Le prossime aste newyorkesi saranno Monet-centriche. Sotheby’s e Christie’s si preparano ad una sfida da record sul terreno dell’Impressionismo

Nelle prossime evening sale di New York dedicate all’Impressionismo e all’arte moderna, l’annosa guerra tra Sotheby’s e Christie’s si combatterà a colpi di Monet. Sotheby’s ha annunciato che batterà all’asta sei dipinti del pittore dell’Impressionismo – datati tra il 1870 e il 1920 e provenienti da collezioni private – che potrebbero, nelle più rosee prospettive, […]

La veduta di Palazzo Ducale sul Canal Grande del 1908, di Monet

Nelle prossime evening sale di New York dedicate all’Impressionismo e all’arte moderna, l’annosa guerra tra Sotheby’s e Christie’s si combatterà a colpi di Monet. Sotheby’s ha annunciato che batterà all’asta sei dipinti del pittore dell’Impressionismo – datati tra il 1870 e il 1920 e provenienti da collezioni private – che potrebbero, nelle più rosee prospettive, raggiungere un totale di 110 milioni di dollari. Tra i più attesi, una veduta di Palazzo Ducale sul Canal Grande del 1908, con base d’asta tra i 15 e i 20 milioni di dollari e una storia singolare. L’opera fu confiscata al collezionista Jakob Goldschmidt dal governo nazionalsocialista tedesco nel 1941. All’asta in cui furono liquidati i suoi beni, la veduta veneziana fu acquistata e donata all’industriale nazi Albert Vögler e, vent’anni dopo, reclamata con successo dagli eredi di Goldschmidt. Fosse stata restituita prima, la tela sarebbe probabilmente stata parte della prima evening sale della storia di Sotheby’s del 1958, dedicata proprio ad una selezione delle opere che Goldschmidt era riuscito a salvare dalla Germania nazista.
L’altro top lot da cui ci si aspettano grandi numeri, è un dipinto del 1905 della serie delle Ninfee, una delle ultime ossessioni che Monet inseguì prima di spegnersi a Giverny, nel 1926. Le stime di prevendita viaggiano tra i 30 e i 45 milioni di dollari, non solo perché il dipinto rappresenta uno dei soggetti prediletti dai collezionisti, ma anche per la sua storia espositiva prestigiosa: fu, infatti, esposto in una mostra personale intitolata Les nymphéas, series de paysages d’eau, nel 1909, alla Galerie Durand-Ruel, di proprietà dell’omonimo mercante d’arte che scommise sin dagli esordi sulla pittura impressionista e dalle cui mani passarono un migliaio di tele firmate da Monet. Tra queste, anche l’opera con cui Christie’s giocherà la sua partita nel maggio newyorkese. Si tratta di un dipinto del 1900, raffigurante il Palazzo di Westminster di Londra, di cui esistono numerose versioni, molte delle quali attualmente in collezioni museali. Da questo Monet, Christie’s si aspetta almeno un ritorno di 45 milioni di dollari. Dopo essere stato esposto alla Royal Accademy, in occasione della mostra Monet in the 20th Century, nel 2001 fu venduto all’attuale proprietario, un anonimo collezionista europeo – probabilmente il miliardario imprenditore inglese Philip Green – ed è rimasto in prestito alla National Gallery di Londra per i successivi sette anni.
Il record attuale per un’opera di Monet è di 80,5 milioni di dollari, di cui Christie’s si fa vanto dal 2008. Non resta che chiedersi, tra le due storiche rivali, stavolta chi vincerà la battaglia?

Marta Pettinau

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.