In Piemonte il centro di restauro della Venaria Reale si amplia: investiti 3,5 milioni di euro

Entro l’autunno 2026 terminerà la prima fase di lavori per trasformare l’ex Galoppatoio Lamarmora in un hub all’avanguardia per la ricerca scientifica e la diagnostica applicata ai beni culturali, unico in Italia. Che comprenderà anche spazi espositivi per dialogare con il pubblico

Nel festeggiare i 25 anni di attività, nel 2025, il Centro Conservazione e Restauro ospitato all’interno delle ex scuderie della Reggia di Venaria, alle porte di Torino, anticipava l’intenzione di ampliarsi per approfondire il profilo di polo di lavoro altamente specializzato – e al contempo centro di formazione e ricerca – che lo distingue nel panorama nazionale al pari dell’ICR di Roma e dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. 

Il restauro secondo il CCR Venaria Reale

Amministrato da una Fondazione partecipata, che è ente di diritto privato ma anche soggetto pubblico, il Centro possiede, oggi, nove laboratori di restauro specializzati nel trattamento di materiali diversi, laboratori scientifici all’avanguardia (in dotazione un apparato radio-tomografico unico in Italia, che permette di effettuare radiografie digitali e tomografie computerizzate su manufatti di grandi dimensioni) e una Scuola di Alta Formazione. E si distingue per l’impegno a interpretare il restauro nel senso più moderno del termine, cioè come il frutto di un dialogo tra discipline scientifiche e umanistiche.

Nei laboratori di restauro del CCR La Venaria Reale
Nei laboratori di restauro del CCR La Venaria Reale

Il CCR Venaria Reale si amplia: un nuovo polo per la ricerca scientifica

Presto, il Centro crescerà come auspicato. Entro ottobre 2026 terminerà, infatti, la prima fase dei lavori avviati solo qualche settimana fa per la realizzazione di un nuovo polo per la ricerca scientifica e la diagnostica applicata ai beni culturali, in uno spazio adiacente all’esistente (l’ex Galoppatoio Lamarmora), finanziato con 3,5 milioni di euro, di cui 2,5 stanziati dalla Regione Piemonte, che è parte della Fondazione. Per coprire il fabbisogno residuo, il CCR ha avviato un piano di fundraising veicolato attraverso la campagna di crowdfunding For Funding di Intesa Sanpaolo, e con la creazione di una rete di donatori privati e istituzionali. Ma si è lavorato anche per attivare partnership di ricerca internazionali strategiche, volte a sostenere la crescita del polo nel lungo periodo. L’obiettivo è quello di rafforzare il ruolo della ricerca scientifica italiana sul patrimonio culturale nel panorama internazionale, con la creazione di un hub di ricerca e confronto altamente specializzato, capace di favorire il consolidamento di collaborazioni con università, istituti di ricerca, musei e con il settore industriale, per lo sviluppo di nuove soluzioni che tengano conto delle sfide attuali poste dalla transizione ecologica e digitale. “Il nuovo polo non è soltanto un’infrastruttura: è l’espressione di una visione condivisa, fondata su collaborazione, ricerca e sostenibilità, con l’obiettivo di contribuire in modo sistematico e responsabile al futuro dei beni culturali”, sottolinea a riguardo Federica Pozzi, professione chimica, che già dirige i laboratori scientifici del CCR dal 2021, dopo una lunga esperienza in America, al MET di New York e all’Art Institute di Chicago. 

Come sarà il CCR Heritage Research

Il nuovo hub si svilupperà su una superficie di 600 metri quadri distribuiti su due piani, e sarà dotato di laboratori di ultima generazione, equipaggiati con tecniche per analisi puntuali, mapping e imaging di superficie, oltre a strumentazioni mobili e portatili per lo svolgimento di campagne diagnostiche in situ, fondamentali per lo studio di opere che non possono essere spostate dai luoghi in cui sono custodite e da cui non è possibile prelevare campioni.
Al piano terra, il CCR Heritage Research – come si chiamerà il centro – ospiterà otto laboratori scientifici e un’area centrale concepita come spazio espositivo e divulgativo aperto anche al pubblico. Sarà il primo a essere completato, entro il prossimo autunno. Al piano superiore, invece, saranno allestiti una sala riunioni, una biblioteca e spazi ufficio open space, pensati per accogliere il gruppo di ricerca, oltre a due aree aperte dedicate al networking.

Livia Montagnoli

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