Sculture morbide e fluttuanti invadono gli spazi di una galleria d’arte napoletana 

Il collagene, nel senso etimologico del termine, come elemento di connessione tra le parti è al centro dell’indagine di Hella Gerlach nella sua mostra personale alla galleria Acappella di Napoli, in cui le grandi opere invitano all’interazione i visitatori

La forma è il risultato di una lotta segreta” scriveva Rainer Maria Rilke nelle Elegie duinesi. L’essere che diventa ciò che è destinato a essere, evocato dal poeta, nasce da un residuo attivo di un’energia imperitura, seppur transeunte. E il collagene è la sostanza che si fa custode della forma che, nella sua trasformazione, diventa eco di una potenza viva. Su questo ideale materico si focalizza la ricerca dell’artista Hella Gerlach (Germania, 1977) che, nella mostra Collagen alla galleria Acappella a Napoli, Gerlach indaga il senso intrinseco del termine derivante dal greco, kolla e genos, ossia generatore di colla.  

Il collagene, la proteina più abbondante nel corpo umano, necessaria per conferire elasticità a pelle, ossa, cartilagini, tendini, muscoli e tessuti connettivi, è legata al tempo. La giovinezza ne abbonda, mentre la maturità e l’età avanzata ne subiscono la scarsità. È anche un’unità di misura del corpo nella dimensione spaziale, perché la funzionalità ottimale della materia nasce da un involucro plastico e forte pulsante di vita, con l’età la dispersione della struttura connettiva elastica arrugginisce e rinsecchisce, sottraendosi allo spazio fino a scomparire. 

Hella Gerlach, Collagen, Acappella Napoli, installation view
Hella Gerlach, Collagen, Acappella Napoli, installation view

Il mondo naturale di Hella Gerlach in mostra alla galleria Acappella di Napoli 

In questa ricerca si inseriscono le sette sculture performative che fluttuano nella galleria come pianeti interconnessi. Le opere sembrano porzioni di stalattiti danzanti in dialogo tra loro. Ogni elemento è un agglomerato di tessuto prelevato da un lama, una pecora e un cane giapponese. Le matasse lanose, trasformate dall’artista in feltro, suggeriscono il senso della naturale mutazione dello stato delle cose. Da manto, la materia si fa rappresentazione dei contorsionismi interiori di ciascuno. Dall’esterno verso l’interno e viceversa, Hella Gerlach tesse un racconto per immagini tattili. L’artista modella il tessuto in forme semi-organiche e la mostra appare come un’immersione in un mondo naturale e al contempo fantascientifico

I coniugi Eames, nel loro esperimento video Power of ten del 1977, rimbalzano l’occhio su diverse scale metriche fino a osservare il contesto con uno zoom-in alla scala cellulare. Dietro un’enorme lente d’ingrandimento scompongono l’immagine fino a percepire nuovi profili. Allo stesso modo, Gerlach indaga la materia, fino a immergersi in micromondi che presenta alterati, stirati, raggrinziti o sviscerati: è la sostanza connettiva del collagene che dà solidità alle sue strutture tessili corporee. La forza che emerge dalle opere non è di carattere statico e passivo (robur, quindi la stabilità di una quercia), ma è la vis, l’energia attiva e reattiva. Dinamismo ed elasticità sono, infatti, le peculiarità delle sculture: le opere sospese tramite cavi elastici e metallici nello spazio, lo riempiono in modo mutevole, dondolando in un valzer ritmico a due o vibrando grazie a tecnologie che le fanno apparire dotate di vita propria. 

Alla galleria Acappella le sculture tattili dialogano con i visitatori 

La relazione con l’intorno è centrale nel lavoro dell’artista, che non solo dà forma al collagene come scultura attiva e tridimensionale ma lo modella in pulsanti agglomerati che invitano all’interazione dinamica chi attraversa lo spazio. Il dialogo con lo spettatore è parte dell’opera: le sculture reagiscono al passaggio di un corpo. Nell’annullamento del confine tra oggetto e osservatore, che diventa operatore, le opere diventano collante sociale. Ricalcando il leitmotiv della mostra, il collagene, in modo esperienziale, “tiene insieme” i visitatori. Le opere e gli ospiti sembrano fare ginnastica, e la galleria diventa scuola di postura dove il movimento è libero ma anche preciso e calibrato dagli assi longitudinali che connettono il soffitto con la gravità a bassa quota delle sculture. L’incontro è favorivo dall’esperienza tattile: i visitatori sono portati a familiarizzare con la carezzevole texture lanosa e a entrare in contatto con le cavità e le estroflessioni delle forme sospese, facendo di Collagen un processo collettivo. 

La poetica dei corpi: tensione ed equilibrio 

Centrale nel processo di ricerca della Gerlach è il corpo. Anche le sue altre sperimentazioni, infatti, raccontano il concetto di connessione come elemento vitale e corporale. In particolare, sempre da Acappella, dove oggi espone per la quinta volta, l’artista aveva presentato la mostra Loose joints dove i gonfiabili rappresentavano forme organiche in movimento armonizzato con quello dello spettatore. Molte opere di Gerlach sono metafora di giunti, articolazioni, arterie, parti del corpo umano flessibili in grado di spostare i confini dello spazio. Tali forme artistiche, vicine al design o alle architetture effimere, sono un’indagine sull’equilibrio e sulla mutevolezza come forme di benessere fisico e spirituale. 

Il gesto dell’artista è sempre delicato, un atto aperto alle possibilità e alle precarietà positive che generano vita, ricalcando la filosofia di Lao-tse per cui “la cosa più molle al mondo supera la più dura: il suo non-essere penetra dentro l’impenetrabile”. 

Elizabeth Germana Arthur 

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