Immaginate che l’Abruzzo fu un secolo fa l’“Arcadia” dei pittori danesi? A Roma una mostra al Museo Andersen ripercorre il curioso Grand Tour creativo, ecco le immagini

“Quegli artisti avevano trovato nell’Abruzzo dell’epoca la tanto ricercata Arcadia: e lì si era costituita una colonia di pittori nordici uniti dalla volontà di uscire dalle regole dell’accademia”. Quegli artisti – per quanto bizzarro possa apparire – erano artisti danesi: e la loro massiccia presenza – non solo fisica – in Italia è testimoniata dall’Esposizione […]

Quegli artisti avevano trovato nell’Abruzzo dell’epoca la tanto ricercata Arcadia: e lì si era costituita una colonia di pittori nordici uniti dalla volontà di uscire dalle regole dell’accademia”. Quegli artisti – per quanto bizzarro possa apparire – erano artisti danesi: e la loro massiccia presenza – non solo fisica – in Italia è testimoniata dall’Esposizione Internazionale del 1911, quando nei padiglioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma a Valle Giulia la Danimarca fu presente con circa sessanta creativi e oltre duecento opere. Ora quella presenza, localizzata in special modo proprio in Abruzzo, viene rievocata dalla mostra Impressionisti Danesi in Abruzzo, appena inaugurata al Museo Hendrik Cristian Andersen di Roma, curata da Marco Nocca – è sua la citazione qui sopra – insieme con James Schwarten e Manfredo Ferrante.
Un’iniziativa capace di richiamare l’attenzione sul filo che unisce il nord al sud d’Europa, il locale al globale: una mostra che richiama finalmente l’attenzione sul movimento dei pittori nordici della seconda metà dell’Ottocento, che capeggiati da Kristian Zahrtmann, aveva trovato nella bellezza del paesaggio e nei colori di Civita d’Antino l’occasione per l’analoga rivoluzione anti-accademica dell’ “impressione” che anni prima i Monet e i Renoir avevano sperimentato con la pittura “en plein air” nei pressi di Fontainebleau. Come la scuola di Barbizon, anche in Abruzzo è in realtà una tecnica realista quella che caratterizza queste opere, tra le poche apprezzate alla prima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia del 1895 da Gabriele d’Annunzio per la “sincerità della pittura”.
Il flusso di pittori scandinavi verso le località della Val Roveto proseguì ininterrotto dall’arrivo del caposcuola Zahrtmann, nel 1883, fino al 1915, quando il terremoto della Marsica segnò l’inizio della fine di questo legame tra la cultura scandinava e la terra abruzzese, che assumeva così dei contorni ben definiti all’interno della moda del Grand Tour. La mostra – al cui allestimento forse si può rilevare come unica pecca quella di un’illuminazione insufficiente delle opere – ben si integra all’interno degli spazi espositivi del museo, già dimora dell’artista norvegese Hendrik Christian Andersen: tra i vari artisti ricordiamo, per il numero di opere presenti, i nomi di Knud Sinding, Peter Tom-Petersen, Clement Gad Frederik, Carl Moeller-Budtz, oltre quello di Peder Henrik Kristian Zahrtmann. Ne vediamo alcune opere nella fotogallery…

– Andrea Carteny

Fino al 2 giugno 2014
Museo Hendrik ChristianAndersen
Via Pasquale Stanislao Mancini 20 – Roma
www.museoandersen.beniculturali.it

 

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Andrea Carteny
Professore di Storia dell’Eurasia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza Università di Roma, è ricercatore universitario di Storia dell'Europa Orientale, abilitato come Professore associato in Storia Moderna. Ha insegnato Storia e Cultura delle minoranze nazionali in Europa presso la Facoltà di Scienze Politiche dello stesso ateneo e ha ricoperto il ruolo di Responsabile di Unità locale di ricerca presso l’Università di Teramo – dedicata alla cultura del “modernismo” e della “Belle époque” nell’Europa orientale e mediterranea – per il Progetto di Rilevante Interesse Nazionale (Prin) “Imperi e Nazioni”. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia d’Europa ed è Segretario del Comitato di Roma per la Storia del Risorgimento Italiano. È ricercatore e visiting professor in atenei stranieri (Ungheria, Romania, Montenegro).