Il Nepal torna a vivere dopo il terremoto. Ecco le immagini della scuola ricostruita in sette settimane da due neolaureati e un architetto indiano

Grazie al finanziamento e al sostegno dei volontari di alcune ONG intervenute sul posto dopo il disastro dell’aprile scorso, e con l’aiuto di residenti e studenti, sono state fornite le materie prime necessarie a ricostruire quattro aule della struttura esistente e un edificio ex novo, questa volta con elementi in acciaio. A seguito del terribile […]

Grazie al finanziamento e al sostegno dei volontari di alcune ONG intervenute sul posto dopo il disastro dell’aprile scorso, e con l’aiuto di residenti e studenti, sono state fornite le materie prime necessarie a ricostruire quattro aule della struttura esistente e un edificio ex novo, questa volta con elementi in acciaio. A seguito del terribile terremoto che sei mesi fa ha devastato il Nepal, per iniziativa di Dipon Bose e Samya Ghatak, neo-laureati del Birla Institute of Technology di Mesra, nell’India nord-orientale, ha ripreso a funzionare una piccola scuola elementare nel remoto villaggio himalayano di Chhoprak. Ad affiancarli nella progettazione e realizzazione di questo edificio è stato l’architetto indiano Rishabh Sharma, di base a Delhi, che ha messo a disposizione la sua esperienza per fornire supporto logistico e costruttivo ai due giovani e volenterosi architetti.
La costruzione – terminata a metà luglio dopo sette settimane di duro lavoro – è uno dei primi edifici destinato a rimanere in modo permanente nella comunità rurale dopo il sisma. È interamente realizzata facendo uso di sistemi costruttivi a secco, velocemente assemblabili, ed è costituita da materiali naturali locali, tra cui il bambù di cui la regione abbonda e le pietre ricavate dalle macerie di altri edifici. I 130 mq dell’ala recuperata hanno fondazioni profonde 60 cm, una facciata progettata dagli studenti in tessuto reticolato di bambù e pannelli, le pareti laterali avvolte in bambù e quelle divisorie in pannelli sandwich con schiuma isolante.
Gli interni sono stati intonacati dalle donne del villaggio impiegando fango ottenuto con terra rossa, buccia di riso e sterco di mucca. L’interno delle classi si presenta come un luogo di apprendimento dinamico, nel quale la luce naturale filtra attraverso il reticolo di bambù, fornendo ai bambini un ambiente arioso e ben illuminato. Un modo generoso di intendere la professione di progettista, ed una prassi virtuosa questa per muoverne i primi passi al suo interno, mettendosi, semplicemente, a disposizione della collettività.

Giulia Mura

http://www.rebuildingnepal.org

 

 

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.