Una nuova galleria a Milano: Giuseppe Lezzi apre con la collezione Consolandi M77. In via Mecenate, di fianco al nuovo polo Pinault

La logistica, a Milano, è ormai variabile accessoria. Lo dimostra la atavica difficoltà di decollo di Zona Ventura, pure a ridosso dal centro e ottimamente servita dai mezzi pubblici; lo conferma invece il successo crescente dell’Hangar Bicocca, che ha vinto il proprio isolamento con la forza della programmazione, ben prima dell’estensione della rete della metropolitana […]

Milano, inaugura M77 - foto Michela Deponti

La logistica, a Milano, è ormai variabile accessoria. Lo dimostra la atavica difficoltà di decollo di Zona Ventura, pure a ridosso dal centro e ottimamente servita dai mezzi pubblici; lo conferma invece il successo crescente dell’Hangar Bicocca, che ha vinto il proprio isolamento con la forza della programmazione, ben prima dell’estensione della rete della metropolitana fino alle lande disperate della Bicocca. Guai dunque storcere il naso per la location di M77, ultima arrivata nel panorama delle gallerie d’arte meneghine, che apre al civico 77 di via Mecenate. Zona profondamente periferica, molto più vicina alla tangenziale est e a Linate di quanto non lo sia dal centro storico; mille metri quadri su due piani, grandi ambienti frutto del recupero della più classica archeologia industriale. A guidare l’operazione Giuseppe Lezzi, mercante da sempre legato alla figurazione (lavora con i vari Velasco Vitali, Aron Demetez, Giuseppe Bergomi) e tra le anime, insieme ad Alessandro Riva, di Italian Factory. Si apre con un instant show di opere dalla collezione Consolandi, evento benaugurale dedicato ad una delle figure storiche del collezionismo italiano; Prima mostra in programma, a fine maggio, per Luca Pignatelli; nome che conferma il tiro di una programmazione che dichiara di ambire all’estero, guardando alla scena newyorchese, ma tuttavia rinnegare un percorso che negli ultimi anni è stato organico ed omogeneo.
Su tutto la curiosità per una scelta geografica che può sembrare come un azzardo, ma che rischia di essere investimento di straordinaria lungimiranza. I cantieri che si scorgono dalle ampie vetrate di M77 sono quelli che coinvolgono l’ex fabbrica Caproni, gioiello dell’eroica industria aeronautica nostrana da tempo dismessa, con i 30mila metri quadri dell’area acquisiti da un certo François Pinault. Sorgerà qui il centro direzionale di alcuni dei marchi di proprietà del signore del lusso – sicuramente Gucci, Balenciaga e Stella McCartney, forse anche Alexander McQueen; qui avremo uffici ma anche atelier e spazi per sfilate, qui il passaggio frequente di un mondo che guarda con una certa sintonia all’arte contemporanea e qui – si spera in tempo utile per Expo – il primo ramo della linea 4 della metro, dall’aeroporto a San Babila. E se dovesse concretizzarsi il progetto di ingresso di Etihad in Alitalia, con potenziamento di Linate come hub per le rotte più appetite dalla clientela business (in programma la linea diretta Milano – Shanghai) la scelta di aver piazzato in tempi non sospetti la propri bandierina in una zona improvvisamente divenuta strategica potrebbe fare la differenza.

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Sono piccoli segnali ma fanno sperare che con l’Expo Milano diventi una delle capitali culturali ed economiche, lasciandosi alle spalle la leggerezza impalpabile dei bui anni ottanta, quando si beveva per dimenticare …