivalgono, non per il loro valore formale, ma per il processo che le genera.

In Act II: Recurrences, l’impermanenza non è solo una condizione materiale, ma una posizione critica. L’affidare l’immagine sia alla luce che all’algoritmo mette in evidenza due forme opposte ma complementari di instabilità: la sparizione e la proliferazione. In entrambi i casi, l’immagine non è mai definitiva. È traccia, residuo, possibilità. Aprendo la scatola che contiene le lumen prints o osservando il flusso continuo delle immagini artificiali lungo le pareti della galleria, il pubblico è chiamato a confrontarsi con un paradosso centrale della contemporaneità: tutto è destinato a scomparire, e allo stesso tempo tutto può rigenerarsi all’infinito, trasformandosi in un’altra forma.

Cati Bestard Rotger è un’artista visiva originaria di Maiorca, Spagna, e lavora principalmente con la fotografia. La sua pratica esplora il potenziale di narrazioni non raccontate e di materialità non convenzionali. Ha conseguito un MFA presso la Columbia University nel 2018. Il suo lavoro è stato esposto, tra gli altri, presso Ulterior Gallery (New York), Centre Cultural La Misericòrdia (Maiorca, Spagna), La Capella (Barcellona), ChaShaMa (New York), Crush Curatorial (Amagansett, NY), Times Square Space (New York), Ortega y Gasset Projects (Brooklyn) e Untitled (Miami). Ha partecipato a residenze presso l’Institute of Investigative Living con Andrea Zittel (Joshua Tree, California), l’Hercules Art Studio Program (New York), Art Workspace (Easthampton, Massachusetts) e la Penumbra Foundation (New York). Nel 2023 ha pubblicato il suo primo libro fotografico, Ca s’abuela, presentato a Maiorca, in Massachusetts e a New York. Attualmente Bestard Rotger vive a Northampton, Massachusetts, dove insegna arte presso lo Smith College.