In una galleria di Milano ci si può perdere come in un labirinto (e danzare in una salina) 

Le due mostre in corso da BUILDING si presentano come un percorso, attraversando una giungla di materiali prima e una salina pugliese poi. Le opere di Alice Cattaneo, Marco Andrea Magni e Virginia Zanetti danno così vita a un’avventura su più piani

Linea e direzioni, poi contatto e costruzione. Parole che possono sembrare vaghe e generiche di primo acchito, ma che costituiscono il vocabolario di base per la narrazione del percorso sviluppato tra pianterreno e primo piano da BUILDING a Milano. Lo spazio espositivo – tra i più innovativi della città, sempre capace di fornire al pubblico spunti e personalità di raffinata sensibilità – ha inaugurato il nuovo anno con due nuove mostre. Si tratta di Un mondo tutto all’aperto – progetto a due voci con Alice Cattaneo (Milano, 1976) Marco Andrea Magni (Milano, 1975) a cura di Giovanni Giacomo Paolin – che trasforma gli ambienti della galleria milanese in un labirinto di pensieri, suggestioni, segmenti spaziali polimaterici; in parallelo, è in corso da BUILDING TERZO PIANO l’esito espositivo della residenza artistica del 2023 in una salina pugliese di Virginia Zanetti (Fiesole, 1981). Come facilmente si intuisce: questo minerale, vero “oro bianco” sotto certi punti di vista, è il fulcro della sua narrativa. 

Un mondo tutto all'aperto. Alice Cattaneo, Marco Andrea Magni, installation view at BUILDING GALLERY Milano. Photo Michele Alberto Sereni
Un mondo tutto all’aperto. Alice Cattaneo, Marco Andrea Magni, installation view at BUILDING GALLERY Milano. Photo Michele Alberto Sereni

Le linee di Marco Andrea Magni in mostra da BUILDING 

L’incipit della prima mostra è la linea. Una linea che scorre lungo la parete, che tenta di farsi “cornice”, ma non ci riesce, rassegnandosi a curvare in un listello di legno che oscilla tra il chiuso e l’aperto. È l’opera di apertura di Marco Andrea Magni: una riflessione attorno al titolo del progetto – Un mondo tutto all’aperto, derivato da un racconto di Italo Calvino. È una provocazione: come può un mondo (ossia qualcosa di chiuso e confinato) essere “tutto all’aperto”? È come una cornice che non vuole chiudersi. La riflessione sullo spazio perdura anche nel resto nell’ambiente, segmentato per l’occasione da pannelli di tessuto leggero: è un continuo coprire-scoprire, chiudere-aprire. 

Lo spazio di BUILDING secondo Alice Cattaneo 

Anche Alice Cattaneo ragiona sullo spazio e lo fa attraverso il vetro blu di murano, combinato ad altri materiali in un connubio sospeso nell’aria, che sembra indurre a percepire il mondo che ci circonda ma non si vede. Improvvisamente, l’ambiente al pianterreno di BUILDING diventa incredibilmente tangibile; a rinforzare la percezione sono le opere successive, come Quasi mattina. Una composizione di listello di piombo e di vetro, che si abbracciano creando un gioco di ombre che paiono danzare sulla parete. Anche qui, l’invisibile prende corpo. Molto interessante la meditazione sulla carta bollata con Millebolle, che crea una sorta di carta da parati alternativa in cui la plastica assume la consistenza di un ricamo.  

Alice Cattaneo, Untitled, 2019. Photo Martin Devrient, Courtesy l'artista
Alice Cattaneo, Untitled, 2019. Photo Martin Devrient, Courtesy l’artista

