È il momento di Gian Maria Tosatti. Si aggiudica il Talent Prize 2014, dopo aver vinto ex aequo a Castel Sant’Elmo a Napoli ed essere in finale al Premio Furla

Da qualche settimana è uno degli artisti maggiormente citati su Artribune, e non solo. Di lui abbiamo parlato di recente per essere stato selezionato fra i cinque finaalisti all’edizione 2014 del Premio Furla. E dopo pochi giorni lo abbiamo menzionato nuovamente, per aver vinto a Napoli – ex aequo – il concorso Un’opera per il […]

2_Estate, di Gian Maria Tosatti

Da qualche settimana è uno degli artisti maggiormente citati su Artribune, e non solo. Di lui abbiamo parlato di recente per essere stato selezionato fra i cinque finaalisti all’edizione 2014 del Premio Furla. E dopo pochi giorni lo abbiamo menzionato nuovamente, per aver vinto a Napoli – ex aequo – il concorso Un’opera per il Castello a Castel Sant’Elmo.
Ora
Gian Maria Tosatti si aggiudica anche il Talent Prize 2014, riconoscimento che ogni anno la rivista Inside Art dedica ai giovani artisti emergenti, con la sua istallazione 2_Estate. Nella selezione finale Tosatti si è imposto su concorrenti come Lucia Barbagallo, Elena Bellantoni, Filippo Berta, Federico Del Vecchio, Matteo Fato, Maura Ghiselli, Helena Hladilova, Francesco Napolitano.

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  • Luca Rossi

    Veramente lo avevate menzionato e intervistato altre 160 volte prima. Senza mai prenderlo in giro, scrivendo progetto con tre P.

    Un buon esempio di come le pubbliche relazioni possano aiutare, e diventino contenuto. Luoghi e pubbliche relazioni diventano quasi materia dell’opera. Sintomo significativo. Non si tratta di indicare l’arte giusta e l’arte sbagliata, ma semplicemente avere consapevolezza di un’opera, in relazione al contesto (culturale, storico, geopolitico, ecc ecc), alle intenzioni dell’artista e al suo percorso. Tosatti sviluppa una preparata archeologica del ready made. Spesso molto, troppo pretenziosa e ambiziosa; spesso molto permalosa. Una retorica che vuole farsi volere bene, lo pretende troppo. La retorica di una generazione arrendevole, costretta in una retorica passatista, per farsi accettare in un paese per vecchi.

    Purtroppo questi premi sono semplicemente armi di illusione. A cosa servono? A preparare “giostrai” per sofisticati luna park per adulti? Non si tratta di essere negativi, ma di tentare di riportare l’attenzione sull’opera. Non si argomenta mai l’opera, forse per paura o sincero disinteresse. Le opere di Tosatti sembrano avere il valore delle macerie spolverate. Non abbiamo bisogno di spolverare e riposizionare in modo significativo le macerie di Pompei.

    Secondo me c’è un motivo se chiudono i musei e il contemporaneo in italia è ridotto ad un lumicino.

    • luca rossi

      Attenzione, io non escludo un valore del lavoro di Tosatti, vorrei solo stimolare una consapevolezza su quello che vediamo. Ho avuto modo di apprezzare interventi che avevano questa consapevolezza. Pur se in pratiche significative.

    • luca rossi

      Condivido pienamente,
      ready made copiani visti e stravisti tosatti è come tanti altri artisti italiani la copia di tutto mi meraviglio delle giurie certo c’è sempre di mezzo roma ladrona il sistemuccio martirolo pratesi in tutti i premiucci di serie b .è la copia in brutta vista e rivista di tutto esempio The Unilever Series: Olafur Eliasson: The Weather Project( vedere sito della Tate http://www.tate.org.uk/whats-on/tate-modern/exhibition/unilever-series-olafur-eliasson-weather-project .
      Per non parlare dell’uso del grano,vi prego dal 1970 ad oggi ci sono milioni di artisti che hanno usato e fatto opere copie.
      Sicuramnte i suoi lavori (che io ho visto a napoli) sono molto scenografici ma l’arte è altra cosa,in conclusione fra 50 anni le opere di tosatti se rimangono queste non avranno cambiato nulla nella storia oltre che naturalmente ad aver creato falsi di arte povera e concettuale tipica anni 70.

