Lo Strillone: niente inglese, siamo italiani, il dibattito si infiamma su La Repubblica. E poi Hangar Bicocca, Fontana di Trevi, i Traci

“Niente inglese, siamo italiani”. Non lascia spazio ad equivoci il titolo de La Repubblica, che prende di petto il dibattito che periodicamente ricorre in Italia: ora rilanciato dal clamore per certe scelte comunicative, da VeryBello a RoMe&You, alla recente campagna della Marina militare. E dal JobsAct: “potrebbe chiamarsi ‘legge sul lavoro’, o sui lavori, a […]

Quotidiani
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Niente inglese, siamo italiani”. Non lascia spazio ad equivoci il titolo de La Repubblica, che prende di petto il dibattito che periodicamente ricorre in Italia: ora rilanciato dal clamore per certe scelte comunicative, da VeryBello a RoMe&You, alla recente campagna della Marina militare. E dal JobsAct: “potrebbe chiamarsi ‘legge sul lavoro’, o sui lavori, a piacimento. Ma il nome viene da una legge di Obama in cui Jobs è un acronimo che si riferisce a sostegni al finanziamento delle start up. Se facessimo un censimento degli anglismi entrati in uso nell’italiano recente potremmo addirittura stupirci del fatto che non siano poi troppi. Sono però fastidiosi perché impiegati per dare prestigio al nostro modo di esprimerci”. E parte una petizione, che ha già superato 55.000 firme.

Il Sole 24 Ore riferisce del nuovo impegno della Pirelli sul fronte della Street Art, con la grande installazione appena inaugurata all’Hangar Bicocca. Tre artisti di tre aree geografiche chiave: la brasiliana Marina Zumi, il tedesco Dome e il russo Alexey Luka, che hanno interpretato gli pneumatici raccontandoli attraverso 3 opere assemblate in un’unica istallazione: un tronco di piramide alto cinque metri che sarà visibile dal 26 al 28 febbraio. Il Messaggero Roma si occupa di restauro, ma stavolta non della Barcaccia, ma della fontana di Trevi: “smontati i ponteggi, torna a splendere: scartato l’intero prospetto centrale, liberata la facciata di palazzo Poli dai tredici livelli di ponteggi del cantiere di restauro”. Archeologia su Italia Oggi, con un focus sui Traci: “ricerche organizzate dal Louvre in Bulgaria mettono in luce le tracce di questa civiltà omerica. Le tombe rivelano tesori che debbono essere decrittati”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • angelov

    Certe cose si possono solo pensare, ma non dire: che durante il periodo fascista la musica di Louis Armstrong poteva solo essere ascoltata a condizione che ad eseguirla fosse un certo Luigi Fortebraccio…e questo, nonostante l’Italia non fosse ancora una colonia americana, come lo è invece ora.

  • E’ ora che ci si renda conto prima che sia troppo tardi ! E’ sotto gli occhi di tutti che ci sia un ricorso sempre più frequente, massiccio e preoccupante di anglicismi e non solo in economia ma in tutti campi, con il conseguente rischio di desertificazione della nostra lingua, ma questo è frutto anche di un percorso che si è sviluppato già da decenni con il l’annientamento e la sostituzione dei vari idiomi italici da parte della lingua ufficiale impartita nei vari canali istituzionali ( scuola, televisione ecc…) con il risultato di indebolire e sradicare la lingua italiana dal suo contesto storico-culturale e geografico.