Assemblaggi e piegature in mostra 

Al piano superiore cambia il tema, con l’inizio della seconda sezione in cui domina l’idea di assemblaggio e di piega. Tali concetti sono alla base dell’atto di “costruzione”: una costruzione materica, quanto di significato. Inevitabile il carattere composito di questa serie di lavori, sempre giocati sulla diversità di elementi compositivi che si combinano in insiemi inattesi. L’occhio scivola incuriosito cercando di discernere la natura delle parti, affascinato dai giochi di luce, di forme e soprattutto di spazio che essi sanno creare. Attraverso listelli di piombo e di vetro, fogli di carta e altri materiali, le possibilità di narrazione si moltiplicano. Incredibile il gioco di magneti che lascia come “sospeso” un piccolo chiodino su un foglio di carta di Magni. Un espediente che nella sua “magia” mette in evidenza la consistenza e l’esistenza dello spazio, contribuendo al significato della mostra. A concludere l’esposizione una serie di opere a terra di Alice Cattaneo, sempre caratterizzate da una forte polimatericità, andando dall’ardesia al vetro soffiato e mettendo in luce l’idea di assemblaggio in vista di un equilibrio tra colore, materiale e ovviamente spazialità.  

Virginia Zanetti. La danza del sale, BUILDING TERZO PIANO, Milano, 2026. Photo Michele Alberto Sereni
Virginia Zanetti. La danza del sale, BUILDING TERZO PIANO, Milano, 2026. Photo Michele Alberto Sereni

La mostra di Virginia Zanetti a Milano 

BUILDING TERZO PIANO ospita una seconda proposta, che ci porta nel cuore delle saline pugliesi. A restituircele attraverso fotografie e videoinstallazioni è Virginia Zanetti, un’artista sempre in movimento, che – come si coglie dalle parole della curatrice Giulia Bortoluzzi – si dimostra assai vicina al concetto di “entropia”. Entropia: una forza che ordina e crea confusione, che costruisce e distrugge. Una forza che trasforma. Un potere di cambiamento, anche se in bilico e silenzioso, che si ritrova costantemente nel suo lavoro, come in questa sua meditazione nata da una residenza del 2023 in una salina della Puglia.  

Virginia Zanetti in residenza in Puglia 

Lì ha avuto occasione di entrare nel vivo del lavoro delle saline, di cogliere il senso profondo dei gesti di chi trasforma questo minerale – definito oro bianco – in prodotti che dall’artigianale volgono all’industriale. La sala espositiva riporta il risultato di questa ricerca sul campo: una serie di “reperti” che volgono dai cristalli di sale, come vere sculture-miracolo della natura in cui agire umano e naturale sono difficili da distinguere, agli strumenti da lavoro. Questi ultimi – pala e piccone – hanno una consistenza trasparente, quasi fossero di sale. Materie dunque effimere, destinate a trasformarsi, a mutare, in quanto parte del ciclo instabile che coinvolge l’ecosistema salino.  

Virginia Zanetti, La danza del sale, BUILDING TERZO PIANO, Milano, 2026. Photo Michele Alberto Sereni
Virginia Zanetti, La danza del sale, BUILDING TERZO PIANO, Milano, 2026. Photo Michele Alberto Sereni

La danza del sale di Virginia Zanetti 

Le opere più affascinanti sono, però, le fotografie appese alle pareti che immortalano il “popolo del sale” – i lavoratori delle saline – nell’atto di compiere gesti di lavoro. Gesti, che diventano però movimenti rituali, una danza. I colori e le inquadrature attentamente studiate fanno il resto, trasformando le fotografie in dipinti assimilabili allo stile di Pontormo o di Piero della Francesca. A concludere la rassegna è un video, che anima le persone prima fotografate rendendoli protagonisti di una vera e propria danza. La coreografia è precisa, per nulla improvvisata, in quanto frutto di un’esperienza e un sapere collettivo che si tramanda da secoli. Sono i gesti del lavoro nelle saline, resi poetici eliminando gli strumenti dalle mani. Focalizzandosi su questi, l’artista riaccende la memoria, la rende evidente anche agli occhi del pubblico che ha così modo di cogliere il vero valore. Il vero “oro bianco” non è nella materia in sé, ma nella cultura popolare di coloro che lo estraggono e lo lavorano ogni giorno.  

Emma Sedini 

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Emma Sedini

Emma Sedini

Etrusca e milanese d'origine in parti uguali, vive e lavora tra Milano e Perugia. Dopo la Laurea Magistrale in Economica and Management for Arts, Culture, Media and Communication all'università Luigi Bocconi di Milano e un corso professionale in Digital Marketing…

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