      • luca bianchi

        Il punto oggi è la consapevolezza. D’altronde il sistema deve andare avanti, e non ci sono proposte alternative. Chi tenta strade alternative e quindi “critiche” viene subito marginalizzato.

        La soluzione è un nuovo ruolo di artista, diverso molto diverso da quello comunemente inteso. Fino a quando ci saranno giovani vecchi il sistema si trascinerà avanti.

  • Anna

    Il lavoro di Tosatti a Castel Sant’Elmo è da togliere il fiato. Visivamente è potente e concettualmente pone una forte sfida a questo paese e a ciò che resta della sua dignità.
    Tutte le chiacchiere sono superflue.
    Ma è veramente stupido che dopo tutti questi anni di marginalità ci si diverta ancora a dare addosso ai bravi artisti italiani, invece di sostenerli in patria. Tosatti è un grande artista. Ha fatto cose splendide e forti in Italia e all’estero. E io sono assai contenta di poter avere artisti di questo livello a portare un po’ di arte italiana nel dibattito internazionale.
    Sarebbe ora che tutti li sostenessimo di più i nostri bravi artisti.
    Forza!!

    • luca rossi

      Anna…sostenere senza vere ragioni significa fare il male dell’arte in italia. Tosatti dovrebbe sapere cosa è successo alle promesse anni 90 italiane, sostenute a spada tratta per poi perdersi in una scena italiana oggi desolante. Dove la nonni genitori Foundation è il vero sostegno, deregolamentato e fasullo (in questo caso non mi riferisco a Tosatti ma al 75% degli artisti italiani.

      Cosa intendi per “togliere il fiato”???? Anche un infarto toglie il fiato. Ti sei emozionata? Dove sta il valore di un’opera? Una forte sfida a questo paese? Perché? Come e dove Tosatti sfida questo paese? Spiegati, facci capire. Grazie

      • christian caliandro

        Credo intenda, tra l’altro, che dovresti ‘vedere’ l’opera, non da una foto sul sito. dovresti andarci – cosa che non penso proprio tu abbia fatto. il paragone con l’opera di eliasson (con cui sicuramente questa si confronta, insieme ad altre: come fanno in generale le opere all’interno di quella conversazione che si chiama ‘storia dell’arte’) sta lì a dimostrare che la tua interpretazione dei lavori quasi sempre si basa semplicemente su come essi appaiono in foto su uno schermo, e non su come tu ti senti al loro interno: e questo, per uno che dice di voler fare critica, scusami ma è e rimane e sarà sempre un errore grosso come una casa. ma questa è una vecchia questione, e tu inizierai con la solita tiritera. (ti prevengo, almeno in parte: dubito fortemente che i commenti siano il luogo in cui ‘motivare’, come dici tu).

        • Parloperme

          ma io non ho capito, i giurati sono andati a vedere l’installazione a Napoli? E hanno visto tutte le opere degli artisti dal vero? Il problema è questo, non credo che tutti i partecipanti al concorso abbiano ricevuto la visita dei giurati. Ed è il motivo per cui questi concorsi non mi hanno mai convinto. Sarebbe meno ipocrita una partecipazione ad invito.

          • Savino Marseglia

            Quando penso ai giurati mi viene un senso di frustrazione, lo sento troppo pesante, l’arte mi porta fatalmente mente verso la scatoletta del farmaco scaccia -giurati o verso l’ennesima sigaretta, alla bottiglia di vino, o se non a qualcosa di ancora più deleterio il fumo negli spot pubblicitari.

        • luca rossi

          Il commento su Eliasson lo ha scritto uno dei tanti Luca Rossi. Il campo di grano nel castello è un buon espediente poetico, tra la decontestualizzazione di Duchamp e una recente tecnica pubblicitaria. Per non parlare che date per scontato che nessuno abbia visto l’opera dal vivo, e continuate a pubblicare le foto! Se non volete che le foto siano giudicate non mettetele!
          Per non parlare che il 70-80% di quello che conosciamo lo vediamo in foto o lo leggiamo.

