Ecco tutti gli artisti presenti alla Biennale di Berlino 2014. Da Tacita Dean a Olaf Nicolai, a Danh Vo: il via il 28 maggio, pronti a seguirla live su Artribune

Il countdown è ormai strettissimo: dieci giorni, e vedrà la luce l’ottava edizione della Biennale di Berlino, curata da un globetrotter con un curriculum internazionale doc che arriva dal Messico e si chiama Juan A. Gaitán. Fervono i preparativi nelle tante venues della rassegna, in primis il KW Institute for Contemporary, e poi la Haus […]

Tarek Atoui Dahlem Sessions, 2013 – Ongoing Sound recording project in progress Courtesy Tarek Atoui Photo- Marcin Malaszczak

Il countdown è ormai strettissimo: dieci giorni, e vedrà la luce l’ottava edizione della Biennale di Berlino, curata da un globetrotter con un curriculum internazionale doc che arriva dal Messico e si chiama Juan A. Gaitán. Fervono i preparativi nelle tante venues della rassegna, in primis il KW Institute for Contemporary, e poi la Haus am Waldsee, e il Museen Dahlem: eppure, fino a ieri non si conosceva un dato certo non secondario, come la lista degli artisti invitati. C’erano tante anticipazioni, ma solo ora la biennale ha comunicato l’elenco ufficiale, dopo gli ultimi ritocchi. Artribune si occuperà ampiamente dell’evento, on air dal 28 maggio al 3 agosto, con un ampio articolo di presentazione e con più di un inviato sguinzagliato per la Capitale a cerca di novità, curiosità, anteprime. Per ora, quindi, ci limitiamo a comunicarvela, questa ritardataria lista: A voi le considerazioni: Saadane Afif, Andreas Angelidakis, Julieta Aranda, Tarek Atoui, Patrick Alan Banfield, Zachary Cahill, Tacita Dean, Mariana Castillo Deball, Agatha Gothe-Snape, Irene Kopelman, Matts Leiderstam, Goshka Macuga, Shahryar Nashat, Olaf Nicolai, Judy Radul, Anri Sala, Slavs and Tatars, Tonel, Danh Vo, David Zink Yi, Carla Zaccagnini.

www.berlinbiennale.de

  • L’arte che nasce e si sviluppa in italia continua ad essere ignorata. Per quanto ne dica l’amico Grulli, gli artisti italiani -costretti ad una cristallizzazione precoce- idolatrati in casa come il tipico bamboccione illuso e deluso, sembrano copie e scimmiottamenti, sembrano oggi solo copie e scimmiottamenti dei loro colleghi stranieri.

    Buona l’idea della lista contenuta. Ma anche guardando gli artisti, capiamo che si tratta di un cast per il film-opera del curatore di turno. Si sceglie l’opera specifica, come sfumatura del dipinto curatoriale. Ogni artista, al di là delle mode, potrebbe essere sostituito da 100 altri. Peccato che la mostra a differenza del film non sia un’opera unitaria. Quindi se si considera un linguaggio dell’arte ormai logoro e abusato, nella nostra mente rimarrà solo un sapore generale della biennale di Gaitan. Ma solo di Gaitan appunto. Le opere tenderanno a perdersi. Se gli artisti sono standard intercambiabili e la mostra non è propriamente un’opera, avremo un vuoto. L’ennesima biennale che, come un giro di giostra, sará un brividino in più per addetti ai lavori e qualche turista.

  • Scalfaro scalfari

    Vorrei proseguire una riflessione riguardo la sistematica presenza di Luca Rossi nei post e di quanto abbia, questa, limitato commercialmente Artribune. Ribadisco si tratti di una mera, singola, opinione. Artribune si prefigge di essere un giornale d’informazione sull’arte, dunque non un magazine critico, ma esprimendosi attraverso i canoni del giornalismo documenta la vita artistica italiana (e non solo). Ogni giornale, anche il più istituzionale, ha una linea editoriale: anche Artribune, ovvio, ne ha una, così come avrà anche un piano industriale. Ora se i lettori sono sistematicamente sottoposti a discussioni, ma meglio dovremmo dire polemiche vere e proprie riguardo alcuni temi e, segnatamente, riguardo a notizie che riguardano un gruppo di artisti italiani particolarmente in vista (e stranamente della stessa generazione di Luca Rossi) è come se vi fosse una “Linea editoriale dentro la linea editoriale”. Insomma è come se l’atteggiamento della testata fosse viziato da polemiche, baruffe, detrazioni sistematiche e (a mio avviso) spesso programmate dal medesimo Rossi. Tutto questo è cosa ben diversa dal diritto di parola ed espressione, riguarda piuttosto un suo uso distorto. Vien da se che se le baruffe sono sempre dedicate ai medesimi temi, i quali conicidono con quei pochi artisti che possono rapportarsi, nonostante la mancanza delle istituzioni italiane, ad un panorama più ampio, ad esser squalificato non è tanto l’atteggiamento di Morsiani/Rossi, ma il profilo di Artribune. In altra misura, è come se, a causa delle troppe zuffe che avvengono qui (e solo qui, altri mezzi hanno preso i dovuti provvedimenti) la stortura non sia di chi scrive ma di chi lascia scrivere. E ribadisco che questo non riguarda il diritto d’espressione. Ma di fronte ad una maniera tattica di gestire le polemiche da parte di Rossi a detrazione di gallerie ed artisti, non si può pensare che sia le gallerie, sia gli artisti stessi, vedano in Artribune uno strumento istituzionale, ma piuttosto un luogo di storpiatura al quale non interfacciarsi per il proprio marketing. Insomma l’opera di Rossi,divenuta polemica pianificata, a mio modesto parere, intacca la linea editoriale.

