La Fondazione Franco Albini di Milano riapre al pubblico (con un messaggio di pace a cinque cerchi)
Lo spazio è nuovo, la filosofia è sempre la stessa: non limitarsi a conservare l’archivio del maestro del razionalismo ma farlo vivere nel presente, perpetuando la sua eredità anche per quanto riguarda l’impegno civile. A partire dalle Olimpiadi Invernali, con un salto all’indietro di 70 anni che riporta a Cortina 1956 e al totem progettato insieme a Franca Helg e Albe Steiner
La nuova casa della Fondazione Franco Albini, in un arioso appartamento al 27 di Via Saffi, a Milano, dista solo pochi metri dalla sede di Via Telesio alla quale eravamo abituati. Il quartiere è quello in cui il grande architetto e designer ha vissuto e lavorato per tutta la vita, stretto tra Corso Magenta e il Parco Sempione. Nello spazio appena inaugurato dopo un impegnativo trasloco ritroviamo l’intero Archivio Albini, riconosciuto come Patrimonio Storico Nazionale nel 2002 con i suoi 22.000 disegni, le sue oltre 6mila fotografie e 2.500 diapositive, i suoi libri, modellini e documenti scritti ma anche i suoi prototipi e oggetti, dalla poltrona Margherita disegnata per Bonacina nel 1950 (un’“anziana signora” che, come recita il biglietto posizionato sulla seduta, è meglio non affaticare affidandole il proprio peso) al mitico corrimano della linea rossa della metropolitana milanese, simbolo di un progetto premiato con il Compasso d’Oro nel 1964.
Ritroviamo, soprattutto, lo spirito di Albini e l’impegno dei suoi discendenti per continuare a divulgare il suo metodo fondato su cinque principi cardine: scomporre il problema, cercare l’essenza, ricomporre in forma nuova, verificare il percorso e agire con responsabilità sociale. L’ultimo punto, come racconta la nipote Paola Albini, alla guida della Fondazione, rivestiva un’importanza particolare per un uomo che “era nato nel 1905, aveva iniziato la sua carriera prima e durante la Seconda Guerra Mondiale e vedeva la sua professione come una missione, con l’idea costante di generare valore per tutti. Il vero design, d’altronde, è proprio questo: progettare per migliorare la qualità di vita delle persone”.

Le prime attività della Fondazione nella nuova sede: una mostra e un’installazione che rinasce
In linea con questa legacy, si è scelto di inaugurare il programma di eventi del nuovo spazio con una mostra, Milano Cortina, Andata e Ritorno: 1956-2026, dedicata all’allestimento urbano immaginato da Albini insieme alla socia di lungo corso Franca Helg e ad Albe Steiner per le Olimpiadi di Cortina del 1956, la prima edizione dei Giochi Invernali in Italia, e con un’iniziativa speciale. Tra gli elementi progettati settant’anni fa per fare della perla delle Dolomiti una vetrina del Paese in piena rinascita dopo il conflitto – che vediamo esposti in una serie di fotomontaggi, antenati dei render di oggi, realizzati incollando delle foto dei modellini sugli scatti dei contesti reali nei quali si sarebbe dovuto intervenire – c’era un totem monumentale con i cerchi olimpici pensato come un messaggio di pace e fratellanza tra i popoli che oggi si è deciso di riproporre. La nuova installazione, una scultura in metallo realizzata da Barone Italia rispettando i disegni originali del trio Albini-Helg-Steiner con un intervento artistico di Marco Gallotta, verrà inaugurata il 12 marzo alla Fabbrica del Vapore di Milano, dove rimarrà esposta fino alla fine di aprile prima di prendere il volo per altre città significative per quanto riguarda il design, lo sport o la diplomazia, da New York e Ginevra, sedi delle Nazioni Unite, a Londra e Rio de Janeiro.
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Il messaggio dei “cerchi di pace”: usare la matita per costruire l’armonia, non la guerra
L’obiettivo di Cerchi di Pace, questo il nome dell’operazione, è semplice: dimostrare che è ancora possibile, come incitava a fare lo stesso Albini, “usare la matita come una spada”, diffondendo le proprie idee attraverso le opere che, se fatte bene, sanno comunicare più di mille parole. “Le Olimpiadi sono state concepite come un tempo sospeso di tregua e fratellanza tra i popoli”, spiega Paola Albini. “Durante i Giochi, le guerre si interrompevano, le armi tacevano, e le differenze lasciavano spazio all’incontro, al rispetto e alla competizione leale. Riattivare oggi un’opera progettata per le Olimpiadi di Cortina 1956 non è un gesto nostalgico, ma una presa di posizione culturale e civile. Vogliamo che quest’opera che itinera per il mondo diventi un simbolo e che unisca le persone intorno a un messaggio ancora attualissimo”. L’artista Marco Gallotta, nato in Italia ma trapiantato a New York – dove ha da poco firmato un’opera permanente sulla banchina di una stazione della metropolitana -, ha progettato delle mascherine con un intaglio ispirato al tema della fiamma olimpica che andranno a sovrapporsi ai cinque cerchi olimpici creando un gioco di contrasti influenzato anche dalla prospettiva.
Il programma della Fondazione: formazione e dialogo interdisciplinare
Oltre alle visite guidate su prenotazione, che ripartono il 12 febbraio con la possibilità di visitare l’esposizione su Cortina 1956, la Fondazione ha in cantiere diversi progetti, dalle “silent book night”, delle serate di lettura e confronto sull’architettura e il design e su come queste discipline possano dire la loro nel mondo di oggi, ai workshop. “Ci piace molto l’interdisciplinarità, quindi uniremo lo storytelling del design alla musica e al teatro con delle serate dedicate, spaziando tra l’opera lirica e la canzone milanese. E poi continueremo a insistere sul tema della formazione, che per noi è vitale perché il nostro scopo non è soltanto conservare l’Archivio ma fare sì che diventi uno strumento di ispirazione per costruire l’oggi. Quest’anno vogliamo dedicarci in particolare al grande tema dell’intelligenza artificiale con dei corsi che coinvolgeranno anche Mark Perna, uno dei divulgatori più preparati su questo argomento”, conclude la Presidente.
Giulia Marani
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