Cesare Manzo chiude la sua galleria a Pescara dopo 48 anni di attività. Aveva inventato FuoriUso e aperto anche a Roma

Il messaggio è asciutto e diretto, nel più puro stile dei social network attraverso i quali raggiunge i suoi destinatari. “La galleria Cesare Manzo chiude dopo 48 anni di attività”. Una sintesi che si riempie di malinconia, che non riesce a celare la nascosta commozione. Già, perché non siamo davanti a una normale dinamica sempre […]

Cesare Manzo

Il messaggio è asciutto e diretto, nel più puro stile dei social network attraverso i quali raggiunge i suoi destinatari. “La galleria Cesare Manzo chiude dopo 48 anni di attività”. Una sintesi che si riempie di malinconia, che non riesce a celare la nascosta commozione. Già, perché non siamo davanti a una normale dinamica sempre più frequente di questi tempi, gallerie che aprono, durano un paio d’anni, magari si spostano di sede o anche di città. No, qui siamo davanti a un pezzo di storia dell’arte italiana del secondo dopoguerra. Soprattutto perché sviluppatasi al Sud Italia, alieno – almeno quando questa storia aveva inizio – alle lusinghe delle arti e di ciò che loro gira intorno.
E il fatto che l’annuncio giunga nella giornata conclusiva di una delle fiere d’arte più brillanti del Paese, che tante volte ha visto Cesare Manzo fra i protagonisti, lo carica di ulteriori significati: mezzo secolo può bastare, si chiude, è inutile accessoriare il dato con motivazioni più o meno credibili, con ripromesse di impegni alternativi altrettanto volatili. Peccato per Pescara, e per l’Abruzzo intero, che perde un riferimento certo, e non solo per la sua specifica attività. Non solo per la grande galleria di Via Umbria tante volte anticipatrice di trend, scopritrice di talenti pronti a sbocciare, che agli inizi si ritrovò come segretario il grande fumettista Andrea Pazienza. La galleria, poi affiancata da una sede anche a Roma, nelle cui sale passarono mostre di artisti come Boetti, Chia, Man Ray, Mattiacci, Montesano, Andy Warhol, Zorio, Pistoletto.
Ma anche perché la chiusura probabilmente certifica definitivamente anche quella – già avvenuta – di Fuori Uso, evento pioniere in Italia, fra i primi esperimenti di recupero creativo di spazi abbandonati, ex fabbriche, scuole, mercati, alberghi. Una storia lunga e molto articolata: per ora ci fermiamo qui, ma presto la riprenderemo con un’ampia intervista su Artribune

Cesare Manzo
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