Trasportabile, itinerante, temporanea. Al Maxxi di Roma arrivano quattro studi internazionali a raccontare l’Architettura mobile. Si comincia con gli inglesi Aberrant Architecture

Nell’ambito del ricco programma Play With Yap, in corso fino all’11 ottobre, il Maxxi presenta Mobile Architecture, un ciclo di conferenze, incontri e dibattiti che si propone di indagare i significati e le conseguenze della progettazione di ciò che è temporaneo, attraverso singolari esempi di architettura mobile. A parlarne al museo romano quattro studi internazionali, […]

Nell’ambito del ricco programma Play With Yap, in corso fino all’11 ottobre, il Maxxi presenta Mobile Architecture, un ciclo di conferenze, incontri e dibattiti che si propone di indagare i significati e le conseguenze della progettazione di ciò che è temporaneo, attraverso singolari esempi di architettura mobile. A parlarne al museo romano quattro studi internazionali, selezionati dalla curatrice Emilia Giorgi per il loro approccio informale alla tematica e per l’aver realizzato nel tempo esempi di architettura “trasportabile”. I primi a scendere nell’arena, il 16 settembre – alle 20 – sono gli Aberrant Architecture, studio multidisciplinare con sede a Londra composto da David Chambers e Kevin Haley, incontratisi al Royal College of Art di Londra. Loro sono ispirati dal modo in cui gli stili di vita contemporanei si stanno evolvendo e dai nuovi modi in cui gli ambienti possono rispondere a queste tendenze mutevoli. Conosciuti per i progetti provocatori e interattivi che utilizzano l’architettura e il design per introdurre forme nuove e inaspettate di vivere il mondo, sanno guardare oltre “la costruzione di un edificio” e stabilire interessanti connessioni tra le cose.
A seguire, il 23 settembre, arriveranno gli svizzeri Spillmann Echsle, dinamico team con sede a Zurigo, attento al modo in cui i concetti e le idee sono prima sviluppati e poi ridotti al minimo indispensabile per diventare il nucleo del progetto, e autori, tra gli altri, del padiglione itinerante The House of Switzerland, creato per far conoscere la cultura elvetica nel mondo. Il 2 ottobre è invece il turno di Didier Fiuza Faustino, francese noto per le sue sperimentazioni a cavallo tra arte e architettura. Il suo studio – Bureau des Mésarchitecture – è attivo dal 2002 con sede a Parigi: conosciuto sopratutto per la sua ricerca tra corpo e spazio e per l’intima relazione che li lega, opera principalmente con istallazioni temporanee, “capaci di sovvertire l’esperienza dello spazio pubblico e privato, amplificando le sensazioni di chi le vive”. È inoltre, dal 2011, professore associato all’AA di Londra. Chiude il giro – il 7 ottobre – l’italiana Matilde Cassani, classe 1980, studiosa, teorica e scrittrice, nota sopratutto per le sue ricerche sui rituali e sul sacro e profano nell’architettura, da cui, nel 2011, scaturì l’interessante mostra presso la galleria Storefront di New York, Sacred Spaces in Profane Buildings, dove si mostravano, divisi per religioni, spazi di preghiera pieghevoli e trasportabili.
In un percorso fatto di immagini, testi e parole, ci si interroga dunque sui nuovi significati dell’effimero. Si lavora sulle dimensioni, diminuendole, sul ruolo urbano, ripensandolo, sul servizio, ampliandolo. Piccole architetture capaci cioè di modificare l’impatto che hanno nella città, con e verso la gente: quasi delle cellule parassite, che però, invece di interagire negativamente nei tessuti in cui si inseriscono, hanno la sorprendente abilità di vivacizzarne la qualità, in un nuovo modo di concepire non solo lo spazio ma anche il tempo.

– Giulia Mura

 

 

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.