        • Luca Sul Turchese

          Il campo di grano nella cisterna di Catel Sant’Elmo, non è altro che un ready made, tolto dal suo contesto e ricontestualizzato in un castello. Penso all’urinatoio o allo scolabottiglie di Duchamp. Più recentemente Paola Pivi fotografava animali in contesti improbabili, come due zebre in mezzo ai ghiacci. La verve poetica (con tutta la formula retorica della rivoluzionaria reclusa che ha però fatto sentire la sua voce dalla cella) sembra diventare un contentino per un sistema intorno, per un paese intorno, in cui invece siamo tutti legati e imprigionati; o forse no! Non si vive forse meglio oggi in italia rispetto al 1700, quando visse la rivoluzionaria presa a citazione da Tosatti? Ecco, tutto questo. Il premio, l’installazione, il grano poverista, la poesia, la retorica..ecc sembrano pretesti fini a se stessi. Vogliamo parlare di arte o di politica? L’artista, come il dentista, per cambiare il mondo non può fare altro che fare bene il proprio lavoro. Anche perchè l’unico spazio politico NON è quello collettivo della mostra ma è quello privato di ognuno di noi.

        • Gianni

          Continuo a pensare che in questo tipo di “opera” è più il luogo a parlare della propria storia, che il lavoro stesso dell’autore.. poi è facile vuotarci dentro un sacco di parole. Come si fa ad andare a vedere l’opera sul posto quando alla fine lo stesso autore presenta la foto con , a fianco, un milione di parole ?
          Mi sembra, secondo il mio punto di vista, un’operazione furba e facile.. tutto qui.. e sinceramente tirare in ballo Eliasson.. quando non c’entra proprio nulla ..

          • LUCA ROSSI

            Giusto Gianni. Fanno tanto i puristi che “bisogna andare a Napoli”, e poi ci massacrano di foto, video, interviste lunghissime piene di citazioni colte, tribnews, dichiarazioni di intenti impegnative (tipo salviamo-combattiamo questa italia), e intenti coloniali tipo “noi vi salveremo tutti”.

            Si parla di Gian Maria Tosatti non per accanimento, ma perchè è significativo che un giovane artista italiano decida di mettere un campo di grano in una cisterna a Castel Sant’Elmo a Napoli, e per questo vinca un Premio. Oltre alla decontestualizzazione di Duchamp e al Situazionismo del “bisogna vivere l’esperienza” (COSE SU CUI IL CRITICO CALIANDRO NON RISPONDE), ricordo anche una pubblicità del Mulino Bianco del 94 che portava il campo di grano nei canali di Venezia. Quindi anche una componente POP poetica, che non fa mai male.

            Gli artisti appaiono debolissimi e sempre più dipendendti dal premio o dall’invito X. Bisogna ridefinire il ruolo di artista, ma veramente.

  • Dateadunuomounamaschera…

    Ennesimo artista inutile rappresenta perfettamente la (non)cultura italiana. Ruffiano strizza l’occhio al nulla lasciando solo tante inutili parole. Quando la cultura non serve proprio piú a nulla. Che vada ad “Amici”

  • luca rossi

    Non si capisce perché togliete commenti in cui non ci sono offese e link esterni. Evidentemente la critica argomentata fa paura! Almeno avete una coscienza! :)

  • Gianni

    Boh ! a me sembra una gran bufala.. affidarsi a spazi abbandonati e ricchi di storia. Ne abbiamo così tanti in Italia e tanti che parlano già da soli. E poi riempirli di parole.. ma che difficoltà ! Ho cercato di leggere l’intervista fatta a Maria gianni Tosatti. Mi sembra che senza di lui che spieghi la foto con montagne di parole la foto sembri soltanto una bella foto scenica un po’ neorealista di uno spazio abbandonato.
    Mi chiedo dove stia l’oggetto artistico. ma questa è semplicemente una concettualizzazione ?! e poi di cosa ? raccontare la storia di uno spazio? filosofeggiare, va bene ma alla fine dove sta l’oggetto, il gesto artistico.. distribuire fogli e documenti su un tavolo a bella vista e farne una altra bella foto ?
    Se qualcuno me lo spiegasse, ne sarei grato.
    Certe volte sono così guardingo (e stanco), quando una rivista con Artribute dedica servizi e tanti servizi agli stessi artisti.
    ma rispecchia il sistema paese, niente da fare.. purtroppo i meccanismi sono sempre gli stessi. Poveri noi !!

