A Bologna uno spettacolo ridà voce alla mitica critica d’arte Carla Lonzi
La compagnia Aterliersi, in collaborazione con importanti studiose, porta in scena una versione “ragionata” di “Armande sono io!”, uno fra gli ultimi testi della critica d’arte e saggista femminista fondamentale per la cultura italiana
Un lungo dialogo con Anna Piva avvenuto a Roma il 18 marzo 1981, una riflessione sulle “preziose”, incarnate dal personaggio di Armande, protagonista di Les femmes savantes (Le intellettuali) di Molière, e gli appunti frutto del lavoro di ricerca compiuto in biblioteca fra Parigi, Milano e Roma. Questo il variegato contenuto del volume Armande sono io!, pubblicato soltanto nel 1992 per le edizioni di Rivolta femminista e solida fondamenta dell’omonimo spettacolo che l’autrice/regista/interprete Fiorenza Menni, anima insieme ad Andrea Mochi Sismondi di Aterliersi, ha creato insieme alla studiosa Sara De Simone e alla scrittrice/sceneggiatrice Caterina Venturini. Andato in scena all’Arena del Sole di Bologna, il lavoro è il primo capitolo di un dittico che la compagnia dedica alla figura e al pensiero di Carla Lonzi e che sarà completato, il prossimo autunno, da Taci, anzi parla, tratto dai diari dell’autrice/attivista.

A proposito del libro di Carla Lonzi “Armande sono io!”
Agli inizi degli Anni Ottanta la critica d’arte, saggista, “femminista” Carla Lonzi s’interessò alla figura delle Preziose, donne autonome e colte che nella Francia del Re Sole animavano salotti tutt’altro che frivoli, rivendicando non soltanto la propria indipendenza – sociale e intellettuale – ma altresì la necessità di rifondare un linguaggio meno volgare e più pregnante. Un movimento innovativo, capitanato dalla celebre Madame de Scudéry, e che, proprio per la sua caparbia radicalità, fu oggetto di crudele parodia da parte del maggior drammaturgo dell’epoca. Molière, infatti, ne tratta in ben due opere, Le preziose ridicole (1659) e Le intellettuali (1672). Protagonista di quest’ultima è proprio Armande che, a differenza della sorella Henriette – che, con feroce malizia, Molière fece interpretare alla moglie, Armande Béjart – non mira al matrimonio bensì aspira alla realizzazione intellettuale e spirituale.
Ma cosa c’entra tutto questo con Lonzi? L’autrice, in crisi con il compagno, lo scultore Pietro Consagra, è alla ricerca di esperienze di finzione che riflettano quella da lei vissuta nella realtà, allorché si scelga di non voler “concedere determinati privilegi all’uomo.” La scrittrice si concentra sul teatro, di cui riconosce l’intima natura di specchio della realtà, e, dopo essersi rivolta alla tragedia classica, individua nelle succitate commedie di Molière la descrizione della situazione che lei stessa stava vivendo. Da qui lo studio e la riflessione sul movimento delle Preziose, indagate nella loro essenza, quale evidente dopo averle liberate dalle caricature e dalle banalizzazioni accumulatesi nei secoli.

Com’è costruito lo spettacolo di Ateliersi
Fiorenza Menni, insieme alle sue co-autrici, parte dal testo Armande sono io! per ridare voce a Carla Lonzi, contestualizzandone la riflessione non soltanto nel particolare contesto culturale degli Anni Settanta e inizio Ottanta del Secolo scorso; ma altresì nella biografia di Lonzi, per la quale vale più che per molti altri l’affermazione che privato è politico. Il risultato in scena è una sorta di spettacolo-conferenza, in cui le parole di Lonzi, incarnate dalla stessa Menni, sono intervallate dagli interventi delle due co-creatrici che, passandosi un microfonico, ricostruiscono il percorso intellettuale e personale di Carla Lonzi, fra femminismo e rivendicazione di una relazione “paritaria” – o, meglio, non prioritariamente fondata sulla “cura” e il sostegno del partner. Ecco, dunque, che, oltre al testo di Armande sono io! lo spettacolo si appoggia anche su Vai pure, il libro, pubblicato nel 1980, che trascrive il denso dialogo avvenuto fra l’autrice e Consagra lungo quattro giorni e che, pur non preparato, venne volontariamente registrato, come forma di consapevole e forse esemplare autocoscienza. In scena, allora, compare quale oggetto-simbolo un registratore, a enfatizzare la natura inizialmente “orale” dei testi alla base dello spettacolo.
Il significato dello spettacolo di Carla Lonzi “Armande sono io!”
Scriveva Carla Lonzi nel suo testo, rimasto incompiuto a causa della morte precoce dell’autrice: “Ecco che mi sono trovata sulla pista delle Preziose, con cui ho scoperto di avere in comune due dati importantissimi: la rivendicazione di un proprio erotismo e l’autoinvestitura del giudizio. […] Queste donne tenevano a un linguaggio originale e ricercato, con proposte che volevano avvicinare lo scritto al parlato. […] Mi hanno fatto pensare all’autocoscienza, una moltitudine di coincidenze mi ha sbalordita, sento miei molti aspetti, molti tratti, penso al senso del gruppo come portatore di una nuova cultura determinata dall’apporto femminile.”
Una dichiarazione fatta propria da Fiorenza Menni e dalle sue co-creatrici che, ponendosi sulla stessa pista aperta da Lonzi e coscienti di come assai pochi siano i passi su di essa compiuti in questi quasi cinquant’anni, incarnano con la propria specifica individualità, frutto di esperienze e studi eclettici, interrogativi e rivendicazioni posti dall’autrice. La ricerca di una definizione autonoma e non stereotipata del “femminile”; di un’indipendenza autentica, emancipata da modelli virili e introiettate sudditanze al maschile; di una relazione amorosa-sentimentale davvero paritaria, per quanto concerne sia le esigenze della mente che quelle del corpo…
Laura Bevione
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