“Cinque anni per riconsegnare L’Aquila al resto del mondo”. È nell’Abruzzo terremotato la prima visita del neoministro Dario Franceschini. Ma i tempi lunghi non rassicurano nessuno…

“So che all’Aquila c’è stato impegno da parte dello Stato, ma anche tanti ritardi e promesse non sempre rispettate. So anche che non si può ricostruire questo centro storico così meraviglioso solo con l’impegno delle risorse locali o con regole di ordinanza”. Queste le dichiarazioni rilasciate ad agenzie e quotidiani locali dal neoministro per i […]

Il ministro Franceschini a L'Aquila (foto aquilatv.it)

So che all’Aquila c’è stato impegno da parte dello Stato, ma anche tanti ritardi e promesse non sempre rispettate. So anche che non si può ricostruire questo centro storico così meraviglioso solo con l’impegno delle risorse locali o con regole di ordinanza”. Queste le dichiarazioni rilasciate ad agenzie e quotidiani locali dal neoministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini, nel corso della visita – la sua prima, dopo l’incarico – alle aree terremotate dell’Abruzzo. Dichiarazioni che tuttavia un po’ si scontrano con le previsioni formulate subito dopo: “La nostra sfida ora è quella per un progetto di ‘L’Aquila viva’, per consegnarla in cinque anni al resto del mondo, con gente felice e con una potenzialità turistica enorme“.
Cinque anni: tempi non propriamente corti, per chi ha appena sottolineato ritardi e promesse non rispettate da parte dei predecessori. Franceschini ha fatto un lungo giro per il centro storico, accompagnato dal sindaco Massimo Cialente, nel corso del quale si è intrattenuto a parlare con alcuni cittadini. “Sono degli eroi”, ha detto riferendosi ai commercianti che hanno riaperto la loro attività nonostante i gravi disagi. “Sono eroici questi che riaprono senza abitanti e che vivono così faticosamente. Quindi serve un progetto nazionale che aiuti le attività che fanno rivivere il centro, non servono solo i monumenti, ma misure straordinarie. Evitare ordinamenti lenti e ingorghi istituzionali”. Belle parole, ma impegni concreti per ora pare non ce ne siano…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.