L’orologio di ghiaccio di Olafur Eliasson. Ecco le immagini della spettacolare installazione al centro di Copenhagen: dodici blocchi estratti da un fiordo in Groenlandia, un cronografo da 100 tonnellate

“Esprimere l’amore per il nostro mondo. E quindi anche le preoccupazioni per il suo futuro, per ciò che ne mette a rischio l’armonia. Questo per me è arte”. Parole che si collocano un po’ sul confine tra San Francesco e Joseph Beuys: e invece provengono da un altro grande artista, anch’egli non nuovo all’impegno sociale […]

Esprimere l’amore per il nostro mondo. E quindi anche le preoccupazioni per il suo futuro, per ciò che ne mette a rischio l’armonia. Questo per me è arte”. Parole che si collocano un po’ sul confine tra San Francesco e Joseph Beuys: e invece provengono da un altro grande artista, anch’egli non nuovo all’impegno sociale politico nella sua azione, che per la prima volta nella sua ricca carriera sposa direttamente – e spettacolarmente – la causa della sensibilizzazione sui problemi del cambiamento climatico.
Parliamo di Olafur Eliasson, che proprio per porre l’accento sui rischi legati allo scioglimento dei ghiacci, ed al conseguente innalzamento delle acque degli oceani e della temperatura globale, ha scelto il ghiaccio per la sua ultima monumentale installazione pubblica, titolo Ice Watch. Insieme al geologo Minik Rosing, l’artista ha piazzato 12 blocchi di ghiaccio, pesanti complessivamente un centinaio di tonnellate e provenienti da un fiordo della Groenlandia, al centro della Piazza del Municipio di Copenaghen, disposti a formare un orologio: un monito per ricordare che le temperature stanno aumentando, e che il livello degli oceani continua a salire. L’azione è programmata – probabilmente anche per il naturale scioglimento – per durare soltanto 4 giorni, dal 26 al 29 ottobre: noi ci siamo procurati qualche immagine, eccole nella fotogallery…

olafureliasson.net/icewatch

 

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.