Francesco Prosperetti è il nuovo Soprintendente speciale per il Colosseo. “Armonizzerò archeologia e arte contemporanea”, anticipa ad Artribune

“Ho sempre lavorato armonizzando archeologia e arte contemporanea, per cui non vedo contraddizioni: proseguirò su questa strada, anche in questo nuovo incarico”. Questo ci risponde Francesco Prosperetti, fresco di nomina a Soprintendente speciale per il Colosseo, il Museo nazionale romano e l’area archeologica di Roma, quando gli facciamo notare l’apparente contrasto, per chi si è […]

Francesco Prosperetti

Ho sempre lavorato armonizzando archeologia e arte contemporanea, per cui non vedo contraddizioni: proseguirò su questa strada, anche in questo nuovo incarico”. Questo ci risponde Francesco Prosperetti, fresco di nomina a Soprintendente speciale per il Colosseo, il Museo nazionale romano e l’area archeologica di Roma, quando gli facciamo notare l’apparente contrasto, per chi si è battuto – fino a ricorrere al TAR – per ottenere la direzione del Contemporaneo del Mibact, e si ritrova a dirigere la quintessenza dell’antichità italiana. “Già quando ero alla Soprintendenza di Salerno, promossi progetti legati al contemporaneo alla Certosa di Padula, e lo stesso feci più di recente in Calabria. Sì, la può considerare un’anticipazione del mio approccio in questo ruolo”, rivela. In sostanza, essendo stato scippato del ruolo di direttore generale per l’arte contemporanea, per il quale era da tutti ritenuto il più competente, di fatto lo farà comunque, pur da un altro punto di partenza.
Una nomina che ha colto un po’ tutti di sorpresa, avulsa dalle procedure in corso legate alla “riforma Franceschini”: “questo è un ruolo di prima fascia”, precisa Prosperetti, che potrebbe assumere l’incarico già dai primi giorni di marzo, “per cui segue strade diverse, viene gestiti dal ministro in prima persona”. Entra in un luogo sempre al centro dell’attenzione, spesso con toni polemici, gli facciamo notare: a partire dalla lunga querelle per la sponsorizzazione del restauro del Colosseo da parte di Tod’s. “I termini della questione sono sotto gli occhi di tutti: c’era il timore legato all’opportunità di una commercializzazione del ‘marchio’ Colosseo da parte di un’azienda di calzature, e invece si è rivelata una cosa molto leggera, si è fatto molto clamore ma poi non ci sono stati risvolti negativi”. Ma il restauro è stato da più parti criticato anche a livello tecnico: “Mi sembra che i risultati della pulitura vadano nella giusta direzione, del resto sono affidati alla responsabilità di un tecnico del calibro di Gisella Capponi, direttore dell’Istituto centrale per il restauro, per cui la mia fiducia è totale”.