Il Ministero del Turismo esce dai Beni Culturali e va all’Agricoltura. Scelta sensata?

È data per ormai certa la prima, grossa novità relativa alla struttura del nuovo Governo. Il Ministero dei Beni Culturali perderà il Turismo, che viaggerà insieme al comparto dell’agroalimentare. C’è una logica, per certi versi, ma ci sono anche dei rischi. La lunga, travagliata storia di un Ministero che non trova forma.

Turisti a Dresda. Ph. by Pixabay
Turisti a Dresda. Ph. by Pixabay

Trasformazioni radicali si scorgono all’alba del “governo del cambiamento”, atteso con ansia alla prova dei fatti, mentre scorrono – già prima della Fiducia d’esordio – incidenti diplomatici con la Tunisia, proclami antivax e anti famiglie arcobaleno, annunci di defiscalizzazione per i ricchi, endorsement a Putin, amnesie imperdonabili (il Presidente Piersanti Mattarella, ucciso nel 1980 dalla mafia, per il Premier Conte diventa un anonimo “congiunto” del Capo di Stato) e strani deliri di onnipotenza (“Lo stato adesso siamo noi” di Luigi Di Maio, spacciato per una pseudo citazione di Calamandrei, ha un sapore tragicomico che inquieta). Tanta roba – di superficie, ma non proprio rassicurante – in questi primi giorni. Per la sostanza bisogna attendere; far lavorare l’insolita compagine; e sperare che alla fine il cambiamento arrivi davvero: in meglio, possibilmente.

La targa del Mibact
La targa del Mibact

UN MINISTERO SENZA CASA

Si parte già dalla struttura di governo. E dalla forma dei dicasteri. È Gian Marco Centinaio, ex operatore turistico, responsabile Settore Turismo per la Lega, oggi Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, ad anticipare la novità, parlando di una decisione imminente: a giorni, se non fra poche ore, il Turismo si staccherà dai Beni Culturali, a cui era stato accorpato qualche anno fa, per finire proprio con agricoltura e foreste.  E sono temi – quelli legati a cultura, arte, ricerca, formazione – che nel suo primo discorso al Senato, durato circa un’ora e mezza, il Presidente del Conmiglio Giuseppe Conte non ha sfiorato nemmeno. Pessimo segnale. Ma chissà. Intanto si lavora per organizzare l’inedita ristrutturazione.
La storia è antica e travagliata. Un Ministero senza requie, senza più una casa né un’identità. Il referendum del 1993 aveva infatti abrogato, su proposta dei Radicali, la legge che istituisce il Ministero del Turismo e dello Spettacolo, con l’82,28% di Sì. Le competenze esclusive in materia, affidate alle Regioni con la riforma costituzionale del 2001 (scelta controversa, dagli esiti non incoraggianti, che il Referendum dell’8 dicembre 2016 voleva correggere) non fecero che svuotare e indebolire ulteriormente quel che restava di quell’organo statale.
Così, se nel 1996, col Governo Prodi, l’ormai soppresso Ministero era stato accorpato all’Economia, nel 2008 Berlusconi ne aveva fatto un dipartimento della Presidenza del Consiglio, mentre Letta, Renzi e Gentiloni, coi Ministri Bray e Franceschini, avevano preferito l’unione con i Beni Culturali.

Il Ministro Gian Marco Centinaio
Il Ministro Gian Marco Centinaio

LA SCOMMESSA DI CENTINAIO

Per Centinaio l’esperimento Turismo-Agricoltura ha ragioni profonde e un’utilità primaria: “Gli stranieri vengono in Italia sia per le sue bellezze storiche, architettoniche, naturalistiche, sia per l’enogastronomia“. Intelletto e palato, gusto e bellezza, viaggi tra sapori e tesori: l’abbinamento è presto fatto. Aggiunge così, il Ministro, ai microfoni dell’ANSA: “Nel programma elettorale scritto a 126 mani, cioè con i top manager dei vari settori del turismo, il primo passo riguarda l’organizzazione della struttura politica, il rapporto fra ministero e Regioni sulla gestione del turismo, e ministero e privati con cui bisogna lavorare in sinergia; il secondo è rimodulare la promozione del nostro Paese all’estero“. Urgente anche l’istituzione di un tavolo con le Regioni e l’Enit (Agenzia Nazionale del Turismo) per arrivare “alla migliore promozione con la razionalizzazione di costi e comunicazione“, non dimenticando al contempo meritocrazia e legalità, ovvero “la lotta all’abusivismo alberghiero, delle guide, delle agenzie turistiche, perché bisogna affermare la professionalità“. Quanto ai punti di tangenza con i Beni Culturali, “abbiamo ragionato”, rassicura Centinaio, “con il Ministro del Mibact Bonisoli per iniziative da fare insieme“.

Alberto Bonisoli
Alberto Bonisoli

E un parere naturalmente è stato chiesto proprio all’ex Rettore della NABA Alberto Bonisoli. La certezza di questa piccola-grande rivoluzione, lui, al momento non ce l’ha. Prudenza, parole misurate: “Ci sono varie opportunità, vedremo gli sviluppi nei prossimi giorni. In questo momento non è esattamente tra le mie priorità, sono questioni tecniche”, ha spiegato all’ANSA, sminuendo con ingenua facilità una questione sì tecnica, ma assolutamente strategica in fatto di politiche culturali e di sviluppo. Per poi precisare: “Io faccio il ministro dei Beni Culturali, quello di cui sono convinto, esattamente come si dice nel contratto di governo, è che il turismo non è solo quello legato alla cultura. Secondo me con il turismo deve esserci un approccio più eclettico“. Un modo per dire che la nuova collocazione non gli dispiacerebbe affatto.
E a confermare, senza mezzi termini, ci aveva già pensato Matteo Salvini, Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Interni: a L’Agenzia di Viaggi Magazine, che lo scorso 4 giugno gli chiedeva lumi sulla vicenda, aveva risposto che “Sì, al cento per cento il Turismo andrà al Ministero dell’Agricoltura. Perché questi sono i patti”. Chiusa la questione (il parere di Conte? Non conta. Ça va sans dire).

