Lo Strillone: l’Italia che precipita negli introiti dal turismo internazionale sul Corriere della Sera. E poi Sergio Mattarella, Ischia, Fernando Botero

“Sedici lingue di benvenuto ai visitatori nel portale turistico della Norvegia e solo due, italiano e inglese, in quello della Sicilia. Basta questo confronto per inchiodare la classe politica isolana, sinistra e destra, alle responsabilità del fallimento di quella che nel bla-bla-bla quotidiano viene spacciata come la Straordinaria Opportunità del Turismo”. Le analisi impietose come […]

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Sedici lingue di benvenuto ai visitatori nel portale turistico della Norvegia e solo due, italiano e inglese, in quello della Sicilia. Basta questo confronto per inchiodare la classe politica isolana, sinistra e destra, alle responsabilità del fallimento di quella che nel bla-bla-bla quotidiano viene spacciata come la Straordinaria Opportunità del Turismo”. Le analisi impietose come queste ormai in Italia portano quasi sempre la firma di Gian Antonio Stella, e l’imprimatur del Corriere della Sera: e allora sotto con i dati sul turismo in Italia, che non condannano ovviamente solo il sud. “Pur restando quinti per arrivi internazionali (anni fa eravamo primi), l’anno scorso siamo scesi al 7mo posto per introiti dopo il sorpasso della Gran Bretagna: 45,9 miliardi di euro loro, 45,5 noi che l’anno prima eravamo davanti di quasi 3 miliardi. Proprio il Regno Unito, del resto, dimostra come, pur avendo un terzo dei nostri siti Unesco (meno del nostro solo Meridione) e meno sole e meno spiagge e meno eccellenze gastronomiche, si possa evidentemente sfruttare il «travel boom» meglio che da noi”. Ma quali sono i dati che ci condannano? “Internet, sicurezza, trasporti”. Segnali di trascuratezza? “Pur occupando il solo turismo diretto dieci volte più addetti della chimica, la numero uno dei sindacalisti italiani Susanna Camusso non ne parla mai. Un titolo Ansa su 5.615 a lei dedicati”.

Ragazzi partite da Dostoevski“. È ancora il Corriere a intervistare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a farsi raccontare le sue letture per l’estate: “Ne ho preparati diversi, di vario genere, da mettere in valigia… Narrativa, storia, saggistica. Tra gli altri Il tempo migliore della nostra vita, di Antonio Scurati, e Possa il mio sangue servire, di Aldo Cazzullo. E poi l’ultima fatica da biblista di Enzo Bianchi, Raccontare l’amore”. In vendita a Ischia il museo dei tesori. Tomaso Montanari lancia dalle colonne de La Repubblica un appello per Villa Arbusto e la sua collezione archeologica: “A rischio anche la coppa di Nestore, il capolavoro con i versi in greco più antichi mai trovati in Italia”. “Noi artisti senza pensione. Solo così restiamo creativi”. Su Il Giornale una lunga intervista a 360 gradi a Fernando Botero, 83 anni, “fra i pittori-scultori più prolifici e pagati al mondo”. L’Italia è ancora il Paese dell’arte?, chiede la giornalista. “La pittura italiana è stata la più importante al mondo fino a Tiepolo. Poi sono arrivati i francesi, quindi gli americani. A parte de Chirico e pochi altri, l’Italia ha smesso di offrire grandi nomi e soprattutto sono mancati i movimenti. Mi spiace dirlo, ma l’Italia non è più il centro della creatività”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.