Cosa vedere nel Queens, serbatoio culturale e artistico di New York
Dal cinema al jazz, dall’architettura all’arte. Nel Queens si respira un’aria di autentica produzione culturale, lontano dai riflettori della grande macchina turistica di Manhattan. Ecco cosa non perdere nel borough che ha eletto Mamdani sindaco di New York
La varietà etnica del Queens si traduce in stratificazioni culturali che attraversano tutte le espressioni artistiche. Dai banchi dello street food ai locali che ospitano musica dal vivo, la produzione culturale del borough procede per sedimentazioni successive articolate nei nuclei di Astoria, Corona e Flushing Meadows. La distribuzione territoriale rivela una New York estranea ai flussi turistici di massa e riflette la storia dell’urbanizzazione americana, dove comunità immigrate successive hanno lasciato tracce materiali nelle architetture, negli spazi pubblici, nelle istituzioni. L’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York sposta il baricentro simbolico della città verso i borough periferici. Il Queens, in particolare, emerge come deposito di patrimonio culturale e architettonico stratificato, territorio dove le istituzioni museali dialogano con spazi pubblici ereditati dalle Esposizioni Universali e con testimonianze della cultura popolare americana del Novecento.

Il Queens e l’eredità della corsa allo spazio
Flushing Meadows Corona Park custodisce la documentazione materiale di due Esposizioni Universali. L’Unisphere, globo in acciaio inossidabile alto 36 metri, fu progettato da Gilmore D. Clarke per la fiera del 1964 come simbolo del tema “Peace Through Understanding“. La struttura, realizzata dall’American Bridge Company, divisione della U.S. Steel, presenta 560 tonnellate di acciaio assemblate in una sfera che rappresenta la Terra con tre anelli orbitali inclinati, evocazione dell’esplorazione spaziale in corso. La superficie riporta i continenti secondo la proiezione di Mercatore, mentre sistemi di illuminazione notturna simulavano il movimento del sole sulla superficie terrestre durante la fiera.
Il New York State Pavilion costituisce l’intervento architettonico più significativo della manifestazione. Philip Johnson, in collaborazione con Richard Foster e l’ingegnere strutturale Lev Zetlin, articolò il complesso in tre elementi: il Tent of Tomorrow, padiglione ellittico di 76 per 107 metri sostenuto da sedici colonne in cemento armato alte 30 metri; tre torri di osservazione in calcestruzzo, la più alta delle quali raggiunge 76 metri; il Theaterama, spazio performativo circolare.
Il Panorama of the City of New York costituisce il nucleo della collezione del Queens Museum, punto di riferimento per visitatori da tutto il mondo. Concepito come celebrazione delle infrastrutture municipali della città dal presidente della World’s Fair Robert Moses per l’esposizione del 1964-65, il Panorama fu realizzato da un team di oltre cento persone che lavorarono per i modellisti architettonici Raymond Lester & Associates nell’arco di tre anni. Il Panorama risultò una delle attrazioni di maggior successo della fiera del 1964-65, con milioni di visitatori che sperimentarono quello che venne pubblicizzato come un tour in elicottero indoor di New York.

Luoghi da film nel Queens
Il Museum of the Moving Image occupa un edificio degli Astoria Studios, complesso industriale convertito che ospitò produzioni cinematografiche dalla prima metà del Novecento. L’istituzione, unica negli Stati Uniti dedicata interamente all’analisi critica del cinema, della televisione e dei media digitali, mantiene una collezione di oltre 130mila manufatti documentanti ogni fase della produzione audiovisiva. L’esposizione permanente Behind the Screen, progettata da Ali Höcek, indaga i processi tecnici e concettuali della realizzazione filmica attraverso dispositivi interattivi che permettono ai visitatori di sperimentare montaggio, doppiaggio, composizione di colonne sonore. La sala cinematografica principale, ambiente da 267 posti progettato in occasione della riapertura del 2011, adotta un’estetica capsulare che il curatore David Schwartz paragonò a una “navicella spaziale”. Il programma espositivo alterna retrospettive su figure storiche del cinema (Martin Scorsese e il creatore dei Muppets Jim Henson) ad analisi di fenomeni culturali specifici (la produzione HBO, Saturday Night Live).

Queens: la scultura come ambiente totale
Il Noguchi Museum a Long Island City rappresenta un caso paradigmatico di studio-museo concepito dall’artista. Isamu Noguchi acquisì nel 1974 l’edificio industriale in mattoni al 32-37 Vernon Boulevard, precedentemente sede dell’Astoria Photo Engravers Supply Company. Lo scultore giapponese-americano trasformò il cortile interno in giardino scultoreo, studiando l’interazione tra opere in basalto e elementi vegetali. Nel 1980 demolì la stazione di servizio adiacente, sostituendola con un padiglione in blocchi di cemento che oggi ospita le sculture totemiche in basalto. L’apertura al pubblico avvenne nel 1985, primo museo statunitense fondato e progettato da un artista vivente. Gli spazi espositivi mantengono le strutture originarie dell’edificio industriale – travi in acciaio e legno a vista – mentre le dodici gallerie articolano la produzione di Noguchi attraverso sculture in pietra intagliata, modelli per progetti pubblici, scenografie per coreografie (le collaborazioni con Martha Graham), le lampade Akari.

Un archivio del jazz a Corona
La Louis Armstrong House al 34-56 107th Street a Corona documenta la permanenza del musicista nel Queens dal 1943 alla morte nel 1971. L’edificio in mattoni, progettato dall’architetto Robert W. Johnson e costruito da Thomas Daly nel 1910, fu modificato dagli Armstrong con l’eliminazione del portico anteriore, ampliando il soggiorno. Lucille Armstrong donò la proprietà alla città nel 1983 per la creazione di un museo dedicato al marito. La casa ottenne la designazione di National Historic Landmark nel 1976 e di New York City Landmark nel 1988. Il Louis Armstrong Center, inaugurato nel 2023 di fronte alla casa storica, ospita l’archivio più esteso dedicato a un singolo musicista jazz: oltre 60mila documenti tra registrazioni, lettere, fotografie, collage realizzati dallo stesso Armstrong. L’installazione multimediale Here to Stay, curata dal pianista e compositore Jason Moran, indaga l’eredità culturale del musicista attraverso materiale d’archivio. Lo spazio performativo da 75 posti accoglie concerti e residenze artistiche.
New York: oltre a Manhattan c’è di più
Insomma, superando l’East River si scopre una New York diversa. Il modello culturale che emerge dal Queens differisce da quello di Manhattan e si prospetta meno concentrato, più diffuso nel territorio, maggiormente legato alle comunità residenziali. Le istituzioni museali di questo distretto operano con budget ridotti rispetto ai grandi musei di Manhattan, ma mantengono radicamento locale e accessibilità diretta per i residenti. L’elezione di un sindaco proveniente da questo contesto culturale potrà modificare le priorità della politica culturale cittadina, spostando risorse e attenzione verso modelli decentrati di produzione e fruizione artistica.
Stefano Paolo Giussani
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