La monumentale spettacolarità della land art nel deserto saudita. Reportage da AlUla dove torna la rassegna Desert X
La grande mostra di arte pubblica nelle valli, nei canyon e nelle oasi dell’antica città saudita, è la versione mediorientale dell’omonima manifestazione nella Coachella Valley in California. Dove si svolge ogni anno in primavera il famoso festival musicale
È uno dei momenti salienti dell’AlUla Arts Festival, una celebrazione annuale che trasforma la millenaria città di AlUla in una vetrina di arte contemporanea, design e cultura. Stiamo parlando di Desert X, la grande mostra di arte pubblica che abbiamo visitato nel deserto dell’Arabia Saudita, tra performance sonore al chiaro di luna e danze rituali sotto il sole cocente. Versione mediorientale dell’omonima manifestazione nella Coachella Valley in California, che ha recentemente annunciato il suo decimo anniversario nel 2027, Desert X presenta, fino al 28 febbraio, 11 opere monumentali nelle valli, nei canyon e nelle oasi di AlUla, solo da qualche anno meta turistica (soprattutto locale), con le sue maestose tombe nabatee di Hegra, la old town e la grande roccia a forma di elefante, a undici ore di auto dalla capitale saudita Riyadh.

La storia di Desert X
Dalla sua nascita nel 2017, Desert X ha presentato cinque mostre nella Coachella Valley, quella stessa valle dove si danno appuntamento ogni anno gli amanti dell’omonimo e imperdibile festival musicale della primavera californiana. Prodotte da The Desert Biennial, l’organizzazione benefica 501(c)(3) fondata in California per realizzare mostre d’arte contemporanea internazionali – di natura appunto biennale – che valorizzino i luoghi desertici attraverso installazioni site-specific, le esposizioni offrono una piattaforma per artisti di tutto il mondo che affrontino temi ecologici, culturali, spirituali ed esistenziali. Le mostre realizzate fino a oggi hanno coinvolto oltre 100 artisti provenienti da Nord America, Sud America, Asia meridionale, Europa, Medio Oriente e Africa, raggiungendo un pubblico di oltre due milioni di persone. Finché nel 2020, l’organizzazione inizia a uscire dagli Stati Uniti e contribuisce a fondare Desert X AlUla nel deserto dell’Arabia Saudita: scrive una nuova pagina della propria storia, ma sempre all’insegna del potere trasformativo dell’arte in dialogo con il paesaggio.
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La quarta edizione di Desert X AlUla
Giunta alla sua quarta edizione, Desert X AlUla si ispira alla visione poetica dello scrittore libanese-americano Kahlil Gibran, con il tema Spazio Senza Misura che fa riferimento agli infiniti orizzonti di AlUla, un paesaggio stratificato di storia, memoria e immaginazione. A cura di Wejdan Reda e Zoé Whitley, con la direzione artistica di Neville Wakefield e Raneem Farsi, la mostra presenta le opere monumentali di 11 artisti sauditi, della regione e internazionali, ambientate in modo da formare una X nel deserto. Si tratta di nuove commissioni artistiche di figure di spicco, tra cui Tarek Atoui, Maria Magdalena Campos-Pons, Agnes Denes, Ibrahim El-Salahi e opere inedite del compianto Mohammed AlSaleem, artista saudita scomparso nel 1997 e figura centrale per il Paese: alla fine degli Anni ’80, AlSaleem progetta sette opere scultoree, concepite specificamente per le piazze pubbliche della città di Riyadh che, però, rimarranno abbandonate nel suo laboratorio. Fino a oggi: cinque di loro, tra cui un’interpretazione astratta di una spina di pianta del deserto, sono in mostra a Desert X. “Per la prima volta in questa edizione abbiamo voluto premiare un pioniere”, ci spiegano le due curatrici. “Queste opere, che ci sono state prestate dalla Commissione Reale per la Città di Riyadh, sono state create alla fine degli Anni ’80 ma mai esposte prima. Questo dimostra che non lavoriamo solo con artisti viventi, ma l’interesse nasce da una connessione molto radicata con il deserto”.
Le opere di Desert X: un’anticipazione del futuro museo all’aperto a Wadi AlFann
Ci ha colpito anche l’opera di un altro artista saudita, questa volta più giovane e multidisciplinare: Mohammad Alfaraj è poeta e regista che trae ispirazione dai paesaggi, dai ritmi e dalle tradizioni orali dell’oasi di Al-Ahsa, dove vive e lavora. Utilizza materiali di recupero della vita rurale come fronde di palma e datteri. Le sue installazioni e i suoi film d’animazione trasformano questi materiali in favole magiche. Per Desert X ha realizzato un’installazione che si sviluppa come un labirinto scultoreo culminante in una palma: uno spazio di interrogativi, dove non è importante la risposta, ma la domanda che riapre il nostro senso di meraviglia. Infine, l’opera più iconica di questa quarta edizione di Desert X è quella dell’artista di Città del Messico, Héctor Zamora, nata dalla sua ricerca sui fenomeni acustici del deserto e creata in seguito a una spedizione di tre giorni in campeggio in solitaria nel deserto. Ne è nato un dispositivo sonoro a forma di parabola con dei tamburi integrati, concepito per essere attivato dal pubblico che, dopo la performance in onore della luna piena alla quale abbiamo assistito, subirà ulteriori riattivazioni. L’opera rimarrà nel deserto un anno e andrà ad aggiungersi a quelle di altre edizioni che sono solo il preludio di quello che diventerà nel 2028 l’area dei canyon di Wadi AlFann (Valle delle Arti): un museo all’aperto per la land art, permanente, monumentale e site-specific.
Claudia Giraud
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