Piazza di Spagna, turisti sulla scalinata di Trinità dei Monti
Piazza di Spagna, turisti sulla scalinata di Trinità dei Monti

I RISCHI DELL’ACCORPAMENTO

La sensazione è che alla base di questa bizzarra scelta ci sia la volontà di Centinaio – molto competente in materia e affezionatissimo al ramo – di cucirsi addosso un vestitino. Se lo avessero nominato ai Beni Culturali, il Turismo sarebbe passato lo stesso all’Agricoltura? Qualcosa ci dice che no, la piccola-grande rivoluzione, che potrebbe in parte avere una sua logica interessante, sarebbe rimasta al palo.
L’obiettivo di Centinaio, più volte dichiarato, in realtà era lo stesso di tanti professionisti e di realtà come ASTOI (Associazione di Categoria dei Tour Operator  di Confindustria) e Aidit (Associazione italiana distribuzione turistica): restituire al Turismo un Ministero tutto suo. Con tanto di Portafoglio. Cosa buona e giusta, nell’urgenza evidente di mettere a punto una seria politica industriale del turismo (infrastrutture, Iva e fisco, modelli di gestione, parametri di competitività, qualità, sostenibilità, etc.), di risolvere il nodo sulle competenze tra Stato e regioni, di creare ordine e insieme dare ulteriore impulso a un settore determinante, con potenzialità ancora inespresse.
Il popolo italiano, però, trent’anni fa, si era espresso con chiarezza. E così aveva fatto nel 2016, bocciando con l’ultimo referendum anche la  revisione del Titolo V della Costituzione, connesso ai poteri delle amministrazioni regionali.

Bellezze d'Italia. Manarola, La Spezia, riviera ligure. Ph. by PhHere
Bellezze d’Italia. Manarola, La Spezia, riviera ligure. Ph. by PhHere

Tuttavia, anche il Ministero dell’Agricoltura era stato abrogato nel ’93. E allora? La volontà popolare, in quel caso, non fu più incisiva delle necessità contingenti: le ragioni di un comparto imprenditoriale strategico, quale quello agroalimentare e della pesca, hanno prevalso e mantenuto in vita l’originaria struttura. Oggi, il Mipaf, è un Ministero solido, complesso, forte, articolato, con meccanismi rodati e ambiti d’azione molto specifici. E dunque, innestarvi un settore per certi versi compatibile ma obiettivamente distante, in parte orientato ai temi dello spettacolo, a oggi privo di una forma chiara e avvezzo a camaleontiche trasmutazioni, a chi gioverebbe? Non a quest’ultimo, che verrebbe certamente fagocitato e sopraffatto; non al primo, che si ritroverebbe un’appendice evanescente, difficile da armonizzare. Il rischio confusione e dispersione, insomma, è alto.
Ne ha parlato con chiarezza sul Foglio Angelo Argento, di Cultura Italiae: “Quando si decise per l’accorpamento con il Mibac lo si fece per valorizzarne e sfruttarne al massimo le potenzialità nell’ambito di quello che giustamente é stato definito il ministero economico più importante del Paese. Con risultati importanti sia in termini di riacquistata forza e autorevolezza nei confronti del sistema regionale sia di spesa che di riqualificazione dell’Enit e del sistema industriale e aziendale del settore. Comprendo la logica che sottintende il suo passaggio al Mipaf ma la ritengo insufficiente ed estremamente debole rispetto a quella che motivava il suo accorpamento al Mibac”.

Angelo Argento
Angelo Argento. Ph. S. Contino, 2011

L’IDEA STRATEGICA SUI SETTORI TRAINANTI

E ancora: “Se proprio si vuole smontare quanto fatto, errore gravissimo, allora lo si riporti alla Presidenza e si faccia una battaglia per restituire poteri veri al ministero del Turismo autonomo e forte. L’optimum sarebbe la creazione di un grande importante Ministero per lo Sviluppo e la Tutela Culturale, Agroindustriale, del Turismo e dello Sport che, come quello del Lavoro e dello Sviluppo Economico, accorpi le competenze dei quattro i ministeri, che rappresentano i settori trainanti del Paese”.
Idea interessante: studiare una strategia coordinata, una cabina di regia unica per regolare, integrare e rafforzare i comparti culturali ed economici più significativi del Paese. L’eccellenza da coltivare in casa e da spingere oltreconfine, con sempre maggior vigore. Altro che protezionismi e mercati chiusi: “Se divento Premier”, aveva assicurato Salvini qualche tempo prima del voto, “metterò i dazi come Trump, a protezione del Made in Italy”, citando anche Orban e Putin come riferimenti eccellenti, veri leader capaci di difendere “i confini, le banche e la moneta” di “bloccare l’immigrazione”. Lo stop alle sanzioni contro la Russia è già stato annunciato da Conte in Parlamento. Sul fronte muri e dazi si resta in attesa. Sperando che non siano davvero all’ordine del giorno: l’export, tra i primi motori della nostra economia, non potrebbe avere rischio peggiore di una politica dell’isolamento e della chiusura. Ma questo probabilmente il Ministro Centinaio lo sa. La campagna elettorale, adesso, è finita davvero.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.