    • Questo commento è molto significativo. E ripeto che io non c’entro nulla con Enrico Morsiani che ha semplicemente collaborato con me, insieme a tanti altri.

      Io non procedo secondo programmi e contro artisti. Anzi forse sono l’unico in Italia che ama gli artisti che si formano in italia. Considero gli artisti le prime vittime di un sistema inefficace e privo di critica militante e privo di pubblico.

      In 5 anni non ho mai offeso nessuno, forse ironizzato su dinamiche molto significative (IKEA evoluta, giovani indiana Jones, nonni genitori Foundation).

      Io argomento sempre e ricevo solo risposte come questa che parlano di me e non della notizia; che diffamano persone che non c’entrano; che vorrebbero la censura, ecc ecc

      Il modo migliore per censurarmi è rispondermi sul merito! Cercare di contro argomentare, non credo di avere la verità in tasca.

    • Marco Enrico Giacomelli

      Ciao Scalfaro,
      esageruma nen, come si dice dalle mie parti. Il commentario di Repubblica, per citare un solo esempio, è pietoso. Ma non ho ancora sentito nessuno dire “non leggo la Repubblica perché i commenti sono pietosi”. E il nostro commentario – al lordo di Luca Rossi e altri pochi soggetti compulsivi – permettimi di dire che è molto meglio di quello di Repubblica.
      Buona lettura (non dei commenti!)

      • Scalfaro scalfari

        Io ho suggerito un punto di vista, se buono o cattivo, questo non lo so. Tuttavia prendendo l’esempio di Flash Art, un tempo testata di punta (nella critica e non nel giornalismo) che andava benissimo, io individuo il declino non tanto con la perdita dei collaboratori, ma piuttosto quando le lettere (artate anch’esse) al direttore sono divenute qualcosa che andava ben al di la di quella ch’era la “mission” della testata. Insomma FA è andato male per questioni di ingestibile antipatia personale verso il direttore da parte dei potenziali “clienti”. Il commentario di Repubblica (o del Corriere) non credo rivesta il medesimo ruolo che possiede il commentario di Artribune nel sistema dell’arte. Per queste ragioni io ritengo Luca Rossi “de facto” un agente alterante la linea editoriale, con ovvie ricadute (positive? negative?) sull’aspetto aziendale. Mi sono permesso una riflessione. Spero anche per voi possa essere materia di riflessione, grazie per l’attenzione.

        • Marco Enrico Giacomelli

          Senz’altro è una riflessione interessante, questo non le metto in dubbio, e ti ringrazio per ciò.

        • @Scalfaro, se prestasse maggiore attenzione ai contenuti, cercando un dialogo sereno, forse potrebbe anche ridimensionare il mio punto di vista. Il suo punto di vista chiede la censura. La sua richiesta è semplicemente vergognosa.

      • angelov

        Soggetto compulsivo a me? Ma ohibò, guarda cosa mi tocca sentire…

        • Helga Marsala

          ma no, che c’entri tu?

          • angelov

            La mia era un po’ una battuta; comunque grazie, Lei è una persona molto sensibile

          • Helga Marsala

            :)

      • Helga Marsala

        tu sempre a sputare nel piatto dove mangi vero? se ti fa così schifo non venire a bussare piagnucolando perchè vuoi ospitalità.

        • Helga, ho scritto più volte che Artribune è uno strumento molto utile. E se credi in una cosa devi avere anche il coraggio di criticarla. A volte, non sempre, le recensioni sono comunicati stampa diluiti; ma non mi stupiscono, anzi, la critica non paga. E non tento certo di farla io dai commenti. In ogni caso su 10 commenti che faccio solo uno o mezzo, ricevono una risposta argomentata, che non siano offese gratuite e cori da stadio.

          Io mi auguro solo di ricevere lo stesso trattamento che riservate a tutti.

          • Helga Marsala

            Tu critichi tutto e tutti, critichi e basta. E quasi sempre con argomenti poco interessanti e ripetitivi, sempre gli stessi da anni, oltre che con una pedanteria costante. Criticare è un’arte difficile e raffinatissima, che richiede acume, misura e stile. E una cosa posso dirtela: non è il tuo forte. Fidati.

          • Non critico e basta, e non voglio certo fare il critico d’arte. Ma cerco sempre di argomentare e fornire alternative. E non è vero che critico tutti. Certo, ci sono ruoli in crisi. Spesso sono state perse ragioni e motivazioni. Il brulicare di opere e progetti tenta di mascherare un vuoto. Ma gestisco un blog nei ritagli di tempo, da 5 anni gratuitamente. Altri sarebbero pagati per fare le cose per bene. Ma sono ottimista.

          • Non è vero che dico sempre le stesse cose, se rileggi gli articoli usciti su flash art. E quando le dico vuol dire che vedo sempre le stesse cose.

          • Scalfaro scalfari

            Buongiorno Helga, pensi che tutto questo protratto per anni non abbia alcuna ricaduta (buona?cattiva? io il mio giudizio l’ho espresso, personale s’intende…) sulle finalità editoriali della testata? Concludo qui, grazie sempre per l’impegno a tutti. Saluti.