Signore e signori, buonanotte. L’irriverente film satirico che fece epoca compie 50 anni

Sono alcuni dei migliori registi italiani, riuniti nella Cooperativa 15 maggio, a presentare nel 1976 un ritratto paradossale e grottesco di un'Italia fin troppo familiare...

L’intervista al politico corrotto che confessa i soprusi, insulti e arrafferie con un pugno di sindaci, un talk show che incita al cannibalismo e serie tv su poliziotti inetti e cardinali assassini. È più di una comune giornata di televisione quella ripercorsa in Signore e signori, buonanotte, film satirico italiano del 1976 che parodia un (allora inesistente) TG3 tra inchieste, spot e serie per adulti e bambini tenuti insieme dall’immaginario filo di un telegiornale allucinato.

Signore e signori, buonanotte. L'irriverente film satirico che fece epoca compie 50 anni
Signore e signori, buonanotte. Frame dal film

Compie cinquant’anni l’irriverente film satirico “Signore e signori, buonanotte”

Scritta e diretta da Age, Benvenuti, Comencini, De Bernardi, Loy, Maccari, Magni, Monicelli, Pirro, Scarpelli e Scola (riuniti nella Cooperativa 15 maggio), la raccolta di corti (che trovate integrale a questo link) rivolta l’Italia come un calzino: alte cariche dell’esercito facilmente manovrabili, una Chiesa Cattolica ipocrita e avida, una malcelata cattiveria politica e la miseria diffusa di un Paese, il nostro, che in questo ritratto paradossale e grottesco non sembra essere invecchiato di cinquant’anni.

Signore e signori, buonanotte. L'irriverente film satirico che fece epoca compie 50 anni
Signore e signori, buonanotte. Frame dal film

Grandi attori animano i folli cortometraggi di “Signore e signori, buonanotte”

Dal fantomatico rapimento di Gianni Agnelli, che chiede il risarcimento alla sua “vera famiglia” decurtando la somma dagli stipendi degli operai Fiat, al trittico sull’infanzia depressa di Napoli, con Paolo Villaggio che esorta a riprendere la Modest Proposal di Swift e mangiare i bambini “ma solo quelli poveri”, si passa per l’intervista all’onorevole corrotto, la cui indecente onestà ci ricorda alcuni scivoloni politici recenti:“Ah no, giovanotto, io le leggi le rispetto, e soprattutto la legge del più forte, e siccome in questo momento io sono più forte, intendo approfittarne: è il mio dovere precipuo” -“Ma, dovere verso chi, scusi?” – “Ma verso l’elettorato che mi ha dato il voto per avere da me posti, licenze, permessi, appalti, perché li spalleggi in evasioni fiscali, in amministrazioni di fondi neri, crolli di dighe mal costruite, scandali, ricatti, contrabbando di valuta” -“Scusi, ma che cacchio sta dicendo?”- “Io sto dicendo che l’elettorato vede in me un prevaricatore: se invece voleva scegliere un uomo probo, onesto, perbene, ma che dava i voti a me?”. Resta a guardarlo sbalordito Mastroianni, presentatore svampito ma indipendente, ora tutto preso nel suo compito ora perso nel flirt con la giovane assistente televisiva.

Signore e signori, buonanotte. L'irriverente film satirico che fece epoca compie 50 anni
Signore e signori, buonanotte. Frame dal film

“Signore e signori, buonanotte”. Il ritratto di un’Italia fin troppo familiare

E il ritmo prosegue incalzante: c’è la lezione di inglese con le spie e controspie della CIA (con Vittorio Gassman) che portano a termine l’assassinio di un dignitario nel mezzo della spiegazione; un telefilm in cui dei poliziotti trasformano un allarme bomba in un ordigno vero e proprio per favorire una stretta autoritaria; uno show per ragazzi in rima con l’ispettore Tuttounpezzo che fallisce nell’arrestare un faccendiere; i trucchi del pensionato milanese (Ugo Tognazzi) per sopravvivere alla miseria; e un quiz a premi che conta sulla schadenfreude del pubblico verso i disgraziati partecipanti. A chiudere, uno sceneggiato che segue la lotta al soglio papale di metà Cinquecento con tutti gli inganni del caso – stellare Nino Manfredi che si finge moribondo per spuntarla – e una disarmante chiusa con i vecchissimi rappresentanti di Stato e Chiesa che si autoelogiano e autoassolvono, per poi scatenarsi in una sfrenata tarantella. Una farsa manifesta e oscena che esige il coinvolgimento degli spettatori, la cui attonita amarezza si fa elemento fondamentale per appurare uno stato dell’Italia fin troppo familiare.

Giulia Giaume

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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