Le “Terre” di Nanni Valentini al Museo Diocesano di Milano: fotogallery in anteprima per la mostra curata da Flaminio Gualdoni, che a quasi trent’anni dalla morte ricorda un grande della scultura del secondo Novecento

Sessant’anni fa la prima mostra, una collettiva di pittura a San Marino. Trent’anni fa quella forse più importante: retrospettiva di metà carriera al PAC, con la presentazione di alcune tra le opere che avrebbero segnato in modo marcato il suo catalogo. Oggi il ricordo, con il focus accolto nelle sale che il Museo Diocesano dedica […]

Nanni Valentini in mostra al Museo Diocesano di Milano

Sessant’anni fa la prima mostra, una collettiva di pittura a San Marino. Trent’anni fa quella forse più importante: retrospettiva di metà carriera al PAC, con la presentazione di alcune tra le opere che avrebbero segnato in modo marcato il suo catalogo. Oggi il ricordo, con il focus accolto nelle sale che il Museo Diocesano dedica al contemporaneo: prime suggestioni nella fotogallery che anticipa l’opening di Terre, indagine che Milano dedica a Nanni Valentini, con un percorso – quello dettato dalla curatela di Flaminio Gualdoni – che guarda all’ultimo febbrile decennio di attività di un artista scomparso, improvvisamente, a soli 53 anni.
Un allestimento di austerità monacale, sottolineato dai tagli di luce che contribuiscono a tornire le magniloquenti sculture delle prime sale e inquadrano con empatico trasporto la serie de I segni della terra; un filo narrativo che indugia con attenta precisione sull’attività di ceramista fuori dal coro di Valentini, cresciuto seguendo il modello di Lucio Fontana e Arturo Martini, capace di liberare nella forma una sintesi concettuale che guarda alla memoria dell’antico, alla cruda sensualità di una materia arcaica. Rilevando nella magia di pattern tattili e sublimi porosità un filo rosso che lega il passato al futuro.
Ad accompagnare le sculture, episodio forse meno indagato ma tutt’altro che marginale nell’opera di Valentini, sono le tele della metà degli Anni Settanta: le Trasparenze giocate con potenti campiture sulla juta e le antiche geometrie tracciate con vigore sulla carta.

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.