    • luca rossi

      Caro Gianni, hai ragione. Ma gli addetti ai lavori come le redazioni non vogliono guardare, perche devono continuare a fare progetti e articoli. Considera che il pubblico del contemporaneo si è giustamente allontanato da tempo. E allora via con luna park per adulti che vogliono sentirsi colti e sofisticati: portiamo un campo di grano nel castello, come fecero una serie di pubblicità anni fa. Ready madre, pensati 100 anno fa da Duchamp! Non a caso abbiamo una generazione di curatori e artisti che sono già vecchi e subiscono o si arrendono ad un paese per vecchi.
      Soluzioni ce ne sarebbero!

  • Antonio

    Non so quale sia il problema, o il vero problema, perché a volte la fiducia che si ripone sulle giurie pare molto simile alla fiducia che si ripone sui magistrati, si spera in qualche modo, che gli addetti ai lavori facciano il bene dell’arte, perché hanno il dovere e il piacere di propagare la “bella” arte. Ed è difficile, e a volte frustrante, tentare di accrescere una discussione, con una ricerca della verità come la concepiva Martin Hedigger, senza la ragione di una parte o dell’altra, ma per il senso stesso della “Verità”. Avviene poi che un senso di critica o di non complicità sia fraintesa con una frustrazione per la non appartenenza ad un gruppo, e si viene spesso additati come la solita “volpe” che non apprezza la presunta acerbità dell’uva che non riesce a raggiungere. Io di mio, posso anche essere d’accordo con alcune cose che dice Luca Rossi, ma per come sono abituato a percepire ogni tipo di informazione e discussione, non posso avere fiducia assoluta, ci dev’essere sempre un margine seppur sottile, di dubbio, in fin dei conti, dalle Serate Futuriste fino ad Andy Kaufman, siamo stati bombardati da ami succulenti per farci abboccare, per intrattenerci, per decidere se essere dalla parte di qualcuno o di qualcun’altra, eliminando o tentando di eliminare ogni riflessione personale, ogni ragionamento su ipotesi, e diventare terze o quarte o quinte voci. Forse credo in assoluto ad una legge che governa quasi tutto, e cioè credo nel fatto che in fondo Darwin potrebbe avere ragione, esistono legami e giochi di potere, ma sono anche sicuro che tra cento anni, solo alcune opere rimarranno per il bene dell’umanità, ma non è detto che altre che non riusciranno a superare le barriere del tempo e delle mode, non ci saranno riuscite per mancanza dell’aura ipotizzata da Walter Benjamin, sicuramente la “brutta” arte scomparirà e probabilmente anche la mia o di altri blasonati, ma qualcosa di eccellente, resterà per sempre.
    In fin dei conti non sappiamo quanti capolavori sono andati perduti, e per le stesse leggi della probabilità, quanti andranno perduti, per colpa del caso, di un incendio o della cecità di alcuni.
    Credo che un vero capolavoro, non ha bisogno di approvazioni, perché è e sarà tale, solo per il semplice fatto che lo è dal momento del suo concepimento e in un modo che, segue regole che ancora non concepiamo o che solo pochi comprendono, avrà il potere di generare un cambiamento; che sia esso diretto o indiretto, in fondo non è forse questa l’utilità dell’arte e dell’ingegno umano? Aggiungere senza togliere, cambiare le sorti dell’umanità in maniera indelebile? Per tutti, anche per un deficiente che decide di lanciare un motorino dal terzo anello dello stadio di San Siro.

  • Max

    Quanto è patetico questo sistema dell’arte: un gruppo ristretto di potentati di turno decide che il tal artista debba far triplicare il valore delle proprie opere -perché altrimenti in mano al collezionista che c’ha messo “il grano”, resta solo carta straccia (e ciò non può avvenire)- e quindi di organizza a tavolino la sua ascesa: il Tosatti arriva a Napoli per una residenza, poi fa una mostra in una chiesa, dove resta vittima dello spazio, poi gli fanno vincere un corcorso (ex aequo) dove ancora una volta lo spazio lo divora ed infine un altro concorso col quale vince con la stessa opera farlocca. Niente contro il Tosatti, che è uno dei tanti artisti interscambiabili e probabilmente non resisterà al tempo, ma questo sistema mafioso è il vero cancro con il quale ci confrontiamo. PS: il concorso Un’opera per il castello è stato un vero falso: la giuria non ha mai visionato le application presentate, ne ho la certezza. Altrimenti il contatore youtube dell’opera video presentata in concorso ne avrebbe sancito la visione. BUFFONI

  • pelle

    Bravo Tosatti!!!