Arte, tecnologia, società del futuro. Ecco i temi in agenda per l’austriaco Ars Electronica Festival, l’annuale appuntamento ibrido e visionario tra sapere e immaginazione

  Post City. Gli habitat per il XXI secolo. È semplicemente – si fa per dire – il titolo guida di Ars Electronica Festival 2015. Ovvero: quando saranno più robot che persone a lavorare nelle fabbriche e ogni cosa sarà “intelligentemente” interconnessa; le automobili si autoguidano e i droni consegnano la posta. Non menzionati i […]

 

Post City. Gli habitat per il XXI secolo. È semplicemente – si fa per dire – il titolo guida di Ars Electronica Festival 2015. Ovvero: quando saranno più robot che persone a lavorare nelle fabbriche e ogni cosa sarà “intelligentemente” interconnessa; le automobili si autoguidano e i droni consegnano la posta. Non menzionati i droni cecchini, quelli che vanno a punire “i cattivi”. In questione, però, un interrogativo sul futuro di talune megalopoli a cui il cambiamento climatico impedirà di innestare una marcia in più. Tutto qui? Non proprio, ma tanto basta a prefigurare un mondo post umano – troppo post umano – proiettato in una dimensione che non distingue tra una vertiginosa ragione creatrice e l’incubo di una realtà assillante e oppressiva.
Dal 3 al 7 settembre a Linz il festival riscopre l’ex centro di distribuzione postale, alla stazione centrale, facendone l’epicentro della manifestazione, diramandosi poi verso l’OK Center for Contemporary Art, la Linz Art University e la piazza centrale della città, per un mix di diversi formati e differenti caratteristiche, ma sempre sull’onda dei flussi digitali. Tra conferenze, lezioni magistrali, workshop, mostre, concerti, performance, progetti, il momento topico sarà come sempre la serata di gala “with the crème de la crème of the digital arts”, con la cerimonia di consegna delle ambitissime statuette Golden Nica, assegnate agli autori dei migliori video per l’edizione 2015, nelle varie sezioni in concorso. Per la Computer Animation, Golden Nica a Alex Verhaest (Be) con l’opera Temps mort / Idle Times; per Digital Music & Sound Art, Nelo Akamatsu (Jp), con Chijikinkutsu; per Hibrid Art, Gilberto Esparza (Mx), con Plantas Autofotosintéticas; per U19 – Create Your World, Gabriel Radwan (At), con Inside & between; per la sezione speciale Visionary Pioneers of Media Art, la statuetta va a Jeffrey Shaw (Au/Hk) per il suo contributo da pioniere all’arte interattiva, influenzando da mezzo secolo la creazione di ambienti virtuali con l’utilizzo di sempre nuove interfacce.

Franco Veremondi

www.aec.at

 

 

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.