Un collezionista ti regala 1500 opere e ti tocca rifiutarne una parte perché forse trafugate durante il nazismo. La sofferta storia del Kunstmuseum di Berna e della donazione Cornelius Gurlitt

“Ci atterremo in maniera stretta alle direttive della dichiarazione di Washington del 1998, che prevede l’identificazione e la restituzione di tutte le opere rubate. Nessuna opera di origine illecita arriverà in Svizzera”. Con queste parole, il presidente della fondazione del Kunstmuseum di Berna Christoph Schäublin ha comunicato oggi la decisione di accettare il lascito dell’ormai […]

Ci atterremo in maniera stretta alle direttive della dichiarazione di Washington del 1998, che prevede l’identificazione e la restituzione di tutte le opere rubate. Nessuna opera di origine illecita arriverà in Svizzera”. Con queste parole, il presidente della fondazione del Kunstmuseum di Berna Christoph Schäublin ha comunicato oggi la decisione di accettare il lascito dell’ormai famoso – o famigerato – collezionista tedesco Cornelius Gurlitt, che comprende circa 1500 opere d’arte, alcune delle quali probabilmente sottratte illegittimamente ai proprietari durante il nazismo.
Una decisione sofferta, che nelle scorse settimane aveva posto il museo nell’occhio del ciclone del dibattito, spesso con punte molto polemiche. Anche il Consiglio federale elvetico ha voluto dire la sua in merito, con un comunicato ufficiale nel quale “prende atto che la fondazione di diritto privato Kunstmuseum Bern ha dichiarato di accettare l’eredità di Cornelius Gurlitt”. Affrettandosi a precisare – una constatazione che assomiglia molto a un ammonimento – che “constata con soddisfazione che la convenzione conclusa si basa sui Principi di Washington del 1998 e permette di proseguire il lavoro di accertamento della provenienza delle opere della collezione Gurlitt”. Anche il Congresso ebraico mondiale aveva minacciato il museo nel caso avesse accettato la donazione delle opere, preannunciando denunce e procedimenti da parte dei pretendenti, quasi sempre eredi di collezionisti di origini ebraiche.
Il Kunstmuseum avrebbe raggiunto un accordo con le autorità bavaresi – la collezione fu rinvenuta in un appartamento nei dintorni di Monaco di Baviera – secondo il quale le opere di origine dubbia resteranno in Germania, per essere studiate e valutate dal gruppo di specialisti istituito dopo la scoperta col compito di far luce sui legittimi proprietari. Com’è noto la collezione vanta capolavori di artisti del calibro di Nolde, Picasso, Matisse, Dix, Chagall, Liebermann.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.