Fiducia a Enrico Letta. Anche il capo del governo parla di cultura nel discorso per la fiducia alla Camera: ma di impegni concreti non c’è traccia. Ad eccezione della “Capitale italiana della cultura”

“Non dobbiamo rinunciare ad usare i nostri talenti e, in particolare, le tre risorse più importanti: il nostro capitale umano, innanzitutto, cioè le persone, puntando sull’istruzione dei giovani e sulla ricerca”. Dopo il neosegretario del PD Renzi, anche il premier Enrico Letta dedica diversi passaggi a temi culturali, nel discorso tenuto questa mattina alla Camera prima del […]

Enrico Letta

Non dobbiamo rinunciare ad usare i nostri talenti e, in particolare, le tre risorse più importanti: il nostro capitale umano, innanzitutto, cioè le persone, puntando sull’istruzione dei giovani e sulla ricerca”. Dopo il neosegretario del PD Renzi, anche il premier Enrico Letta dedica diversi passaggi a temi culturali, nel discorso tenuto questa mattina alla Camera prima del voto di fiducia. Certo, per il capo del governo il momento non è forse il più propizio per parlare di “talenti” e di “giovani”: proprio mentre fervono le polemiche per i cinquecento contratti di un anno riservati dal Ministero dei Beni Culturali ad under 35 alla cifra di 5mila euro lordi, senza garanzie per il dopo.
Eppure è da apprezzare che questi temi almeno guadagnino sempre più spesso gli onori dell’agenda politica: come l’attenzione “alla bellezza e alla cultura, puntando sul turismo, sull’ambiente, sulla grande occasione dell’expo, sulla vitalità e la creatività”, assicurata ancora dal primo ministro nel suo intervento.
Cosa colpisce? A dispetto dell’immediatezza quasi brutale di Renzi (“Soprintendenze ottocentesche, da riformare radicalmente”), colpisce – almeno noi – l’inguaribile vaghezza dei propositi di Letta: ripromesse generiche, impegni assolutamente di principio, assenza quasi totale di progetti concreti e tangibili, e soprattutto di una chimera come quella delle tempistiche. Nessun impegno a scadenza, che poi occorra rispettare.
La bellezza come grande risorsa economica”, prosegue il premier. “Proseguiremo nell’azione avviata, confermando l’impegno a investire sulla cultura [sic]. A gennaio, arriverà in Consiglio dei Ministri il decreto per rilanciare il turismo”. Unico progetto concreto? “Sarà lanciato il bando per il progetto annuale ‘Capitale italiana della cultura’ e il 27 maggio, l’anniversario della drammatica strage dei georgofili, culminerà con la designazione della prima capitale italiana della cultura per l’anno 2015”. Come avevamo anticipato qualche tempo fa. Un po’ poco? A voi i commenti…

CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • mettere la parola cultura nei discorsi fa figo, ma cosa sia la cultura nessuno lo ha chiaro. Vorreste più denaro o più cultura?

    Per rispondere bisognerebbe definire “cultura”.

    • Angelov

      Se la folla sceglie sempre Barabba, in questo caso sceglierà denaro e non cultura, onde per cui i politici, che sono gli eletti dalla folla, si dovranno adeguare alla volontà dei loro elettori.
      Questo è il circolo vizioso; e per uscirne bisogna solo evitare appunto le contrapposizioni tipo denaro-cultura etc, cioè di strutturare un problema in modo tale, che alla sua base sembra che ci sia una contrapposizione, che invece non esiste, poiché è solo in virtù della cultura, che la stessa politica è in grado di esprimersi e manifestarsi.

  • Castigat ridendo mores

    Ma cosa vi aspettavate?