E questi sarebbero piccoli musei? Dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna a Palazzo Reale di Napoli, Franceschini nomina i direttori dei “musei statali non dirigenziali”: ecco chi sono

La Pinacoteca Nazionale di Bologna, Palazzo Reale, il Museo di San Martino, Castel Sant’Elmo e il Museo Pignatelli Cortes di Napoli, la Galleria Nazionale di Parma, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, la Galleria Spada, il Museo Nazionale Pigorini e il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma, la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola […]

Leonardo da Vinci, Ultima Cena, 1494-98. Refettorio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Milano. Nuova illuminazione a LED realizzata da iGuzzini
Leonardo da Vinci, Ultima Cena, 1494-98. Refettorio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Milano

La Pinacoteca Nazionale di Bologna, Palazzo Reale, il Museo di San Martino, Castel Sant’Elmo e il Museo Pignatelli Cortes di Napoli, la Galleria Nazionale di Parma, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, la Galleria Spada, il Museo Nazionale Pigorini e il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma, la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola a Genova, il Cenacolo Vinciano a Milano, Palazzo Carignano a Torino, Castel del Monte ad Andria, il Museo Bardini a Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Siena. Cosa sono? Sono solo alcuni esempi di musei statali italiani “dimenticati”. In che senso? Non letterale, ovviamente: ma tecnicamente sono “musei statali non dirigenziali”: rimasti quindi fuori dalla megaselezione che ha riguardato i direttori dei venti principali musei nazionali, e di conseguenza rimasti un po’ nell’ombra anche a livello mediatico.
Ora la riforma Franceschini si completa con la nomina di questi 114 direttori, selezionati tra il personale interno del ministero tra funzionari storici dell’arte, architetti e archeologi: che dal 5 novembre entreranno nel pieno delle loro funzioni per guidare queste nuove realtà “chiamate a dotarsi di un proprio statuto e adottare una contabilità certa e trasparente”. In particolare, si tratta di 48 storici dell’arte (42% del totale degli incaricati), 36 archeologi (31,5%) e 30 architetti (26,5%). La gestione sarà divisa in aree funzionali, con un responsabile per le collezioni, lo studio, la ricerca e la didattica, il marketing, il fundraising, l’amministrazione e la sicurezza. “I musei non sono più meri uffici delle Soprintendenze ma, come avviene in tutto il mondo, realtà a sé stanti, capaci di gestire programmazione e risorse”, ha dichiarato il ministro dei beni culturali Dario Franceschini. “Un deciso salto in avanti verso la piena valorizzazione del patrimonio culturale nazionale”. I nomi dei nuovi direttori? Impossibile elencarli tutti, vi rimandiamo al link qui sotto…

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_1905987264.html

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.