ICOM vs Isis: l’organizzazione internazionale dei musei stila una lista rossa di antichità irachene a rischio mercato nero

Una lista rossa d’emergenza che identifica antichità irachene a rischio è una delle prime risposte concrete alla barbara guerra santa che l’Isis sta conducendo contro il patrimonio culturale mediorientale. A proporla non è stato l’Unesco, bensì l’ICOM, l’International Council of Museums con base a Parigi che, dal 1946, riunisce musei e professionisti museali da tutto […]

Manufatti iracheni recuperati dal mercato nero

Una lista rossa d’emergenza che identifica antichità irachene a rischio è una delle prime risposte concrete alla barbara guerra santa che l’Isis sta conducendo contro il patrimonio culturale mediorientale. A proporla non è stato l’Unesco, bensì l’ICOM, l’International Council of Museums con base a Parigi che, dal 1946, riunisce musei e professionisti museali da tutto il mondo e che, stavolta, ha agito da braccio destro dell’organo delle Nazioni Unite.
La lista, se da un lato è un appello ai musei, alle case d’aste, ai mercanti d’arte e ai collezionisti a non acquistare oggetti provenienti da Iraq e Siria, dall’altro si configura come uno strumento per le polizie locali e le autorità doganali, per identificare agevolmente manufatti di origine sospetta. Nella lista, si fa riferimento a beni datati dai tempi dell’antica Mesopotamia sino al XIX secolo. I materiali segnalati sono svariati: dalla ceramica al metallo, dall’avorio al legno. La presenza di scrittura cuneiforme o aramaica dovrà allarmare le autorità in caso di controlli, così come i codici alfanumerici che possono essere ricondotti a sistemi inventariali di musei e provare la provenienza illegale del manufatto. Il documento prodotto dall’ICOM in tre lingue – francese, inglese e arabo – è l’aggiornamento di una lista rossa che un team di esperti internazionali aveva compilato a Lione nel 2003, quando si era intensificata la compravendita illecita di manufatti storici dal Medio Oriente.
Se non si possono fermare le picconate dei miliziani dell’Isis contro i siti archeologici, con questa lista sarà almeno possibile impedire loro di intascare i denari della vendita di antichità nel mercato nero e mettere così i bastoni tra le ruote alla loro seconda fonte di reddito, dopo il petrolio.

Marta Pettinau

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.